Umberto Simonetta.
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Lo Sbarbato.
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1961. Parenti Editore, Firenze.
Collezione Solaria.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Notizie sull'autore.
Umberto Simonetta (Milano, 4 aprile 1926  Milano, 25 agosto 1998)  stato un drammaturgo, paroliere, umorista, scrittore e giornalista italiano. 
Era nato a Milano ma era cresciuto in Svizzera, dove il padre, esule antifascista, faceva il rappresentante di commercio. 
Negli anni cinquanta Simonetta scrive in coppia con Guglielmo Zucconi i copioni di varie riviste: Casanova in casa Nava (1954, con le sorelle Pinuccia, Diana e Lisetta Nava), Il resto mancia (1955, con Gino Bramieri, Lisetta Nava ed Elio Crovetto), Io, l'ipotenusa (1958, con Tino Scotti). Nel 1961, questa volta da solo, scrive Piazza pulita, che verr rappresentata al Teatro Nuovo con protagonista Lucio Flauto. 
Negli anni sessanta scrive alcuni romanzi: Lo sbarbato, Tirar mattina, Il giovane normale (da quest'ultimo sar tratto, nel 1969, l'omonimo film di Dino Risi con Lino Capolicchio e Janet Agren). In questi libri Simonetta descrive con ironia, anche feroce, aspetti della sua Milano che conosceva bene. 
In quegli anni Simonetta diviene noto soprattutto per le collaborazioni prima con I due corsari, con Una fetta di limone, e poi con il solo Giorgio Gaber, per il quale scrive testi di canzoni storiche come Trani a gog, La ballata del Cerutti, Barbera e champagne e Il Riccardo. Come i libri, anche le canzoni si ispirano al sottofondo di balordi nelle periferie milanesi, tanto amate da Simonetta. Scrive anche le commedie Arriva la rivoluzione e non ho niente da mettermi e Mi riunisco in assemblea, prendendo in giro il Sessantotto. 
Negli anni novanta  critico sulle pagine de Il Giornale. 
Era sposato con l'attrice Livia Cerini.  il padre adottivo dell'attore e doppiatore Luca Sandri. Muore di cancro nel 1998. 
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1.

Mio padre mont in bestia non tanto per il mio labbro che se anche avevo perso un po' di sangue si vedeva che era una cosa da niente, una stupidata, e nemmeno perch avevo scassato l'orologio, quello svizzero d'oro, che m'aveva regalato con molta scena per la licenza ginnasiale qualche mese fa: ma perch, diceva, gli avevo raccontato una balla. Lui quella storia che avevo sbattuto contro la porta del cinema perch mentre io entravo c'era gente che veniva fuori: no, non la beveva. E se c'era una cosa che gli dava fastidio  che io lo prendessi per scemo: perch lo prendevo proprio per scemo se pensavo che lui potesse credere alle mie baggianate. Era molto meglio che gli dicessi com'erano andate le cose, tanto lui se l'immaginava che avevo fatto a pugni con quel mio compagno, come si chiamava? il Moretti.
Gli risposi che aveva ragione, era andata proprio cos: avevo litigato col Moretti per una discussione su Angelillo e Nicol. Non era vero naturalmente neanche quello, ma non potevo raccontargli tutta la rava e la fava, perch sarebbe saltato fuori il Mangia e non volevo.
Lui per fortuna il Mangia non lo conosce, anche perch non  uno di quei ragazzi che si possono portare in casa e presentare cos come se niente fosse facendolo passare per un compagno di scuola: e non perch  conciato nel vestire, che anzi lui ci tiene moltissimo, o perch non riesce a parlare un italiano quasi uguale al nostro, ma per la semplice ragione che avrebbe cercato di fregare subito una qualche roba, magari anche inutile. Non  che sia cleptomane: lui stesso ci tiene a dichiarare che fa il ladro di mestiere:
- Uei Mangia! che lavoro fai?
- El gratta... - risponde regolarmente.
Mi vien da ridere, del resto, se penso a cosa sarebbe successo a casa mia il giorno in cui fossi arrivato accompagnato dal Mangia. Per prima cosa tentando di fare un complimento a mia madre lui avrebbe detto: "Oehil! ci hai ancora una bella vecchia!" e mia madre si sarebbe automaticamente messa a piangere o a inveire che sono le due cose che le riescono meglio.
E in questo bisogna dire che le nostre due madri, la mia e quella del Mangia, sono proprio completamente diverse perch quando sente che suo figlio la chiama "la mia vecchia" alla madre del Mangia sale la commozione in gola e le vengono i lucciconi agli occhi, ma per la gioia. Adesso da qualche tempo sta di casa al Due, in via Filangieri al due, che  la via dove qui a Milano hanno costruito le prigioni e sembra che ogni volta che il figlio va a farle visita lei s'intenerisce, qualsiasi cosa lui le racconti e solo una volta si dice che s' incazzata: quando quello s' dimenticato di portarle i wafers al cioccolato, che ne va matta. Nonostante le apparenze  una donna molto simpatica e al Due c' finita per caso e neanche per reati poi tanto gravi: procurato aborto o roba del genere, per quanto il Mangia continua a giurare che c' andata per fatti di politica.
Ora tutte queste cose io a mio padre non gliele posso dire: non che i miei siano snob e anzi lui, mio padre,  tutto l'opposto di quei tipi che scendono con falsa disinvoltura da un'Alfa e ci mettono un'ora buona per vuotare un bicchiere d'aperitivo al banco di un bar importante. Ma il fatto di essere ingegnere in una grossa ditta gli ha messo addosso un sacco di complessi: relazioni, societ, conoscenze, eccetera, e io so benissimo che lui i miei amici, quelli che mi son scelto io, non li pu capire e figuriamoci se me li lascerebbe frequentare, anche perch non ci ha una mentalit un po' elastica altrimenti gliene avrei anche parlato io stesso.
Intendiamoci: non  che io frequenti gente equivoca, son tutti bravi ragazzi belli come il sole, magari in mezzo ci potr anche essere qualche pregiudicato, pu darsi benissimo, ma quelli se vogliamo si possono trovare dappertutto. Anche i posti, i posti dove vado qualche volta, non si pu dire che siano postacci: il Mangia per esempio l'ho conosciuto in un bar di via Torino, una mattina che ho bigiato a scuola: ed entro appunto in questo bar dove c' una saletta con il biliardo e mi metto a guardare dei giovanotti che stanno giocando e m' sembrato anche con una certa abilit.
Siccome poi mentre sono l sento che un tizio piuttosto grasso e tarchiato con i capelli tagliati a spazzola viene chiamato "il Mangia" m'incuriosisco e chiedo a un tipo che sta accanto al biliardo e d fastidio ai giocatori: "Perch lo chiamano Mangia?" e quello mi risponde: "Perch mangia". Dato che la cosa mi sembra coerente e il tipo poco loquace non insisto.
Ma  lo stesso Mangia che appena finito di vincere la sua partita d un'occhiata in giro e si rivolge a me: "Uei sbarbato! te la senti di giocarcela?"
Capisco che la sua  un po' una domanda da presa per il culo ma nonostante quello e nonostante anche che gli altri giovanotti mi stanno guardando con la stessa curiosit sorridente con la quale noialtri a scuola filiamo le ragazze quando vanno al gabinetto rispondo "volentieri": ed  un volentieri che mi rimane un po' in mezzo alla gola, se ne accorgono tutti e io non so perch ma mi sento a disagio, e anche se volto le spalle allo specchio sarei pronto a giurare che devo essere diventato rosso. Mi levo il palt che forse  veramente troppo elegante, eppure mia madre me l'aveva detto: "Per andare a scuola la mattina potresti mettere il palt dell'anno scorso'', lascio i libri su un tavolino e trovo la forza di chiedergli in un tono che vorrebbe essere deciso perch mi ha chiamato sbarbato. Lui si mette a ridere e siccome tutti gli altri gli van dietro fingo anch'io di trovare che  una cosa spiritosa e cos incominciamo a giocare. Vinco naturalmente la prima partita e quando il Mangia, tutto pieno di sottintesi, commenta: "Oehil! si difende lo sbarbato!" e gli altri si mettono subito a ghignare, riesco a trattenermi dal dirgli chiaro e netto che ho capito che perder la seconda e che mi far perdere anche la bella. Come avviene infatti, regolare, dopodich lui mi chiede se per caso non conosco qualche altro giochino, come la concia o le tre monete o qualsiasi altra cosa io volessi giocare. Preferisco dir di no, subisco, e lui s'intasca le settecentocinquanta lire di posta e mi si appiccica dietro e cos usciamo dal bar e facciamo un pezzo di strada assieme: ecco com' nata la mia amicizia col Mangia, tutto qua.

 proprio perch siamo diversi che io piaccio al Mangia e lui piace a me: lui, l'ho capita,  orgoglioso di farsi vedere in giro con un tipo vestito pi che decentemente, al quale un po' di grana in tasca avanza sempre, che ha una famiglia regolare e parla l'italiano senza che si capisca subito da che parte d'Italia arriva. Ci tiene ad avere per amico uno che ha il padre che va in macchina e la madre che gli raccomanda di non saltare la merenda.
E sarebbe stupido negare che io non senta una specie di fascino o chiamatelo come volete per questo giovanotto grasso ma tarchiato con i capelli tagliati a spazzola, che rutta con un'abilit bestiale, a comando, quando vuole, come se ci avesse un pulsante sull'ombelico: basta che lo schiacci che vien fuori uno di quei rumori! incredibile. Se poi gli dico che non sta bene, perch andiamo! il ruttare non sta bene, lui spalanca gli occhi e si stupisce: "Perch, cos', ti d fastidio?"  inutile che gli spieghi che potrebbe anche darmi fastidio, e poi mi fa rabbia perch io non lo so fare: ci ho anche provato, da solo, ma a me vien da ruttare unicamente quando ho bisogno, e mai cos forte: sar una questione di stomaco o d'allenamento.
Per ho notato che lui mi ammira molto per il fatto che abito in centro, in corso Italia a due passi dal Duomo, una zona fantastica per un tipo come lui che sta alla Baia, alla penultima fermata del capolinea del tram numero tre, di fronte a una chiesa rossa dove credo sia entrato una sola volta: il giorno che l'hanno battezzato. Io sono stato battezzato in San Babila, il meglio in fatto di parrocchie eleganti, e mia madre ricorda sempre che quel giorno la chiesa pareva una serra.
Lui, poi, ha diciottanni, due pi di me, e conosce le puttane: stasera appunto che mio padre m'ha lasciato uscire per andare al cinema col Moretti, me ne ha presentata una, una certa Trieste, ma  stata una conoscenza cos, veloce, senza niente di concreto, perch la Trieste che lavora vicino a un ponte nei paraggi di via Montegani ci aveva piuttosto da fare e siccome il Mangia ha un principio: quello che le donne non bisogna mai pagarle, cos ci ha mandato a dar via eccetera eccetera. E ci saremmo andati subito, tanto pi che il Mangia ha anche quella risorsa l, se non fosse piovuto l un tizio su una moto con lo scappamento aperto. Come lo vede il Mangia mi branca per una manica e mi fa: "Adesso c' da ridere".
Il tizio sceso dalla moto comincia a girare attorno alla Trieste per darle fastidio, prima cos alla lontana, chiedendole se non ci avesse paura a star fuori a quell'ora l, alla sua et, che bisognava che stesse attenta che c'era dell'umidit in giro e se poi si beccava una malattia? non era meglio che si ritirasse su in casa? lui lo diceva per lei. Ma la Trieste lo lascia parlare e fa finta che quello non sia nemmeno presente; poi sorride a noi e come se facesse un discorso che non c'entra per niente ci dice che  davvero un peccato che tutti i matti non sono al manicomio e che lei  stupida una volta ma due no di sicuro.  qui, su quest'ultima frase, che il tizio incomincia a scaldarsi e a voce piuttosto altina le grida che va a finire che lui le rompe tutto quello che non ci ha ancora di rotto e che le concia la faccia in una maniera tale che dopo non la riconosce pi neanche quel bastardo di suo figlio. La Trieste si decide a rispondergli e gli domanda se si pu sapere che cosa vuole: "Ma chi ti conosce a te? chi lo conosce quello l? - dice poi - di, di scarligare... l' intil che te vegnet chi a f el preputent!"
"Chi l' el preputent, chi?!" chiede il tizio e d'improvviso piglia il braccio della Trieste e comincia a girarlo, un po' come fanno le lavandaie con la biancheria del bucato, mentre lei spaventata poverina si mette a urlare e chiede aiuto alla Madonna e alla pula. Ma l cos in quel momento non c' nessuno dei due e al Mangia viene l'idea di sostituirli e si mette in mezzo e dice al tizio di mollare, di mollare la presa. Ma quello risponde che quelli son cavoli suoi: "E ti f minga tant el ganassa che io so quello che faccio, lo so, va bene?"
 qui che il Mangia deciso senza riflettere gli d un urtone e quello molla la Trieste e pak! gli lascia andare una sberla, e da qui cominciano tutti e due, un colpo uno un colpo l'altro.
Intanto anche se la zona non  di quelle molto frequentate a quell'ora l, s' fermata della gente e sento che stan chiedendo: che cos' successo? perch? E poi uno dice che  ora di piantarla che l tutte le sere succede qualcosa, ma la maggioranza se ne frega e sta l a guardare per vedere come va a finire.
La Trieste che ha smesso di urlare ma che ci ha gli occhi pieni di paura mi vien vicino e mi fa:
"E tu di! non star l cos, chiama il tuo amico! dividili!" Gi, mi metto a dividerli io! io che non vorrei neanche esser l in quel momento, che ci ho pi paura di lei. Ma questo non glielo dico, le dico solo: "Li divida lei cosa c'entro io?" e quella chiss cosa le gira mi d un urtone che a momenti volo per terra. "Puttana!" grido, ma giuro pi come un'esclamazione che non per offendere lei. "Puttana a me?!" fa e tenta di darmi una sberla che io tento di non farmi dare e proprio in quel momento il tizio che si sta rotolando per terra col Mangia si mette a gridare: "Quel vigliacco di sbarbato del tuo amico picchia le donne!" e molla il Mangia, si rialza in un secondo e mi fa partire un cazzotto che non faccio neanche in tempo a schivare e che mi arriva in piena bocca; nello stesso momento non capisco come mai mi si smolla il cinturino e mi cade a terra l'orologio. C' di buono che a quel punto qualcuno caccia la balla che sta arrivando la pula: la Trieste piglia su e fa una gran fuga mentre il Mangia, io e il tizio come vecchi amici ci muoviamo veloci verso un barettino da quelle parti. Io ho ancora il respiro pesante e avrei una gran voglia di essere gi a casa mia, l'orologio intanto sento che non va pi e il labbro mi si sta gonfiando e vedo che c' anche un po' di sangue, mica tanto ma per fa sempre impressione.
Il tizio potrebbe essere di un paio d'anni pi vecchio del Mangia,  anche pi alto e si d l'aria di saperne di pi. Nessuno dei due mi sembra scosso per quello che  successo, anzi sono calmissimi come se fosse roba da tutti i giorni, non so come fanno a controllarsi in quel modo. "Siamo stati proprio dei bei loffi a fare a cazzotti per una mina cos!" fa il tizio e si mette a ridere e ci guarda come per dire: che cretini... ma siamo complici! Anche il Mangia ride, io non ce n'ho mica tanta voglia perch mi fa male il labbro e son preoccupato per l'orologio. "Fa vedere - mi chiede il Mangia alzandomi la faccia e mettendomi un dito agli angoli della bocca - no, non  niente, un po' d'acqua fresca. E il tuo tic di polenta?" Eh, il mio tic di polenta come lo chiama lui deve avere il bilanciere spaccato in due. Il tizio si presenta: dice che lui si chiama Cavi e che conosce il Mangia di vista. Il Mangia risponde che anche per lui non  una faccia nuova e che comunque lui si chiama Mangia e che a me mi chiama Sbarbato: "Non sapevo - continua che tu ci avevi quella l."
- Anche quella l - precisa il Cavi calcando molto sull'anche - adesso ce n'ho gi una a Porta Genova: con lei marcio tranquillo a tre chili al giorno.
- E la Trieste lo sa? - chiede il Mangia.
- Aaaah non lo so, non m'interessa. La Trieste non  un tipo di donna che va bene per me. Perch non  mica fedele, eh? no, no, adesso s' messa a fare della beneficenza: fa l'amore con gli sbarbati, cos, senza farsi pagare, solo perch ci prova gusto...
-  un po' grave la cosa - fa il Mangia.
- S, ma la mollo, figurati... ce ne ho cos, in giro! Anzi se vuoi, se t'interessa, se vieni gi domani verso le cinque al "Colorado", l dove ci stanno i biliardini... te st in dua l', no? te ne presenti vna che  in cerca... quello che ci aveva prima l'ha piantata per un giro pi largo.
- Com'?
- Ba', insomma.  una ragazza seria.
- Ma sgrana?
- Eh, insomma. Sapendoci fare il tuo deca alla settimana lo becchi comodo.
- E... - dico - non ce ne avanzerebbe una anche per me?
Si mettono a sghignazzare tutti e due. Il Cavi sostiene che son troppo giovane.
- Bench - fa poi, dopo averci pensato su un momento - bench ci sarebbe una tipa che tu le andresti bene. Momento, intendiamoci: una donna a posto, sposata, che non batte, ma ci ha il debole per i pivelli: poi tu sei anche biondo, saresti anche il suo tipo, lei li preferisce biondi. Per va' che l... niente grano, al massimo un regalino ogni tanto.
- Oh per me van bene anche i regalini... basta che non sia molto al disopra dei quaranta...
- No, no, per questo no,  fior di mina, non so, credo che adesso avr ventinove trentanni. Le vanno gli sbarbati. Io ci sono stato una volta anch'io, tre anni fa. Il marito lavora all'azienda tranviaria: lui sa della moglie ma se ne frega.
- Fa bene! - sentenzia il Mangia.
Mentre siamo l cos nel barettino a parlare vien dentro la Trieste, io penso che se adesso si ricomincia  un bel guaio perch per me  arrivata l'ora di tornare a casa, che i cinema al massimo a mezzanotte emmezza han finito e mancan cinque a mezzanotte. Ma la Trieste  tutta allegra e paga lei da bere, tirando fuori i soldi da una borsetta nera che prima non avevo notato, una borsa fabbricata con un materiale che dev'essere una via di mezzo tra il cuoio e il cartone.  proprio allegra, sorride con impegno e si guarda in giro bench nel bar non c' rimasto pi nessuno oltre a noialtri e al padrone che sta appoggiato dietro al banco e fuma senza neanche accorgersene. Vicino alla porta c' uno specchio molto largo con appiccicate due reclam e la Trieste prova a guardarsi dentro: si aggiusta un po' i capelli, si accarezza le guance: forse pensa che son troppo rosse, accende una sigaretta e ne passa una anche a noi, poi allarga gli occhi mezzi malinconici e mezzi cattivi: "Siete stati dei bei bamba - fa, un po' civetta - a fare a cazzotti per me." "L'abbiamo gi detto" dice il Cavi, duro.
La comitiva si scioglie. Chiedo al Cavi uno strappo fino a casa dato che ci ha la moto. Mentre m'accompagna lui continua a parlare ma non riesco a capire molto perch l'aria taglia le parole a met. Ma ho idea che si tratti di una storia dolorosa perch quando ferma la moto davanti al portone di casa mia mi chiede cinque gambe in prestito, per m'assicura che ne ha proprio bisogno, domani me le d, gli dispiace di chiedermele perch lui di solito non scherma mai la grana agli amici. Una corsa in taxi mi sarebbe costata meno: con molta gentilezza gli dico che non ce li ho; lui d dentro un paio d'accelerate e riparte, credo convinto.
Prima di salire su in casa arrivo un momento fino all'angolo dove c' il tabaccaio e compro una bustina di mentine perch non voglio che i miei si accorgano dall'alito che ho fumato.

Appena mi vede, mio padre, come ho detto, monta in bestia e mia madre che in principio s'era spaventata quando capisce che non  niente si mette a gridare anche lei: che siamo maneschi, dei ragazzacci ecco che cosa siamo, lei vorrebbe sapere che cosa impariamo a scuola, e intanto incomincia a spalmarmi la bocca con una pomata alla penicillina per scongiurare l'infezione o il tetano o qualcosa del genere molto-grave, e poi m'assicura che me lo posso dimenticare di andarmene al cinema un'altra volta la sera da solo, che lei non mi ci manda pi. Mi chiede che cosa gli ho fatto al Moretti, se s' fatto male, e che quasi quasi lei telefona a sua madre per sapere: per fortuna mio padre dice che non  il caso a mezzanotte emmezza, e che certo son cose da ragazzi di strada, lui si meraviglia altamente, ma insomma per due pugni... non  la morte di nessuno: cos la prossima volta imparo e sto pi attento. "Ad ogni modo - ci tiene a precisarmelo - tu la sera al cinema ci vai con noi o niente. E se ci hai da studiare con qualche compagno fallo pure venire qua a casa... Che vengano loro... che io credo che tu non ci abbia da vergognarti della tua casa, anzi...  chiaro?"
 chiarissimo, non chiaro: non mi lasciano pi uscire la sera da solo. Sempre con loro dietro. Sai che bello! Mi resta il pomeriggio ma quello  stupido e poi devo anche studiare. Cos per me non ho pi niente, neanche la domenica perch mio padre mi porta alla partita. Gi, alla partita,  una bella solfa anche quella l: mio padre s' convinto, chi lo sa il perch, che io sono un tifoso sfegatato dell'Inter. Forse perch lo  lui, ah lui s, ma sfegatato sul serio: e allora s'immagina che lo debba essere anch'io: e mi porta con s alla partita fin da quando ero piccolo, che giochi il Milan o l'Inter non ha importanza, certissimo di farmi un regalo, sicuro che mi diverto. A Sansiro lui si scalda, si alza in piedi. si mette a urlare, qualsiasi cosa che faccia l'arbitro non ce n' mai una che gli vada bene: io ci ho vergogna quando fa cos, meno male che gli altri attorno chi pi chi meno fanno come lui. Poi ogni tanto si volta verso di me, per spiegarmi, per paura che non segua bene perch vuole che non perda niente, o magari per dirmi che finch quelli insistono a tener dentro quel lavativo di Skoglund: "...non vedi che sembra che faccia apposta a sbatter via la palla?! Ma cosa aspettano a cacciarlo via quello l, svedese dell'ostia!" e s'incazza, pesta i piedi, si mette improvvisamente a ridere rassegnato: "Tss! ma perch noi dobbiamo giocare sempre senza portiere? ce n'avevamo uno: Ghezzi. No, l'han dato al Genova... Ah... ah... ah...  roba da matti! non si possono regalare le partite in questo modo!" Vedendolo cos preso non ci ho mai avuto il coraggio di dirgli che non me ne fregava niente: per questo lui pensa che ci tenga anch'io, che ci abbia la sua stessa mania, e insiste a parlarmi di mediani che vanno assolutamente spostati mezzala o d riserve che devono prendere il posto dei titolari, e si accanisce, ma si accanisce in un modo tale quando discute di ste cose che mi fa un po' pena e non me la sento proprio di dargli un dolore e di dirgli che per me il calcio nebbia, e che l'Inter pu anche andare in B, per me, che io vivo benone lo stesso.
Il labbro adesso non mi fa neanche pi male. Mi fa male invece pensare che quelli non mi lasciano pi uscire la sera solo: non per niente ma mi piaceva, quando mi lasciavano, ogni tanto, ero contento. Non so neanch'io il perch, non  per il fatto di trovarsi con gli amici, ma... non so, adesso forse dir una stupidaggine ma trovo che l'ambiente, l'aria della sera ha qualcosa di diverso, di pi eccitante: che gusto c' a uscire il pomeriggio?


2.

Il pomeriggio del giorno dopo ci sarebbe stata una gara di pallacanestro con quelli del "Parini" che tra l'altro c' anche una vecchia ruggine, ma lascio perdere, preferisco andare a cercare il Mangia e raccontargli un po' com' la mia situazione: che mio padre non vuol pi lasciarmi uscire la sera. Se mi pu dare un consiglio me lo d perch ormai penso che sia un amico.
 l, al bar di via Torino che si difende col padrone: pare che sia un po' di tempo che consuma soltanto senza far neanche il gesto di pagare.
Appena mi vede  tutto felice perch immagina che al solito mi ballino in tasca un paio di chili: "Oehil Sbarbato! e allora?" fa, per salutarmi contento. Non voglio affrontare subito quell'argomento l, gli chiedo di quella tipa dei pivelli che ha il marito che se ne frega.
- Chi, quella del Cavi? Figuriamoci. Quello caccia delle gran balle. Lo conosco.
- E l'appuntamento alle cinque al Colorado?
- E chi ci va?
Mi spiega che quelli che abbiamo fatto sono discorsi che si combinano la notte e al mattino vigliacco se uno se li ricorda. Poi vuol sapere se il mio vecchio ha cioccato per via del labbro e del tic di polenta, e quando racconto tutto di come  andata fa un paio di rutti per raccogliere le idee ma ho l'impressione che non capisce che per me la cosa  importante:
- Non ti lasciano uscire la sera? cosa ti frega. O esci lo stesso o stai in casa.
- Esco lo stesso come?
- Uuuuh ci sono tanti modi, dai. Fatti fare le chiavi false. Vieni fuori quando loro sono gi a nanna. Ma poi cosa ti frega di uscire la sera?
Strano che proprio lui me lo chieda. Si mette a ridere, poi:
- Mi ricordo che quando ero una gogna di dieci anni mio padre era ancora in vena di fare il duro: lo faceva solo con me e con la vecchia che poverina cosa doveva fare? subiva e zitta. Mi viene vicino e mi fa: "Tu la sera da solo non esci!" "Va bene" dico. Da allora son sempre uscito.
Chiude con una risata. Non trovo niente da opporgli: inutile star l a spiegargli che non posso fare come lui, non scherziamo. Intuisce: "D'accordo, tuo padre sar diverso, ha il grano, la macchina. Il mio ha sempre avuto solo dei gran debiti: chiodi su chiodi. E almeno fosse uno stupido, ma non lo , ci ha un diploma di perito, ma nella vita si  sempre fatto fregare e quando ha avuto dei soldi se li  mangiati." Alza le spalle e apre le palme delle mani, come per dirmi che era inevitabile che lui avesse un padre cos. Ci mettiamo a sedere ma il padrone non ci vede con simpatia. Subito, senza neppur chiedere permesso si mette vicino a noi un tizio sulla trentina e passa, che mi dir poi il Mangia si chiama Bianco perch  di quel colore il vino che preferisce bere, senza la preoccupazione di moderarsi. Non gli rivolgiamo la parola, ma  lui che attacca sorridendomi:
- Assomigli al Maril. Gli stessi capelli biondi: ossigenati?
M'informo bene di chi sarebbe questo Maril e non mi va mica, anzi mi gira un po' le balle. Dico al Bianco:
- Guarda comunque che c' una bella differenza, capelli a parte.
 ambiguo e irritante, specie quando mi fa con un sorriso ancor pi carico:
- Stai tranquillo gioia che io non dico niente a nessuno. Sono un vecchio ubriacone.
Lo avviso che per quanto mi riguarda pu essere anche un giovane astemio che ad ogni modo la cosa non cambiava.  difficile da descrivere, eppure ce ne saranno almeno un cinquanta in citt. Sono quei tipi che se li guardi ti possono anche far paura. Stanno in piedi, vicino al tavolo, quando gli altri giocano a carte, fissando tutto con un mezzo sorriso da paralisi sulle labbra. Sembra che siano amici di tutti, poi un giorno spariscono e nessuno se ne stupisce. Quando ti viene in mente di chiedere: "dove  andato il tale?" ognuno si stringe nelle spalle e si sente dire che da tempo non si vede pi in giro. In ogni bar di Bianco ce n' sempre uno: non ce ne sono mai due.
- Stai tranquillo gioia, t'ho detto che non parlo...
Pu anche urlare, glielo ripeto.
Il Mangia perde un paio di minuti per spiegargli che sta prendendo una cantonata.
Comincio a sentirmi a disagio, come se di fronte a me ci fosse la Raimondi, quella di filosofia, che cominciasse a farmi un sacco di domande su Aristotele e compagnia bella.
"Va be' scusa, scusa, come non detto" si affretta a dirmi il Bianco, dopo che il Mangia si  messo di mezzo. Poi a lui: "So che tu te la fai anche con quelli..." si giustifica. Al che il Mangia lo mette al corrente di come lui - lui Mangia non ci ha una gran quantit di pregiudizi e la grana l'accetta sempre, al volo, da qualsiasi parte arriva. Precisazioni inutili dato che il Bianco se le immaginava gi. Per parte mia aggiungo solo che i miei capelli sono biondi sul serio, mica ossigenati.
Il Bianco mi rassicura, sempre sorridendo, dice d'aver capito, si scusa che  un po' miope e conclude che del resto tingersi i capelli non vorrebbe proprio dire. Sarei tentato di chiarirgli che invece secondo me vuol dire ma la pianto perch vedo che il Mangia non ci ha nessuna voglia di continuare quella conversazione da stupidi.
Nel bar continua a uscire e a venir dentro gente, qualcuno va al banco a bere e paga per contanti e il padrone ogni volta ci guarda come per additarci ad esempio quei clienti-modello. Dalla saletta interna arriva il rumore delle bocciate del biliardo con qualche frase di commento alla partita. Da queste frasi, anzi, ho capito che di l ci dev'essere un giocatore che ci ha parecchia fortuna. Di fronte alle insistenti occhiate del padrone il Bianco  capitolato: s' fatto portare un calice. Mi guarda fisso e sorride sempre, che schifoso.
- Del resto a me sono simpatici - insiste.
- Andemm fra di ball? - chiede il Mangia e si alza. Lo seguo: nessuno di noi due fa troppo caso a un "ci vediamo" sospirato dal Bianco. Il Mangia fa un cenno al padrone come per rassicurarlo che pu dormire i suoi sonni tranquilli per quei quattro che avanza e quello risponde con un altro cenno: che per quanto ne so significa una cosa molto diversa. Facciamo un pezzo di strada gi per via Torino.
-  un balordo... - mi dice, allude al Bianco.
- Pi che altro un testardo...
Ride: -  questione che tu sei intappato un po' troppo bene e poi sei un tipo fine. Ma sbattetene.
- Aaaah! ci puoi contare.
Si fruga come un matto in tutte le tasche: conosco ormai quel movimento: lo fa sempre prima di domandarmi una sigaretta.
- Hai una paglia? - chiede infatti quando ha finito di frugarsi. Gliela d e aggiungo i minerva cos gli risparmio un nuovo e inutile frugamento.
- Non voltarti - dice mentre accende.
- Cosa c'?
- Il Bianco ci sta filando.
La cosa mi innervosisce un po'. Il Mangia lo afferra:
- Stai calmo,  il suo modo di fare il dritto.
- Be' ma cosa vuole?
- Niente, vorr agganciarti, sai com'.  uno stasso. Se ti rompe le balle ci penso io.
Propongo di fare un salto gi al "Colorado". Attraversiamo la strada mentre i negozi incominciano ad accendere le insegne al neon, compreso il "Colorado" che ostenta una triplice fila di lampadine a colori, che promettono "Divertimenti Giochi - Attrazioni - Nel - Pi - Moderno - Micro - Luna - Park - Di - Europa". "Anche meno!" commenta il Mangia dandogli un'occhiata. Sono le cinque, a quell'ora il Cavi avrebbe dovuto essere naturalmente chiss dove sar, forse con la sua di Porta Genova, bench io ripensandoci ho i miei dubbi che esista e soprattutto che gli sganci quei tre chili al giorno. Mentre scendiamo la scaletta ne vien su uno, piuttosto ben piantato che il Mangia saluta con un "ciao Renni" (ma credo che sia un Renni che va scritto con la y) e quello gli risponde con un gesto della mano destra, come per schiarirsi la visuale, senza aprir bocca. Mi spiega il Mangia che il Renni (o Renny, moh) veste sempre cos, come l'ho visto: pantaloni fumo di Londra, bretelle sulla camicia scura, cravatta chiara, gemelli molto grandi con pietre dure, scarpe alla francesina, in punta, occhiali da sole neri, lobbia nera, ci ha ventanni e le basette.
- Ha un fare molto deciso per quanto non faccia mai niente - me l'ha detto pieno di ammirazione, mi stupisce un po'. Diciamo pure che sono invidioso:
-  grosso d'accordo, ma mi sembra un po' pirla. - E chi  quest'idolo?! lo voglio sbattere gi. Ma non attacca perch il Mangia con lo stesso tono di prima continua:
-  uno che sa farsi rispettare. Per me uno che sa farsi rispettare l' no un pirla.
Moh, ci avr il suo lato debole, no? Proviamo a vedere come sta di casa:
- Cosa fa?
- Niente. Il suo vecchio  pieno di grano, ma proprio pieno come un uovo: ci ha sette fattorie in Brianza. Lui, il Renni, viene gi tutte le mattine, ci ha una camera in una pensioncina credo in via Porpora o da quelle parti l, ma ci va soltanto per cambiarsi. La sera si riveste normale e torna in Brianza.
- Sai che dritto!
- Chi lo sa. Non parla mai.
Ah,  proprio un idolo. A me  antipatico ma non lo dico al Mangia: potrebbe sembrargli una debolezza.
Gi c' il solito casino: il giubbx urla i ar mai dstini,  una fissa quella canzone l'avr sentita una barca di volte per  sempre bella; i colpi metallici delle palline che girano per i flipper, i "diiin" dei funghi e ogni tanto un "tk!": qualcuno ha vinto una partita. Ragazzi e ragazzotti s'affannano a distribuire cinquanta lire alle diverse macchinette, perch l con cento lire non  che te ne fan fare tre, di partite, bei ladri. I cinque sei pi dritti stanno attorno alla Carlina che ci sta e dalla cassa fulmina il Mangia con un sorriso, lui le strizza l'occhio. Vista cos non  male la Carlina, ha un bel paio di tette, dev'essere un po' una vacca. Anche la bionda dietro al tiro a segno non  niente male ma  la morosa del padrone, lasciamo perdere. Il Mangia qua dentro si muove con autorit,  di casa, io quando c' gente ho sempre l'impressione di essere impacciato, chiss perch. Davanti al bersaglio elettrico che rappresenta un orso di plastica che mugola fastidiosamente tutte le volte che gli arriva una fucilata sui coglioni ("Perch fa quel verso?" chiedo al Mangia. "Vorrei vedere te al suo posto!" risponde. Volevo una spiegazione tecnica, non importa) davanti al bersaglio dicevo, un cartello: "Sono severamente vietate le scommesse e l'ingresso ai minori degli anni 18". Io ne ho sedici e con questo?
Giriamo, aspettiamo che arrivi il Bianco, il Mangia  sicuro che arriver.
- Tel l! - dice indicando un tizio voltato di spalle che sta flippando.
- Vuoi vedere che  arrivato puntuale? - Pensavo che avesse visto il Bianco invece  il Cavi. Ci avviciniamo, ci saluta solo con una mezza alzata di testa perch  tutto impegnato col flipper.
-  impossibile vincere con un corvo come te! - protesta finita la partita verso un ragazzino dall'aria stupita e dalla faccia dolce che quando si sente preso di punta in quel modo cerca inutilmente d indurire i suoi lineamenti aggrottando le ciglia. Poi il Cavi si rivolge a noi, vuole che l'approviamo  chiaro: spiega che  un'ora che quello l fa il tifo per la macchinetta.
- Ogni volta che si accende lo special questo corvo maledetto strilla: "s' acceso lo special! adesso vinci una partita!"... Cos, la pallina quando lo sente, vigliacca se casca mai nella buca accesa!
Ci mettiamo a fargli un sorriso un po' per fargli piacere un po' perch  abbastanza divertente vedere uno che se la prende tanto calda per una roba che non esiste.
- Sei tu che sei troppo nervoso! si difende il ragazzino dalla faccia dolce che con la testa riesce appena appena a superare il flipper: - Si vede che sei nervoso... -: tenta di riportare le cose su un piano giusto.
- Macch!  questa macchinetta schifosa! grida il Cavi e molla una violenta pacca ai fianchi del biliardino, che dev'essere di un materiale ottimo perch non fa neanche una piega. Il ragazzino mortificato invece che piantarla ci d dentro:
- Cosa pretendi da una macchina, che abbia l'intelligenza?
- No, ma neanche che sia completamente scema! - protesta il Cavi e gi un'altra botta al biliardino.
Non mi sono quasi accorto che  entrato il Renni: e me lo vedo l: si avvicina a noi deciso con una sigaretta spenta in mano. Il Cavi riprende a giocare fingendosi accanitissimo. Il Mangia allarga le braccia: non ha cerini... Il Renni punta la sigaretta verso di me come se fossi obbligato io ad accendergliela. Sono un vigliacco, gliel'accendo. Volta le spalle e se ne va senza dir neanche crepa, gli  dovuto tutto a sto grosso cafone. Ma il Mangia l'ammira. Io lo odio.
Finalmente eccolo il Bianco: affondato in un cappotto verde che ci sta dentro un paio di volte, gli zigomi rossi, la pelle gialla gialla, cos' un arcobaleno?
- Oehil! - dice quando ci vede e il Mangia anche lui lo stesso saluto.
- Ho una roba da dirvi che v'interessa... - comincia.
- Sentiamo, di...! - fa il Mangia.
- No, qui no, c' troppo casino. Fanno andar via la testa. Facciamo un salto qui al bar di sopra? Il Mangia mi fa un cenno di seguirlo, andiamo. Nessuno si occupa del Cavi e del suo piccolo corvo che sono sempre l al flipper.
Appena seduto a un tavolino il Bianco si frega le mani soddisfatto:
- Ho un paio di mine che non finiscono pi... Per domani sera.
Il Mangia  piuttosto scettico:
- Saranno le solite scaie...
- Niente puttane: due commesse: diciottanni... fortissime.
Si fa portare un calice per lui e due coca che noi non avremmo ordinato mai. Il cameriere arriva coi bicchieri e il resto e mette tutto sul tavolino e ci d un'occhiata panoramica, poi rimane l col vassoio vuoto in mano e l'aria un po' preoccupata. Il Bianco fa finta di non vederlo nemmeno ma il Mangia lo richiama e gli dice scherzandoci sopra se per caso ci ha l'intenzione di rovinarci facendo pagare noi, poi si alza in piedi deciso giurando che lui non ci ha mai avuto cos poca sete come adesso. Tiro fuori tre pezzi da cento per cui tutti sembrano molto pi sollevati, specialmente il cameriere che chiede se nella coca vogliamo una fettina di limone.
- Sei uno sbarbato simpatico - continua il Bianco - ne che  simpatico? Il Mangia comincia a voler andare al sodo:
- Allora, di, hai due mine per le mani... E?... L'altro non ha nessuna fretta. Beve un sorso, si fa prendere da un attacco di finta tosse, beve un altro sorso. Mi viene in mente quella volta che mio padre mi port a ascoltare un suo amico che teneva una conferenza: "Il Reno, Nilo dell'Occidente". Noiosa, per feci capire che stavo molto attento. Per premio la sera dopo mia madre mi port a vedere i cartoni animati di Walt Disney.
Intanto quello beve un'altra volta. Oh! finalmente:
- Facciamo una festicciola... - ricomincia -...Due mine che non finiscono pi...
- Eh facciamola... - ci sta il Mangia... - Tu cosa dici?
- Per me facciamola... - rispondo. Il Bianco si  rimesso a fissarmi sorridente. Gli spaccherei tutti i denti.
- Allora siamo d'accordo. Ci troviamo domani sera alle nove all'angolo di Alemagna. Si va su in in casa di un mio amico.
Il Mangia  sempre scettico:
- Be', ma quanti siamo?
- In quattro, io e lui, e voi due, pi le mine si capisce... soltanto bisogner che prendiamo paio di bottiglie, cognac francese...
Il Mangia ride:
- Le tratti bene!
- Non son mica delle barbone:  la prima volta che vengon su: bisogna far bella figura...
- E... il grano per le bottiglie?
Il Bianco mi squadra poi guarda il Mangia. Che discorsi sono, sembra che voglia dire, il grano, ce lo mette lo Sbarbato. Cosa pretendete che vi porti le donne in camera a gratis? e poi? cosa volete ancora?
Si limita a chiedere: - Lui non ce l'ha?
La coca spinge il Mangia a un rutto che esce puntuale, roba da impianto stereofonico.
- Guarda, lascia perdere... - dice subito dopo - perch tanto lui non pu uscire la sera, me l'ha detto adesso e io... e io sar un po' dura che ti porti il cognac per andare alle tue feste...
Io divento rosso, vorrei sapere il perch.
- Facciamola domani pomeriggio... - insiste quello.
- Ma non ha detto che sono due commesse? chiedo -... di pomeriggio...
- Domani non lavorano... - interrompe.
- Domani n mai! - conclude il Mangia e ci pianta un secondo rutto, definitivo. Il Bianco comincia a diventar nervoso ma non molla:
- Lui mi d tre chili, io compro tre bottiglie di cognac francese che so io dove andarle a prendere a quel prezzo l e domani alle cinque ci vediamo... due mine come vi porto io... non so, dico: varranno bene un tre chili, no?
Il Mangia adesso gli sghignazza in faccia, senza scrupoli:
- Aaaah i tre chili li vuoi anche subito-anticipati?!
Il Bianco non sorride pi, ci ha gli occhietti piccoli:
- Perch, non ti fidi?
- Neanche di me stesso! - risponde il Mangia.
- Ah... ho capito ho capito - dice il Bianco che gli brucia, ma il sorriso gli  tornato, peggiore di prima, - te lo vuoi tenere tutto per te lo Sbarba...
Il Mangia ha uno scatto poi si smonta di colpo:
- Di, mchela! ma cosa vuoi da Dio?
- Tientelo stretto - insiste la carogna - e tu Sbarba mi raccomando stagli attaccato che da solo ti puoi perdere...
Il Mangia si  alzato:
- Di, di, andiamo via... - mi fa.
Sulla porta il Bianco ci grida:
- Ciao belli!
- Ma va a cagare te e le tue mine di merda! gli risponde il Mangia. Siamo gi fuori.

3.

Ma come balli bene
ma come balli bene...

E noi in coro: "bebi rok... bebi rok...".
Almeno qui c' anche un giubbx. Mi spiego: al bar di via Torino  meglio non farsi pi vedere perch quel rompicoglioni del padrone rogna continuamente col Mangia, cos peggio per lui,  inutile sopportarlo, chi ce lo fa fare? di locali ce ne sono tanti. Questo in Cesare Correnti dove ci siamo spostati adesso  pi allegro, se non altro c' un po' di vita; il padrone, il Torretti, un grasso gioviale che non rompe l'anima,  un filone: "Pagherai domani, a pagare si  sempre in ternpo!".
E domani anche se sei a picco completo e non ci hai una lira tonda in tasca non  che ti fa il viso del creditore.
L'ambiente  diverso, pi chiaro, meno lurido, quasi tutta giovent, ragazzi che il Mangia conosce bene e coi quali  facile andar subito d'accordo. Erano tutti attorno al giubbx quando siamo entrati di pomeriggio presto; stavano ascoltando:

Ma come sei carina
ma come sei carina...

e ci siamo uniti al coro: "bebi rock... bebi rock..." senza tante presentazioni. Qualche studente, come il Giulio e il Silvano, due fratelli anche se non si assomigliano (il Giulio che  il pi grande lo chiamano tutti Etabeta per via della sua faccia a triangolo o anche "Il gatto Silvestro" perch ci ha gli occhi verdi che riesce a aprire e chiudere velocissimo) e l'Angiolino: uno basso, pi basso di me, coi capelli che tendono al biondo-rosso: sembra un funghetto velenoso. Fa il quartanno di ragioneria (avrei voluto far ragioneria anch'io che almeno  pratica, ma: "il liceo classico apre la mente" aveva sentenziato il vecchio. Secondo me non apre una madonna).
"Il padre dell'Angiolino ci ha un'impresa di costruzioni..." ci tiene a informarmi il Mangia: lo dice con una spruzzatina d'orgoglio, come se fosse merito suo. Il padre dei due fratelli invece  morto, non ricordo se fucilato dai partigiani o dai fascisti: il Mangia me l'ha confidato a voce troppo bassa: "La vecchia per - qui  tornato normale col tono - ci ha un negozio di abbigliamento maschile in corso Buenossaires. Lavorano parecchio."
L'unico conciatello l in mezzo mi sembra l'Ernesto del Tic, un figlio di terroni che si agita molto, ha gi ventanni ma ne dimostra meno: lo chiamano l'Ernesto del Tic perch nei momenti pesanti finge di avere un tic nervoso e tenta di mordersi il lobo dell'orecchio destro:
"Ma non ci riesce mai..." ride il Mangia. Come ballerino pare che sia un drago,  una voce generale: "Quando balla aperto, aiutato com' dal tic non c' una mina che gli resiste!" scherza l'Angiolino.
Tutte queste lodi, anche se un po' per ridere, invogliano l'Ernesto a dare subito una dimostrazione di quello che sa fare, anche perch vuol far vedere che modestia a parte  un drago davvero: ma nessuno di noi desidera farsi strapazzare perci fa solo un movimento di gambe e qualche passo finch qualcuno non gli dice piantala.
- Come state a feste? - mi chiede l'Angiolino.
- Male...
- E a donne?
- Peggio... - fa il Mangia.
Vien fuori che lui, l'Angiolino, ci ha la casa libera per domenica. Ma bisogna trovare un po' di donne e un po' di grano,  la solita storia.
- Per me non preoccupatevi che io in qualche modo il grano lo tiro fuori... - promette il Mangia.
- Per me invece preoccupatevi molto... - fa il Giulio Etabeta ridendo.
- E anche per me! - lo segue il fratello senza troppa fantasia. L'Ernesto del Tic pronostica che per lui sar durissima, io dico che non avr la vita facile neanch'io: perch il vecchio m'ha dimezzato la settimana dopo il quattro nel compito in classe dal latino.
- Ah siete conciati benino... -: il Mangia ha riassunto la situazione e la cosa lo diverte.
In quanto alle donne pare che si vada un po' meglio perch loro sanno dove pescarle. Almeno dicono. Io potrei invitare qualche compagna di scuola, ma a parte che sono quasi tutte dei ceffi preferisco non creare miscugli proprio perch ci tengo a tener separata la scuola dalle amicizie: non so esattamente neanch'io il perch, una specie di prudenza,  meglio cos.
- Se ci mancano le donne - grida l'Ernesto a una ragazzina che  entrata nel bar da pochi minuti - t'invitiamo te Graschelli... ci stai?
- A far cosa? - chiede lei: la sua domanda fa fare una ghignata generale.
La chiamano Graschelli per sfotterla, perch con Grace Kelly quella di Monaco non ci ha proprio niente da spartire.
- Come no, non vedi che porta gli occhiali come lei? -: la battuta  dell'Angiolino.
Bruttina, magrolina, sedicenne, la Graschelli non ci tiene tanto a andar vestita bene e lo si vede, dice che lei dell'intappo non sa cosa farsene, in compenso riesce a tener testa a qualsiasi gruppo di maschi e non si lascia impressionare o scandalizzare dalle bestemmie e dalle parolacce, che ne sa e ne sforna pi di tutti loro messi assieme. In pi fuma, sempre, e scherma le paglie come una dannata. I ragazzi l'accettano in compagnia perch  simpatica e se le gira non ci mette tanto a soddisfarli, anche a due per volta, magari nel cesso del bar: naturalmente in modo rapido perch  ancora vergine. Si  sparsa la voce che  anche lesbica, ma lei smentisce decisa. Sono porcate messe in giro dagli stessi ragazzi, dai suoi... come potrei dire...? beneficati... che si lamentano per il suo contegno durante le sedute: fredda, distante, non partecipa; a loro - ai beneficati - presta soltanto le mani: "come un'incartatrice di caramelle che fa il suo lavoro senza voglia!" Una frase questa qui che il Silvano ripete a tutti. Penso che comunque con voglia o senza voglia se le cose stanno cos quella  una ragazza da coltivare. Il Mangia che sui genitori di tutti  aggiornatissimo, sempre, sa che suo padre  insegnante di ginnastica ("Vicedirettore" sostiene lei) all'Istituto Malinverni.  molto probabile, come  probabile anche che dal padre abbia preso quei modi bruschi, spicci, secchi, da maestro di ginnastica, appunto.
Senza che ce lo diciamo  chiaro che abbiamo tutti voglia di fare un po' di ghignate alle spalle della Graschelli, perci la domanda che le butta l l'Angiolino  come se gliel'avessimo fatta tutti assieme dopo esserci consultati di comune accordo:
- Allora Graschelli, quand' che ti fai fare il ciuffo?
S, ci vuol altro per metterla in imbarazzo:
- L'ho gi detto: a diciottanni... - risponde spavalda ma quasi annoiata, con quella sua vocetta da clarino sfasato.
- E chi sar il primo? - insiste l'Angiolino.
- Tu no!
- Brava! diglielo! - l'incoraggia il Mangia -... E io?
- Tu? Vedremo... Se a quell'epoca ti tirer ancora...
- Eh la madonna ci ho l'aria di uno che  agli sgoccioli?
Risate. Ride anche lei:  riuscita a spezzare l'assedio ma non  una novit: ci riesce sempre. Ha una bella forza, c' poco da fare.
- Di, metti su un disco! - la invita l'Ernesto.
- Vediamo di non rompermi le balle... - rimanda la Graschelli, felice beata di aver trovato ancora la risposta pronta, ma poi fa la concessione: tira fuori una gamba e la d al giubbx. Subito gridano:
- Enne tre!
- Acca sette!
- B dieci!
Ciascuno pretende il 'suo' disco: l'Ernesto, il Silvano, l'Etabeta approfittano che la Graschelli  un momentino incerta per saltare addosso ai tasti del giubbbx e schiacciarli a proprio vantaggio. Il risultato di sta confusione improvvisa  che ci tocca sentire "Vieneme 'n'zuonno" e quelli che ce n'hanno colpa sono i primi a dire cos' sta boiata? chi  che l'ha messo su?
Dopo si fa un passo avanti perch vien su un disco di Celentano: "Il tuo bacio  come un rock che mi morde col suo sprint - fa l'effetto di un gnoccut - che ti fulmina sul ring...": tutti accompagnano con la testa e con i piedi. L'Ernesto tenta di trascinare la Graschelli nel rock ma lei dice ma di! che non ne ha voglia. Il Silvano ci tiene a farci sapere che Celentano lui lo conosce da anni,  un suo amico: "Siamo cos" assicura e appoggia il dito medio sull'indice.
"Ah, puoi andare orgoglioso..." lo sfotte il Mangia che incomincia a stupirmi perch da quando  qui non ha ancora fatto un rutto. Glielo dico, fingo che sono preoccupato e scherzo naturalmente; si mette a ridere: "Si rimedia, se ci tieni."
Si torna a parlare della festa che  ancora la cosa che ci interessa di pi:  fissata per domenica allora, senz'altro. Il pi avvilito di tutti  l'Ernesto che dopo un po' se ne va, e se ne va anche il Mangia: mi schiaccia l'occhio e ripete di star tranquilli per lui che la grana in qualche modo la trova. C' un po' di noia. "Cosa facciamo?" chiede l'Etabeta, chiss cosa spera che gli rispondiamo. L'Angiolino propone di fare un salto su a casa sua, che  a due passi. D'accordo. Ci muoviamo tutti e quattro poco convinti: i due fratelli sulla vespa, io sulla lambretta dell'Angiolino. La Graschelli rimane l nel bar sola, padrona del giuhbx. Sentiamo che mette su: "Ai sing amore... du i capire oppure no...":  l'ultimo successo di Arigliano ed  piuttosto forte.
L'Angiolino ha una bella casa e sua madre  simpatica, pi della mia. Trovo che assomiglia al figlio anche se il biondo-rosso dei suoi capelli non dev'essere naturale.  piuttosto bonina, ancora: io, il Silvano e l'Etabeta ce lo siamo detto con gli occhi. Ci accoglie bene, da madre. Gli altri due li conosceva gi, a me chiede ironicamente se ho anch'io la stessa voglia di studiare che ha suo figlio. Che barba dover sempre fingere di trovar spiritoso un certo giro di frasi che i nostri vecchi usano regolari quando vogliono farsi vedere dritti. "Non fate disordine" raccomanda, pi al figlio che a noi. Quante volte ho sentito questa frase: "Non fate disordine!" Hanno una bella fissa. Finiamo in camera dell'Angiolino dove - dice lui - stiamo pi tranquilli: e chiude la porta a chiave. Stravaccati sul letto divano, parliamo sempre della festa e delle mine che si possono portare, poi tutt'a un tratto l'Angiolino si alza e tira fuori da un armadio una borsa, di quelle di scuola, chiusa col lucchetto. Ogni tanto ci guarda per essere sicuro che ci siamo incuriositi e noi per forza di cose seguiamo il suo movimento.
Dalla borsa vien fuori qualcosa avvolto in un giornale, lo disfa.
- Ecco, questa qui andrebbe bene per far su la grana, no?
 la prima volta che vedo una rivoltella, e cos da vicino. Se voleva stupirci l'Angiolino c' riuscito. Ha fatto colpo, su di me e sugli altri due, se ne accorge e  soddisfatto. La punta verso di noi e fa la voce dei film western:
- Recita le tue preghiere Ginni! ti restano pochi istanti di vita...!
- Uei cretino non scherzare mettila gi! - gli faccio. Effettivamente non si sa mai. Fa un risatone:
-  scarica, di!
Scarica o meno quando l'abbassa ci sentiamo pi tranquilli e l'Etabeta gli domanda dove l'ha presa. L'Angiolino si sente al centro dell'attenzione, e lo . Si mette a fare un po' il misterioso:
- Me l'ha venduta un tizio.
- Quanto?
- Cinque chili emmezzo.
- Il porto d'armi ce l'hai? - mi scappa detto.
- Ma che porto d'armi bamba!
D'accordo ho fatto una domanda da pirla. Ce la fa vedere bene, ce la d in mano, prima all'Etabeta, poi al Silvano, finalmente a me.  quasi nuova, lucida, che strano! a impugnarla fa un certo effetto.
- Beretta seietrentacinque - stabilisce il Silvano, forse vuol farci credere che se ne intende. Le avevo viste tante volte nei film ma non ci avevo mai fatto caso: vederle da vicino  tutta un'altra cosa. Provo anch'io a fare un gesto alla western: non  pesante, si maneggia bene, non mi dispiacerebbe averne una anche per me, tanto per fare un po' di scena. Sembra incredibile ma ti d... ti d come un senso, non so, di sicurezza: sai la gente che si riesce a stupire tenendo mano un affare come questo!
 bellissima. Glielo dico all'Angiolino.
- Se ne vuoi una te la posso procurare...
Gi, una! Dove la metto che i miei mi frugano da tutte le parti, neanche in camera mia posso tenere qualcosa di "mio"!
- Eh, s, mi piacerebbe s - rispondo, per mettermi alla sua altezza. Ma so che  impossibile, neanche tanto per i cinque chili emmezzo che si possono far saltar fuori: mio zio se glielo chiedo un mille me lo molla, dovrei non spendere i due chili settimanali che mio padre mi torner a dare quando gli sar passata l'incazzatura per il latino... E poi  inutile,  impossibile.
- E se i tuoi te la pescano? - gli chiede il Silvano.
- Cosa vuoi che gliela peschino nascosta com'! - risponde il fratello e domanda poi:
- Ma che cosa te la tieni a fare?
- Di questi tempi avere un cannone in tasca si  pi tranquilli... - spiega e s'infila il revolver nella tasca interna della giacca. Debbo riconoscere che molte volte le prime impressioni sono sbagliate: non avrei puntato molto sull'Angiolino, invece  uno che ci sa fare. Deve aver ripensato alla domanda che gli aveva fatto l'Etabeta perch torna a tirar fuori la rivoltella e dice:
- A un certo momento con questa qui in mano puoi anche trovare quello che si caga sotto e ti d la grana...
Sappiamo che scherza, per istintivamente penso al grano per la festa di domenica e sono sicuro che ci han pensato anche gli altri. Sono scemenze,  naturale. Propongo di andar fuori a fare un giro a piedi e sono tutti d'accordo.
Giriamo l'angolo di via Papa Gregorio, dove abita l'Angiolino: in piazza Vetra la solita battera di studenti rumorosi seminati sui gradini del "Cattaneo ", pi in l cinque pivelli tutti in ammirazione davanti all'ultimo modello di una Giulietta speciale. Ci muoviamo verso il cinema Alcione dove gruppetti di militari fermi davanti ai cartelloni fuori aspettano che venga l'ora per entrare a vedere il variet.
- Perch - chiede a un certo momento l'Angiolino all'Etabeta - tu non te la sentiresti di fare un colpettino se fosse una cosa sicurissima?
L'Etabeta si stringe nelle spalle.
- E voi? - fa l'Angiolino a me e al Silvano. Prima di parlare ci penso su un attimo.
- Vedi - dico - non  la questione che io abbia paura di fare i colpettini come dici tu,  questione che poi si finisce in galera.
- In galera ci finiscono i coglioni! - sostiene lui.
- Ci finiscono tutti, anche quelli pi dritti di te... - dice l'Etabeta.
L'Angiolino scuote la testa, non  molto convinto:
- E se ci fosse una cosa sicurissima al novantanove per cento?
- Poco - rispondo - almeno al cento per cento...
- Va bene, al cento per cento. Se ci fosse una cosa sicurissima al cento per cento la faresti?
Come si fa a rispondere a una domanda di questo genere?
Secondo me tutto dipende dalle circostanze, dal momento.
Il Silvano invece sostiene che se la cosa si presentasse senza rischi la farebbero tutti, nessuno escluso: anche suo zio, dice lui, anche sua madre. Il fratello lo prega di non dir stronzate. Davanti al cinema s' fermato un millecento grigio, scendono due giovanotti dall'aria di sfaccendati che non sanno come sbatter via il pomeriggio. Entrano senza neanche dare un'occhiata al titolo del film: li vediamo che si fermano a pagare alla cassa, poi spariscono dentro: han lasciato la macchina aperta.
- Ecco - ci fa l'Angiolino indicandocela con un cenno della testa - questa qui per esempio...  una sicurezza. - Dal taschino dei pantaloni ha tirato fuori la chiavetta di un millecento, quella che gli serve ogni tanto per portar via la macchina al suo vecchio senza che lui se ne accorga.
- S, una sicurezza - dice l'Etabeta mica troppo convinto - con tutta la gente che c' attorno e guarda!
L'altro non cede:
- Meglio se c' gente, no? cos si passa pi inosservati. - S' avvicinato allo sportello del millecento con le chiavi in mano: vuol fare il furbo: - Scommettiamo che gliela faccio?
Be', adesso esagera.
- E poi una volta che l'hai presa, cosa te ne fai - gli chiedo - giri fino a quando ti becca la stradale?
- Saltiamo su tutti e quattro, ci mettiamo un secondo, la portiamo in periferia smontiamo le gomme e le vendiamo e torniamo a casa con il grano... - parla velocissimo, sembra proprio convinto. Gioca a stupirci,  chiaro e mi vien voglia di fargli vedere che non m'impressiona:
- Va bene - dico - io ci sto!
L'Etabeta e il Silvano mi guardano increduli: non hanno capito lo scherzo. L'Angiolino ha un sorriso di approvazione. Insiste nel bleff:
- Di! tutti d'accordo?
I due fratelli si guardano e il loro imbarazzo mi diverte,  evidente che sono terrorizzati dall'idea: ma adesso siamo due contro due e a far la figura dei vigliacchi si scocciano. L'Angiolino non li fa neanche parlare:
- Aspettiamo il momento giusto... - decide - lo Sbarbato salta su davanti con me, voi due dietro. Teniamo tutti la testa bassa e poi quando... - Smette di colpo e cambia discorso: davanti alla macchina si son fermati due militari. Entrano nel cinema. Tutti e quattro guardiamo il millecento, l, fermo, aperto davanti a noi. In realt non  una cosa impossibile fare come ha detto l'Angiolino, ma mi sento addosso una specie di paura, una sgaggia della madonna, non riesco neanche a star fermo, come prima degli esami. Anche l'Etabeta e il Silvano sono agitati, mi spiace ma il pi tranquillo  proprio l'Angiolino. Ha cambiato persino espressione: sembra pi vecchio.
- Dobbiamo sbrigarci - avverte - quei due l sono entrati da trequarti d'ora ci abbiamo ancora un'oretta buona...  questione di un secondo.
Ci d un'occhiata e si avvicina allo sportello di guida, in quel momento una palla di gomma calciata da un ragazzino che sta giocando sulla piazzetta colpisce il cofano del millecento. Ci tiriamo indietro. Non dar nell'occhio questa  la cosa importante, lo capiamo tutti e quattro. Ci avviciniamo ancora.
Sulla piazza c' un sacco di gente, i militari davanti ai cartelloni sono diventati ancora pi numerosi, di fronte al cinema il custode dell'A.C.I. stacca il biglietto a un guidatore che in quel momento sta entrando nel posteggio. S, dobbiamo sbrigarci, ma fare le cose con calma.
L'Angiolino sfiora la maniglia della portiera, l'Etabeta, anzi no: il Silvano,  rimasto indietro: di quattro cinque passi... cosa aspetta?!... La cassiera ci ha visto, ha guardato fuori: ci ha visti senz'altro. Non  prudente stare ancora l, conviene fare un giro attorno alla casa, lasciar passare un quarto d'ora e poi ritentare.  meglio che farci vedere assieme tutti e quattro: che ognuno vada per conto suo, ci ritroviamo dopo...
Un quarto d'ora che non finisce mai, roba da film polizieschi. Il millecento  ancora l,  come prima, la stessa situazione di prima. Io sono gi sul lato destro della macchina, l'Angiolino s' deciso, s' fatto sotto, ha la maniglia in mano, gli altri due sono piazzati...
D'improvviso sulla porta del cinema sono venuti fuori i due proprietari. Si avvicinano al millecento: se ne sono accorti? Io sono l impalato, davanti alla portiera: non so neanche quanti ne ho in tasca... l'Angiolino s' staccato subito, l'Etabeta e il Silvano... non lo so.
- Com'... il film? - chiede l'Angiolino ai due che stanno salendo sulla macchina. Non si sono accorti di niente.
- Mica male... - risponde uno. Il millecento parte, deve aver la marmitta rotta perch fa un casino bestiale. Ci diamo un'occhiata tra noi: senza parlare entriamo nel cinema.
La cassiera scuote tre quattro volte la testa: " vietato ai minori..." dice. Meglio cos. Fuori, piazzato davanti alla porta centrale c' un agente. Ci fissa, ho l'impressione che abbia seguito le nostre manovre di prima: lo dico agli altri e allunghiamo il passo, svelti, senza voltarci, ma dietro alla schiena mi sento gli occhi del pul.
Appena svoltato l'angolo di via Papa Gregario ci fermiamo: no, non ci ha seguiti: era soltanto un'idea. (Il giorno dopo quando raccontiamo questo fatto al Mangia lui si mette a ghignare e ci d degli esaltati; poi tira fuori un cartone da cinque chili. "Da dove viene?" chiedo. Lui zitto sorride; come per farci capire che  andato a rubare).
Accompagnamo l'Angiolino fino a casa, poi io svolto gi di corsa per via Disciplini perch  gi tardi e m' venuto in mente che i miei vogliono portarmi alla Scala, c' l'Otello, m'han detto che bisogna essere l per le otto emmezza, precise pare. Quando arrivo sono a tavola, gi cambiati, e mio padre ciocca e infila una parola dietro l'altra: "la puntualit..." "meriteresti di stare a casa..." "la prossima volta..." eccetera.
Lo conosco,  meglio non tentare neanche di giustificarsi, tanto ci pensa poi mia madre a calmarlo. Almeno si vedesse com' ridicolo con quello smoking, sembra una vignetta. Mia madre non dice niente ma mi fa ancora pi rabbia perch mi guarda male, con gli occhi tristi che sa fare lei in queste occasioni, come se fossi ancora un bambino, come se avessi commesso chi sa quale delitto.
Va be' sono venuto con mezzora di ritardo, non mettiamola gi tanto dura, ci impiegher dieci minuti a vestirmi. E poi cosa me ne frega a me dell'Otello?
In piazza della Scala al vecchio  gi passata, anzi adesso  felice perch  riuscito a trovare un posto dove mettere la macchina, cosa che non sperava: secondo lui il mio ritardo era grave anche per questo: "Non trover un buco! la dovr mettere in piazza Cavour, cos ci facciamo a piedi tutta via Manzoni, con tua madre in abito da sera!"
 un posteggio libero, di quelli che non dovrebbero avere il custode, invece c' e quando si avvicina per dare il biglietto a mio padre mi fa un gran saluto:
- Uei ciao Sbarbato!
Sento che divento rosso di colpo:  l'Ernesto del Tic con in testa un berretto a visiera, conciato come sempre. Poteva essere pi furbo, cosa gli viene in mente di salutarmi, cretino! Faccio un gesto di saluto e mi esce una specie di ciao, mentre lui  gi scappato via verso un'altra macchina. Mio padre figuriamoci, approfitta subito:
- Com' che conosci un tipo di quel genere?
Un tipo di quel genere! Sempre esagerato il vecchio. Comunque stavolta non ha neanche tutti i torti perch l'Ernesto visto cos pu dare una cattiva impressione. Incomincio una spiegazione che non so come riuscir a finire:
- Lo conosco perch... a...  un mio compagno di scuola... Mia madre non ci casca:
- Chi, quello?
-  di famiglia povera... adesso so cosa devo dire, ho tutto chiarissimo - lavora come pu per non pesare in casa... perch vuol continuare a studiare...
- Poverino si vede che  un bravo ragazzo... - dice mia madre.
Devo essere riuscito convincente. L'Ernesto, con la visiera quasi calata sugli occhi,  appoggiato a una macchina, due passi pi in l.
- Ehi giovanotto! - lo chiama mio padre. E per fortuna quando quello si avvicina non gli d il tempo di parlare: - Bravo, bravo giovanotto... sono contento che Mario abbia degli amici come te. E continua a studiare! - Gli d la mano. L'Ernesto guardandomi stralunato gliela stringe, senza capire un tubo.
- Ingegner Mereghetti... - dice poi mio padre e l'altro si presenta che se Dio vuole non si capisce niente.
Quando usciamo dalla Scala l'Ernesto  ancora l, attaccato alla macchina. Mia madre gli sorride affettuosamente, si sente buona con lui, io spero solo che quel deficiente non apra bocca. Infatti deve aver mangiato la foglia che c' sotto una gabola, perch quando mio padre gli propone: "Vieni pure a trovare Mario quando vuoi, mi fa piacere se studiate insieme..." si limita a inchinarsi, fin troppo, e a rispondere: "Grazie... grazie..." Rapidissimo poi senza che nessuno se ne accorga mi infila in mano un bigliettino.
Lo leggo quando sono in camera: "Non parlare con gli amici del bar che  fatto il guardiano. Saluti E.".


4.
La festa in casa dell'Angiolino tutto considerato  stata un mezzo bidone. Le solite cose, dischi e cocacola, cocacola e dischi, limonamenti e tentativi vari che se non c'era la Graschelli andavamo via tutti arrapati come mandrilli. Insomma tutto regolare, novit enne enne, a parte l'imbarcata che il Mangia si  preso per una sbarbina, una piccoletta di una capitata l in mezzo, non si sa bene come, e adesso lui  su di giri da matto e fa progetti abbinati, che sono poi progetti del menga perch la sbarbina ha quindicianni e  il classico tipo di buona famiglia bench sia una mezza esaltata, convinta che il Mangia  un duro e per questo dispostissima a vivere la sua grande avventura: ad ogni modo se arriva all'orecchio dei suoi che fila col Mangia vien fuori un pieno che non finisce mai.
Lui  partito e ci racconta che quella l  il suo tipo di donna ideale che poi questa donna ideale sarebbe, stando alle sue parole: "Una ragazza carina, ma non troppo, che non mi dice cosa fai e dove vai, che sa fare all'amore, che non mi fa prediche, intelligente, colta, colta pi della media e che se le dico 'andiamo a rubare' viene..."
Tutte queste virt le avrebbe la sua sbarbina, ma secondo me non se n' ancora potuto accertare e per adesso le fa molto credito. Quando ha finito di dichiararci le sue pretese in fatto di mine, noi gli sghignazziamo in faccia, specie per il "colta pi della media": "A me basta che sia buona e che me la dia!" gli ghigna addosso l'Angiolino ma lui s'incazza come un toro e ci spiega che alle donne lui  capace di parlare anche di cose serie, non sempre delle solite coglionate.
Secondo me fetta un po', ma non glielo dico perch poi ci rimane male e anche perch ci abbiamo una cosa molto pi importante da parlare, ed  per questo che ci siamo dati l'appuntamento qui al Torretti: io, lui, l'Angiolino, i due fratelli, la Graschelli e l'Ernesto del Tic che  tutto tenero con me perch non ho detto a nessuno che l'ho visto l in piazza della Scala. C' che l'Angiolino per stasera ci ha a disposizione il millecento del suo vecchio che  andato fuori Milano e cos loro sono d'accordo che si trovano tutti alle nove e vanno in giro, mentre io dato che mio padre non mi fa uscire, e non ci sono santi, ho provato e m'ha detto chiaro e tondo di no, sono costretto a dare un appuntamento volante: se riesco a uscire quando i miei sono gi a nanna, senza che se ne accorgano, ci vediamo alle undici davanti al Missori, per da parte mia senza impegno: se ci sono ci sono, mentre loro vengono di sicuro.
Siccome l'Angiolino mi aveva avvertito in anticipo, appena tornato da scuola ho provveduto a far sparire le chiavi della serva, che interdetta com', al di l del bene e del male, se n' accorta solo all'ora di pranzo e quando l'ha detto con le labbra che le tremavano, mia madre si  talmente incavolata che le  andato il mangiare di traverso e lo ha fatto andare anche alla povera Clara, tutta in lacrime e singhiozzi, che quasi quasi mi vien voglia di fargliele ritrovare, poverina. Alle nove penso che andr tutto per aria perch mio padre lancia un "Andiamo al cinema?" che fortunatamente mia madre respinge perch dice che ha mal di testa. Non  una novit, lo dice da sempre, ma il vecchio stavolta le d peso e grazie anche a uno schifoso programma che c' in televisione alle dieci sono gi in camera loro che ronfano, e le luci sono spente. Quasi subito dopo anche la Clara in cucina ha finito e sono le dieci emmezza quando apro la porta, con un certo spaghetto, adagio adagio senza far rumore: speriamo che vada tutto liscio, comunque ci ho una bella forza anch'io, non so quanti miei compagni lo farebbero, meno male che la porta si chiude senza sbattere.  fatta. Aspetto un attimo, non si sente niente,  andata. Gi per le scale, a piedi... aprire il portone di casa  una roba da ridere ormai.
Arrivo al Missori con un quarto d'ora di anticipo; sembrer una stupidata ma Milano di notte  proprio un'altra cosa, e non  per le luci o per la gente che ci ha una faccia diversa da quella che ci ha di giorno, ma a me d l'idea che la notte da un momento all'altro ti possa tirar fuori delle sorprese.
Il millecento dell'Angiolino si ferma con una gran frenata che non ce n'era bisogno, e dietro la vespa dei due fratelli a ruota.
"Oehil ce l'ha fatta!" dice l'Angiolino vedendomi, e incomincia a raccontarmi che loro sono stati a troie, ma il Mangia agita il pollice e l'indice della mano destra e lo sbianchisce: "Non abbiamo combinato un zoca!"
Salgo dietro, vicino all'Ernesto: la Graschelli non c' perch  stata inchiavardata dai suoi.
Dov' che si va? - chiede l'Etabeta che guida la vespa.
- Tu vieni dietro a noi - gli risponde l'Angiolino e parte a tutta birra infilando via Mazzini, poi il Duomo, e corso Vittorio e noi dietro siamo sballottati da tutte le parti.
- Va piano! - gli fa il Mangia che trova che  inutile che corra, ma quello figuriamoci! vuol far vedere che sa guidare e vigliacco se rispetta i passaggi pedonali.
- Si sono accorti di niente? - mi chiede il Mangia.
- Speriamo di no.
- Speriamo davvero se non  la volta che tuo padre ti sequestra in casa per un anno! - Lo dice come se la prospettiva di non vedermi pi gli dispiacesse e so che  sincero.
A San Babila voltiamo gi per Monforte, quello va sempre come un matto, per ci sa fare bisogna riconoscerlo. In viale Maino rallentiamo e ci portiamo tutto sulla destra per guardarci le puttane che circolano sul marciapiede, dietro i due fratelli in vespa ci seguono regolarmente e la stessa manovra che facciamo noi la stanno gi facendo un sacco di altri sulle macchine e sulle moto. Il Mangia protesta:
-  la terza volta che passiamo di qui stasera, cos', dobbiamo passare la serata in viale Maino?
- A me quella l sta qui... - fa l'Angiolino e ci fa vedere una brunetta effettivamente mica male. Mette fuori la testa dal finestrino e sorride bello come se quella dovesse rimaner folgorata, invece non lo vede nemmeno.
- Io farei anche quella grassona l... - dice l'Ernesto a un baule vestita di verde lucido.
- Sembra mia zia... - trova l'Angiolino.
- Se ci hai una zia cos presentamela -:  l'Ernesto.
- Di,  inutile che stiamo qui a perdere il tempo, quando si  in tanti non vengono...
Il Mangia ha ragione: abbiamo un bell'andar su e gi, quelle non ci lumano per niente, se montano montano sulla macchina che c' dentro una sola persona. Vediamo il Cavi, fermo su un marciapiede: ci ha l'aria sperduta. Gli andiamo vicino, quando si accorge che siamo noi corre alla macchina: - Dov' che andate? - chiede col tono di chi dice "vengo anch'io".
- Moh - rispondiamo.
- Io ho appena finito adesso di farne un paio... - assicura voltando la testa verso il baule vestita di verde lucido. Per dice che non  mica quella l eh... quella l lui la conosce:  una che in Africa s' beccata la cellulite... Tenta un sorriso da furbo che non ce la fa a spazzar via l'espressione da fame secolare che porta in faccia. Mi ricorda il Turconi, un secchione di un mio compagno di scuola che vuol farci credere di avere un'amante e tutte le mattine prima di entrare in classe mi guarda con la faccia piena di sonno e dice con un sorriso anche lui da furbo: "Post coitum triste."
Il Cavi ci informa che lui avrebbe due minorenni da mandare al rollo, a suo beneficio naturalmente: due ragazze di Legnano, un amore! una di sedici e una di diciotto, fidatissime, cotte di lui... non c'era neanche bisogno che lo dicesse. Non ci abbiamo tanta voglia di star l a sentire le sue balle, rocchetta da strapazzo, e l'Angiolino mette in moto di colpo verso Porta Vittoria, i due in vespa sempre dietro. Prima di uscire dal viale l'Ernesto si sbraccia e urla verso le scale: "Cinquemila!" - "Mille subito quattro domani! aggiunge l'Angiolino. Il Mangia zitto, forse pensa alla sua sbarbina colta pi della media. Davanti al Chiavacci ci fermiamo per decidere cosa si fa:
- Andiamo gi alla Messico, cosa dite? - propongo. Non ci sono mai stato e mi piacerebbe andarci: pare che suonino bene, c' Basso e Valdambrini, jazz puro, a me piace. Il Mangia non se la sente:
- Nooo... ci vuole una barca di grano...
- Al Risveglio di Binasco - fa l'Ernesto, e per invogliarci: - si balla al lume di candela... racconta che c' stato,  un posto sulla strada di Pavia, molto raccolto (vorrebbe dire suggestivo secondo lui) e che c' un fottio di mine.
- Gi, coster pochino anche l... - si preoccupa l'Etabeta e il fratello dice che la cosa migliore  di andarci a fare una pizza al San Francesco che  vicino, in corso Indipendenza, non si paga molto e c' il giubbx.
L'Angiolino che  l'ultimo a parlare ce l'ha la sua idea:
- Andiamo all'Idroscalo a fare il gioco del coniglio...
- Cosa sarebbe sto coniglio? - domanda il Mangia.
Ma l'altro gli fa il cenno di aspetta e vedrai e partiamo, quelli in vespa dietro.  quasi l'una, speriamo che a casa tutto vada bene e che nessuno si sia accorto di niente, per io incomincio ad avere un po' di sgaggia e il Mangia se ne accorge:
- Uei Sbarba! vuoi che torniamo che sarebbe anche meglio per te?
- No, no, cosa vuoi: ormai...
- Vedi un po' tu. Se vuoi che torniamo...
Divento rosso e mi fa rabbia:
- Ho detto di no, di, non insistere, andiamo avanti! - Quella di fare il paterno  una sua mana e non s'accorge mica che alle volte mi d un po' fastidio, non sono un bambino!
- Va bene, va bene, come vuoi, non t'incazzare... - dice svelto, forse l'ha capita.
Invece io un po' incazzato lo sono, perch mi sembra da pirla sbatter via una serata per andare a giocare al coniglio che non so neanche cosa sia, con tutta la fatica che m' costato uscir di casa. E quel bigolo dell'Angiolino che corre come un matto gi per Ventidue Marzo: se andiamo a sbatter contro qualcosa sar da ridere,  facile che magari ci scappa anche il morto. Stronzi! La prossima volta che esco, esco solo: e so io dove andare!
All'idroscalo, davanti alla Punta dell'Est, il coglione ci spiega il gioco:
- Ci veniamo incontro voi sulla vespa noi sulla macchina: il primo che sterza  un vigliacco!
- E se nessuno  vigliacco cosa succede? chiedo. Sarei curioso di saperlo: se nessuno  vigliacco, cosa facciamo, ci ammazziamo? Proprio giochi da pirla, anche il Mangia  della mia idea:
- Ci hai portato fino all'Idroscalo per questa bella trovata?
- Non capite niente - dice l'Angiolino qualcuno sterza sempre...
L'Etabeta e il Silvano, che in fondo  a loro che dovrebbe interessare di pi perch sono sulla vespa e l'altro  in macchina, dicono che si pu provare, che loro ci stanno. Moh, saranno diventati dei leoni tutto in un colpo. Io dico che resto gi a vedere, non sono mica matto.
- Allora sei un vigliacco? - mi fa l'Angiolino.
- Eh, s, sono un vigliacco! - rispondo e carico il tono di sfida.
- No, no, va bene - dice il Mangia - veniamo su anche noi...
- No ci vai tu perch a me mi lasciate gi... gli faccio, molto chiaramente e ho gi aperto la portiera del millecento.
- No, vieni vieni... - insiste il Mangia - facciamogli vedere che qua nessuno  vigliacco. Che mi gioco le balle che il primo che sterza  lui!
L'Angiolino sghignazza, si sente molto sicuro di s.
- Allora andiamo? - fa l'Etabeta e parte col fratello e si va a mettere di fronte, a un mille metri. L'Ernesto non  intervenuto mai, ma credo che quella sparata non lo diverta molto.
- Siete pronti? - chiede l'Angiolino facendo il superiore. Mette in moto, d dentro due tre colpi d'acceleratore: quelli della vespa sono gi scattati... Partiamo anche noi: adesso siamo sulla stessa linea, quello sta andando forte... ci stiamo venendo incontro, la strada vola, la vespa ha acceso gli abbaglianti, saremo a un duecento metri... anche meno, saranno cento... puttana Eva non  che quelli sterzino!...
- Porco d...! gira! - urla l'Ernesto ma nello stesso momento il Mangia prende il volante e d una sterzata verso destra che se l'Angiolino non  pronto a frenare di colpo voliamo tutti nel fosso e buonanotte. La vespa ci  passata vicino, eccola l: sta gi voltando e venendo verso di noi.
- Uei pirla rimbamb, te set cuntent adess!? grida il Mangia incazzato forte: acchiappa l'Angiolino per la cravatta e quello cerca di liberarsi e dice: - Mollami, di! che avrei sterzato io!
I due fratelli arrivano ghignando, sono molto contenti, loro, che deficienti.
- Vogliamo andarci a fare sta pizza al San Francesco? - propone ancora il Silvano. Andiamo: ai bordi dei viali un sacco di macchine ferme con accese solo le luci quelle piccole.
- Beati loro... - sospira l'Ernesto anche per smorzare la tensione che c' tra noi.
- Beati loro davvero! - ride il Mangia: s' gi messo calmo.

Rientro che sono le tre e qualcosa: sul portone di casa una berna sta incollando il bigliettino della vigilanza notturna: "Buonanotte..." "Buonanotte..." rispondo meccanicamente, poi mi ricordo che per lui la notte comincia la mattina. Entro, vado su, non ho neppure il tempo di dare mezzo giro di chiave, pianissimo, che la porta di casa si apre da sola: il vecchio  l in anticamera:
- Da dove vieni? - mi fa.

5.

Sono cinque anni che il ragionier Benfar, un pirlino tutto inchini e cerimonie, lavora sotto mio padre all'Italexport e da almeno quattro il vecchio una volta al mese circa lo invita a cena: "Per parlare di affari" dice, ma credo che abbiano delle torte in comune, ai danni della ditta, bench non posso dir niente di sicuro. Spacca sempre il minuto: alle otto meno un quarto precise  qui, e ogni volta c' qualcosa per me o per mia madre: dolci, fiori, l'ultimo libro di qualcuno che lui assicura che  una cannonata e che mia madre si scoccia di dover leggere ma poi finisce che lo legge perch quello la volta dopo le domanda se le  piaciuto e magari le chiede qualcosa su un capitolo o un altro. Stasera sono due racchette da pinpong con sei palline dentro a quelle scatole fatte a tubo. La canzone  sempre quella: "Guarda - mi fa mia madre spingendomi avanti - guarda Mario che cosa ti ha portato il ragioniere. Lo hai ringraziato?"
Al che io, regolare: "Grazie... grazie ragioniere..."
Poi mia madre dice che non doveva, il pirlino fa un gesto per far capire che se non l'avesse fatto non avrebbe dormito tranquillo e cos la serata incomincia. Il vecchio che da dieci minuti ha chiesto di parlare con Bruxelles s'incazza perch non gliela danno subito: " uno schifo! bisogna vedere all'estero come funzionano i telefoni!" E il pirlino che forse all'estero non c' stato mai attacca subito a ungere, e gli d corda con gran scuotimento di testa. A tavola io sto sempre zitto, rispondo soltanto quando il Benfar mi domanda come va la scuola, e la pallacanestro e quelle balle l, e finge di interessarsi e so benissimo che non gliene frega niente.
Parlano quasi sempre loro, e quasi sempre delle solite menate: le Catini che vanno su e gi: " un titolo speculativo, non c' da fidarsi'', il dottor Sormani che  diventato intrattabile: "ma chi si crede d'essere?" - il Sormani sarebbe il capoccia della ditta e a sentir loro due  una specie di negriero - il palazzo tal dei tali che  stato preso dalla Pirelli o dalla Edison o da qualche altro pesce grosso. Ogni tanto mia madre li interrompe: "Ancora una fettina d'arrosto ragioniere?" oppure, sempre con lo stesso tono: "E lei quando si sposa ragioniere?" "C' tempo c' tempo..." ripete lui che da quattro anni deve averne le balle piene di sta domanda. Ma stavolta, a parte il fatto che invece dell'arrosto ci sono le trotelle del Garda, il vecchio ha qualcosa di pi interessante da raccontare, sembra che non aspetti altro perch sbotta come un tappo, con la voce delle serate nere, di quando gli girano: "Mi dispiace ragioniere, mi dispiace proprio, ma il suo regalo per il momento lo tengo io!" e siccome il pirlino non ha capito bene insiste deciso: "Non  il momento di fargli regali al signorino...". Adesso l'altro o di riff o di raff deve intervenire: "Perch? cos'hai combinato?" mi domanda e si vede benissimo che ci ha pochissima voglia di saperlo.
- Rispondi! - fa il vecchio mezzo rabbioso - diglielo un po' cos'hai combinato... che voglio che lo senta anche lui, cos almeno si fa una bella opinione di te..." E dato che io sto zitto perch  assurdo in queste situazioni tentare un minimo la difesa, lui va avanti, nonostante che mia madre lo preghi: "Lasciamo andare.. che senn ci roviniamo la cena!" - "Lo sa a che ora  tornato il signorino stanotte?
L'idea di chiamarmi "il signorino" al vecchio piace un frego, dev'essere stata un'offesa ai suoi tempi. Naturalmente il Benfar non lo sa a che ora sono tornato e fa una faccia da naufrago in attesa di soccorsi. Al che il vecchio attacca a raccontargli tutto, dicendo di come sono uscito, di quando sono tornato, e la chiave e non la chiave, e la Clara che si disperava, e che l'hanno scoperto per puro caso, alle due emmezza perch la mamma si alza spesso di notte: " una sua abitudine, sa..." E che  stata una mezzora d'inferno perch lei, la mamma, voleva che lui telefonasse agli ospedali e alla polizia e che invece lui aveva detto: "No, no, niente ospedali, niente polizia..." insomma gli fa il panorama completo, magari con qualche aggiunta, con la Clara che ogni tanto entra e prende parte al tutto ma solo con le smorfie perch quando ci sono ospiti non la fanno parlare. Il Benfar che ormai deve subirsi tutta la storia ogni tanto mi fissa, fa gli occhi, mena la testa, ma capisco che la faccenda non lo impressiona poi tanto: accetta un'altra trotella che mia madre gli aveva proposto, con altre due patatine, "due di numero" e continua a smolfire. Per, dato che sono il figlio del suo superiore, vuol salvar la faccia e mi chiede pi meravigliato che pu: "Che cosa sei andato a fare in giro fino alle tre di notte?" E cosa te ne frega, ragioniere! glielo potessi dire!
Il vecchio contento di averlo tirato dentro, riprende indignato ma non troppo: " la stessa cosa che gli ho domandato anch'io: 'cosa sei stato in giro a fare?'...e sa cosa m'ha risposto?".
E di con ste domande del ca...! Cosa vuoi che ne sappia cosa t'ho risposto, quello non sa neanche quello che deve risponder lui, figurati se sa quello che ho risposto io!
Non aspetta che il pirlino gli chieda "cosa?" e va avanti: "M'ha risposto, il signorino, che crede che io sia scemo: 'sono stato fuori con degli amici... siamo andati in giro... poi siamo andati a mangiar la pizza...'"
Effettivamente gli ho risposto cos, gli ho detto la pura verit, ma lui niente, non ci ha creduto il dritto!
Mia madre tenta di farlo piantare e ha ragione perch quei discorsi l di fronte agli estranei non hanno senso, ma il vecchio chi lo frena? si sente lanciatissimo: "A mangiar la pizza  andato!... - fa, tutto ironico. - Ha capito ragioniere? Un ragazzino di sedici anni scappa di casa alla notte per andare a mangiar la pizza con gli amici! E poi si meraviglia che suo padre non gli crede! Come se noi vivessimo in un altro mondo, fuori, sulla luna: non sappiamo noi che le pizzerie sono aperte anche al pomeriggio!..." Torna a incazzarsi all'idea che gli abbia raccontato una balla, proprio come stanotte, quando andava su e gi per la mia stanza e io l, sul letto, a aspettare che passasse la bufera. A questo punto il pirlino comincia a interessarsi. Stai calmo, un po' di pazienza ragioniere che adesso il vecchio te lo dice dove sono stato, dove sono stato secondo lui. Infatti: "Io me l'immaginavo, sa, dove poteva essere andato...  per questo che non ho voluto telefonare da nessuna parte, vero?"
Mia madre fa di s con la testa: lui se l'immaginava.
"Ma ho dovuto tirargli fuori le parole una per una - riattacca, soddisfatto di far vedere che lui  un forte, che  riuscito a farmi sputare tutto, povero illuso!... - Una per una... Anche se ogni tanto stavo per perdere la pazienza e mollargli un paio d ceffoni perch lui il signorino insisteva con la storia della pizza... Poi alla fine  venuto fuori, s' saputo tutto... perch sa come sono testardo io. no?"
"Non  testardaggine la sua ingegnere,  tenacia,  sopratutto abilit... Noi lo diciamo sempre che lei usa la maieutica..."
Bel verme il Benfar! Gli ha dato la lisciata il paraninfo, e il vecchio  tutto giulivo.
Riattacca: "Cos, capisce, alla fine s' saputo che la 'pizza' ha diciottanni e studia medicina!
Dice tutto lui. Mi accorgo che ci ha una gran voglia di fare uno di quei suoi balordi sorrisini, invece finisce col darmi uno sguardo del tipo Padre-severo. Sul Benfar intanto quel finale ha fatto colpo perch smette per un momento il formaggio, mi guarda mentre io per fare una cosa nuova divento rosso, poi soffia un "Aaaah!... Per!" ma cos carico d'ammirazione che lo notano anche i due vecchi: lo guardano con mezzo rimprovero: eh no... non deve dire aaaah! per!
Cerca di rimediare facendomi gli occhi truci: probabilmente sta pensando che la prossima volta invece delle racchette da pinpong mi compra un astuccio di preservativi con i saluti della commessa del negozio di giocattoli, in galleria, alla quale avr chiesto "un regalo adatto a un ragazzo di sedicianni": e invece io gli scopo le studentesse di medicina! Almeno, lui crede. Mia madre mi sembra l'unica che riesca a tener un contegno serio, mentre il vecchio, in equilibrio sull'incazzatura, si gusta l'effetto che sul ragioniere han fatto le mie prodezze: quelle che lui  riuscito a farmi "confessare"...
Poi si alza e va al telefono a urlare che se questa Bruxelles non arriva lui rinuncia.
Quando torna a tavola, siamo alla frutta, il discorso riprende come se non ci fossero argomenti pi interessanti per quel povero pirla del Benfar che soltanto perch  un dipendente  costretto a sentire tutto quello che il vecchio m'ha detto ieri notte: e cio che lui non m'aveva dato due sberle come avrebbero fatto molti altri padri al suo posto, perch siccome pensa che suo figlio non sia uno stupido...
"Nonostante le apparenze...": l'interrompe mia madre con l'aria di chi non crede a quello che dice.
Cos, continua il vecchio, aveva voluto parlarmi "da uomo a uomo'', perch anche se lui non ha pi ventanni, n trenta, per certe cose le pu capire lo stesso, anzi... Soltanto trova che sarebbe stato pi onesto da parte mia chiedergli, molto francamente: "Pap, posso uscire con una amichetta?" che lui mi avrebbe anche detto di s... Gi! gliel'inventavo io l'amichetta!... Ho tentato in tutti i modi stanotte di dirgli le cose come stavano, ma lui duro! aveva la sua fissa: ci doveva esser di mezzo una donna, per forza. Cosa vado a immaginarmi io che secondo lui  meno grave uscire per una mina che per una pizza! Mia madre interviene per precisare: che lei invece un paio di sberle me le avrebbe date, perch quando un figlio dimostra cos poco cuore da lasciare in pensiero la mamma un paio di sberle ben date se le merita: "Non le pare ragioniere?". Forse gli pare s al ragioniere, ma naturalmente non lo fa capire: sono sempre il figlio eccetera... Perci fa una specie di gesto con le braccia che dovrebbe essere un invito alla comprensione: "Certo sono cose..." - comincia, ma poi non sa continuare e finisce col dire una coglionata: " l'et..." Alla fine mi d una guardata come se avesse di fronte Pedro el ciuladur.
"Ci mancava solo di dover pensare anche alle sue morose adesso!": il vecchio tenta di fare il sostenutello ma l'ho capita da un'ora che in fondo la cosa non gli dispiace, sembra quasi che se ne vanti di fronte al Benfar che deve aver avuto la mia stessa impressione perch d una seconda lisciata: "Avr preso dal padre..."
"Aaaah dalla madre no di certo!" giura mia madre con la voce tutta falsa mentre il vecchio fa il sorriso di quello che vuol far capire, ma non lo dice, che anche lui ai suoi tempi... Naturalmente convinto che io tutte queste cose non le capisca, non ci arrivi. Riattacca ormai smontato, senza pi quel tono di finta rabbia: "Purch non ci torni a casa con qualche..."
"Tino!" lo spegne la mamma. Avr voluto dire qualche malattia. Il ragioniere, povero scemo, che per tutta la cena  rimasto un po' l sospeso per aria, ha ben chiaro che il vecchio tutto considerato l'ha presa bene, e allora pensa che  arrivato il momento di fare il simpatico anche con me: "Com' questa ragazza?..." mi chiede. Io zitto abbasso la testa, faccio la scena che mi vergogno, sto l timido timido, tanto per stare al gioco. Salta su ancora il vecchio: "Avanti! parla... com'?... Bionda? bruna? alta? bassa? magra?... com'? Ce l'hai la lingua per parlare?" Ha una voglia matta di saperlo: cosa dico, bionda? Ma s to': "Bionda... non tanto alta..."
Sembrano tutti soddisfatti: almeno dalle occhiate che si scambiano.
"E...  povera o ha il grano?" insiste il pirlino convinto che dicendo "grano" io lo prendo per un compagno della mia et e gli faccio tutte le confidenze. Continuo nella finta, come se avessi pudore di parlare di quella roba l: "Sta bene... credo, non so... I suoi stanno bene."
Anche di questo sembrano contenti: altre occhiate tra mio padre e mia madre, tra loro due e il Benfar. Mia madre annuncia che lei la vuol conoscere sta ragazza. S: sar da ridere.
"Basta che non ci vada di mezzo la scuola, altrimenti io ti spacco la testa!" rogna il vecchio che vuol tornare a fare il duro.
Mi stanno guardando tutti e tre con un'aria strana: vedo che mia madre  preoccupata; il vecchio, anche se cerca di non farmelo capire,  tutto orgoglioso: uei! ci ha il figlio che chiava! Il Benfar, straccio di un dipendente chiss cosa pensa.
"Beato lei ragioniere che non ha figli..." sospira mia madre e sembra sincera: "almeno nella vita ci avr solo quel dispiacere di non averne...
"Eeeeh be'... ma chiss..." tenta il pirlino poi deve aver pensato di essere stato troppo bamba perch butta l la sua sentenza: "Cooosa vuole signora! il problema dei giovani si sa  sempre esistito!"
"Macch macch! - gli nega mio padre - tutte storie... Lo sa lei cosa dice il Croce?"
Non lo sa lui, poveretto, cosa vuoi che sappia: ma fa capire che non aspetta altro che il suo superiore glielo spieghi. Difatti il vecchio arriva con quella sua aria da "so tutto io": "Il Croce ha scritto, adesso non mi ricordo pi dove ma ricordo benissimo che l'ho letto: 'il problema dei giovani  solo quello di diventare grandi!'
Non  che si sia sprecato il Croce, sempre che l'abbia detta veramente quella frase l, che non sia magari un'invenzione del vecchio che ogni tanto bara: l'ho scoperto pi di una volta.
Si alzano da tavola finalmente:  proprio vero, l'unica cosa che ha detto di giusto il vecchio: io penso sul serio che vivano in un altro mondo! "Prende un uschi ragioniere? ", offre mia madre e il pirlino figuriamoci se perde un colpo: coi novanta chili di stipendio che gli passa l'Ital-export di whisky ne deve veder pochino. A me il whisky non piace, sa di saponetta: il cognac invece quello s che  buono per in casa non c' pericolo che me lo facciano neanche assaggiare. C' il telefono: un "driiin" da intercomunale. "Bruxelles!" fa il vecchio e si precipita. Lo sento gridare: "All! Alors mon cher Hertault, a va bien? merci, oui... a marche..."
Mi ricordo che una volta parlando con una signora, moglie di un avvocato pezzo grosso, disse: "Il francese  l'idioma dell'amore..." e mia madre si vedeva che era scocciata.


6.

- Oehil Sbarbato!
- Ciao Mangia...
Gli ho dato l'appuntamento di mattina, a quell'ora l cos presto perch ho parecchie cose da dirgli: tra poco finisce il secondo trimestre e se porto a casa la pagella della scuola, con i voti che ho preso specie in latino e in matematica, il vecchio va in bestia un'altra volta e non conviene, adesso che  in buona e che con la scusa della donna la sera ogni tanto mi fa uscire...
Il Mangia mi sta a ascoltare per un po', poi interrompe: "Vai gi piatto: cosa ti serve?"
Glielo spiego meglio: bisognerebbe trovare il modo di portare a casa una pagella decente per non far nascere casini. Si concentra un attimo, poi come m'immaginavo: "Va bene - dice, calmo - ci penso io." Mentre scendiamo gi, passate le colonne di San Lorenzo verso Porta Ticinese, mi racconta che ci ha degli amici che ci hanno una piccola tipografia in corso San Gottardo: quelli l se vogliono mi fabbricano una pagella molto pi regolare di quella che mi danno a scuola. Lo sapevo che mi avrebbe aiutato,  un fenomeno il Mangia,  un vero amico. Ma ci ho un'altra cosa da dirgli, anzi da fargli vedere: ho comprato un coltello! di quelli a serramanico che si schiaccia e vien fuori la lama e poi... Poi c' una cosa pi importante ancora, voglio vedere la faccia che far: l'Angiolino m'ha venduto il suo cannone, lui adesso si  preso una calibro nove, e la sua ce l'ho io, in tasca, la sento con la mano: ce l'ho gi da qualche giorno e nessuno se n' accorto perch ho trovato dove nasconderla...
Quando li tiro fuori tutt'e due ci rimane e fa una faccia... ma non vuol far capire che  sorpreso: "Dov' che vai con quell'arsenale l, a far la guerra al maestro?" C' rimasto, lo si vede. "Metti via, metti via..." fa, scuote il cranio tre quattro volte, non  convinto, non se l'aspettava. Poi mi dice che il serramanico pazienza ma l'altro no! l'altro no!
- Va no in gir cunt el ribatin: se ti fermano i grippa sei fatto!
- Perch mi dovrebbero fermare?
- Eeeeh perch... Perch te ght el ribatin in sacocia...
- Be' ma non lo vedono mica...
- Eeeeh ma se l'immaginano... damm a tr che quela gent l ghe n'ha dela fantasia! non sono giocattoli da portare in giro quelli l...
Sar: comunque lui c' rimasto e  quello che conta.
- Di entriamo... - mi fa, arrivati a un portone a met di corso San Gottardo. Traversiamo un cortiletto di sassi, la tipografia dei suoi amici  in fondo, dietro a una porta a vetri. Tre tipi sui quaranta, uno grasso con su un grembiule nero e gli altri secchi in maniche di camicia stanno lavorando attorno a una macchina che  la prima volta che la vedo, c' un tanfo bestiale ma credo che loro non ci facciano caso.
Il Mangia li saluta cordialmente senza presentarmi e loro ricambiano e nessuno dei tre mi guarda in faccia, come se non ci fossi. Il Mangia scambia un paio di parole sul lavoro come va come non va e quelli rispondono senza dar troppo peso e gli chiedono come va lui, finch quello grosso col grembiule nero non gli domanda be' cosa sei venuto a fare e il Mangia gli spiega che ci ha bisogno di un paio di paglie, di quelle di scuola, fatte cos e cos, che sembrino regolari e anzi vuole che io gli faccia gi uno schizzo. I tre lo ascoltano e si mettono a guardarlo con l'aria di non credergli e adesso ogni tanto buttano un'occhiata anche a me, poi quando lui ha finito di spiegare il grasso gli fa: "Da via el c fa no el stasso cus' che te vret se p sav?!" E il Mangia ricomincia, preciso, che vuole due pagelle che sembrino uscite da una scuola. Il grasso lo sta a ascoltare ancora, con molta pazienza, poi domanda a uno dei due secchi se il Mangia alle volte  dietro a dare i numeri "Moh..." risponde quello e dice che gli pare anche a lui che stia dando i numeri.
Il grasso tira fuori un pacchetto di esportazioni e gli fa fare il giro, ne d una anche a me, poi quando l'ha accesa, la sua, con molta tranquillit spiega al Mangia, che lo sa gi perfettamente, che loro fabbricano passaporti, carte d'identit, patenti, porto d'armi, tessere di tutti i tipi che vuole, magari anche per entrare in due al cinema se gli va bene, ma pagelle gratis no, non sono specializzati in pagelle gratis e non ci tengono neanche. Ma il Mangia non si impressiona, mi d una occhiata per dirmi di aver fiducia che avr la mia pagella, poi con la stessa tranquillit del grasso, anzi ancora pi tranquillo dice che loro questo favore glielo devono fare e sanno benissimo il perch non c' bisogno di spiegarlo: e si vede che deve aver ragione, che quei tre gli devono qualcosa davvero, perch il grasso comincia a sbuffare e tira un fila di bestemmie che sembra che stia declinando e agita le mani, si tocca la faccia, sbatte via la sigaretta che  ancora buona, dice che  roba da matti che se ci si mettono anche gli amici a fargli perdere il tempo andiamo bene... Poi mi strappa dalle mani lo schizzo che avevo fatto e sempre bestemmiando gli d una guardata e lo passa a uno dei due secchi che lo guarda con disgusto e lo d all'altro
- Per domani! - esige il Mangia e gli indica sul mio schizzo, dove ci va il timbro e si raccomanda che non saltino ninete e che scrivano giusto: condotta, italiano, latino, greco, storia e filosofia, il preside, osservazioni, eccetera.
- Va bene! va bene! va bene!... - scatta il grasso tre volte, si batte la mano sulla fronte e alza gli occhi da matto verso la lampadina accesa in mezzo alla stanza: "Va bene!..." soffia ancora e ci prega di andare fuori dei piedi adesso che devono finire delle robe serie, passaporti per gente che paga e bene e subito. Il Mangia gli d la mano, sorridendogli, poi la d ai due secchi e la stessa cosa faccio anch'io, ma quando la d al grasso quello me la tiene un attimo e chiede al Mangia indicandomi: "Ma chi , per lui?"
"S, s per lui..." - risponde il Mangia e il grasso tira su il mento con l'aria di chi capisce ma comunque non ci tiene a sapere, poi mi d uno sberlotto sulla testa e finalmente sorride: "Domani, d'accordo e adesso via, anda!"
Torniamo verso il centro, in via Cesare Correnti, dal Torretti: gli voglio offrir l'aperitivo al Mangia che sembra quasi pi contento di me, mi strizza l'occhio: "Vedrai che capolavoro!". Sento che a modo mio mi ci affeziono a sto dritto che se la sa cavare sempre; lo guardo mentre camminiamo vicini: siamo quasi alti uguali, solo che lui  pi piantato... adesso gli debbo dire una cosa... gliela dico: "Oehil te, senti..." "Se gh?" "Io e te saremo sempre amici... vero?". Mi d una sbirciata, apre la bocca e fa una gran ghignata. Io divento rosso, puttana il clero! divento rosso! Mi molla un colpo sulla pancia: "S s... resteremo sempre amici... ma cosa ti prende, sono cose da dirsi? No, ha ragione, non sono cose da dirsi, ma io non ce n'ho di amici... volevo dire questo che non ce n'ho e per me lui  l'unico amico che ho. Si mette a parlare della sua sbarbina, Titti si chiama, e dice che non importa se ha solo quindici anni perch  in gamba, ma in gamba sul serio: " Un po' matta magari, perch l'altro giorno l'ho portata su in casa mia, che  un cesso, ma lei non ci ha fatto caso anzi l'ha trovata bellissima... Io l'avevo portata su per limonare un tantino, cos, senza grandi idee, e dopo un po' che siamo l a far lingua in bocca, lei... ma non lo dire a nessuno per..."
- Ma no di a ch vuoi che lo dica! - faccio - di, vai avanti... -... lei tira su le sottane e mi fa: prendimi!
- Ah, cos, di brutto...
- Eh, non so cosa ci aveva. Allora io le dico: uei! ma sei matta?! e lei attacca a caragnare e io resto l come un pirla e le dico: be' ma adesso cosa ci hai da piangere? E lei mi fa: "piango perch ci ho paura di provare male ma fallo lo stesso...".
- E tu?
- E io... e io niente mi sono smontato...
Non capisco: ce l'aveva l a disposizione che lo voleva lei e s' smontato:
- Be', ma - dico - cos'hai combinato, niente?
- Ma cosa vuoi combinare che ci ha quindicianni! a me piace cos, perch  una minetta simpatica, per bene, ma non m'arrischio, poi non voglio neanche.
 proprio partito, non c' niente da fare, s' preso una bella imbarcata.
Mentre stiamo uscendo dal Torretti sbattiamo nel Bianco che  l fuori come una vedova in attesa. Quando ci vede ci pianta addosso il suo sorriso da paralisi. Poi, a me:
- Uei Sbarba!... e allora?
- Sessanta minuti e vaffan... - rispondo.
- Gi fatto...
- Va bene, allora tornaci...
- Insieme a te, gioia?
- Da solo e subito...
- Me lo offri un bianchino?
- Ripassa quando  chiuso...
- Oh l come siamo sgarbati!... - ghigna e mi branca il braccio sinistro cominciando a stringere. In quel momento l non so cosa mi prende ma non ci vedo pi: mi libero con uno strappo e tiro fuori il serramanico: glielo metto in mostra, che lo veda bene. Non dico niente: lui nemmeno: gira le spalle e entra nel bar. Dietro di me il Mangia fa una delle sue gran risatone, poi mi d una pacca sulla spalla: "Uei sei diventato un duro! mi fai paura!"
Non rispondo ma gli sorrido e dappertutto dentro d me mi sento felice: felice!
Alle due emmezza vedo l'Angiolino che m'ha telefonato a casa: lo avviso anzi di non farlo pi perch mi scoccia: a mia madre ho dovuto dire che era il Moretti che voleva sapere cosa bisogna portare di greco domani, perch senn quella incomincia a domandarmi chi  e chi non  questo Angiolino e se lei lo conosce e dov' che l'ho conosciuto.
- Mentre andiamo gi verso Mulino delle Armi si mette a raccontarmi che lui  stufo marcio di passare i pomeriggi l dentro dal Torretti a giocare a biliardo o a scalaquaranta o ficcato in qualche cinema e che bisogna che cerchiamo di organizzarci e trovare qualcosa di un po' pi divertente.
Effettivamente penso anch'io che sbattiamo via i pomeriggi da pirla. Troviamo che l'Etabeta e il Silvano, e in fondo anche l'Ernesto, sono dei gran bigoli e che non ci hanno mai un'idea, sempre l incollati al giubbx: "Io l'unico col quale vado d'accordo sei tu..." mi fa, e sar anche vero per a me d l'impressione di una lisciata, comunque gli dico che anch'io vado d'accordo con lui.
- Come va il mio cannone? - domanda e gli rispondo che va bene, cos, tanto per dire, perch non lo so, non  che l'abbia usato: non ci ho neanche i colpi. Poi vuol sapere quanto mi passa il mio vecchio alla settimana e quando glielo dico: "due chili", sostiene che non e un granch e che se riuscissimo a rimediare un po' di grana:
"Ma neanche tanta tanta, ci sarebbe da organizzare una festa, ma di quelle che dico io! un'orgia con tre donne ma di classe, devi vedere che cosa sono... Le conosce un mio amico, due fanno le manichen, l'altra non so, credo che si arrangi, ma quelle l sono dei tocchi sul serio: ci hanno la casa e tutto, e non  che vogliano i soldi, loro anche se non ci dai niente non importa... per si capisce, magari le porti un longpln o un paio di bottiglie di uschi..." si ferma un momento, per chiedermi poi, fissandomi bene bene in faccia: "Tu non l'hai mai fregata una lambretta?"
E di! sono le sue solite fisse: fregare le lambrette, le macchine, mi sembra un po' un esaltato. Ad ogni modo: "No, mai..." rispondo, "e tu?"
- No, neanch'io, per potrei farlo benissimo, non ci vuol mica molto, giuro. Io ce l'ho, no? la lambretta: sono pratico...
- Dico bene: dove l'hai lasciata?
- Son venuto fuori a piedi apposta...
Capisco che cos' che vuoi dire, ma faccio la finta:
- Apposta per cosa?
Fa il sorrisino del tagliato:
- Eh, apposta... per far due passi a piedi...
Siamo arrivati all'altezza del Rialto, un cinema da una gamba emmezza: danno una boiata con Orson Welles, una roba che io devo aver visto mesi fa al centro. Davanti c' una fila di vespe, di lambrette, di ducati, di guzzini: aspetto che l'Angiolino me lo faccia notare. Gli d un'occhiata che lui capisce subito: "Nooo mai quelle l! - fa - sei matto? piuttosto quella l..." e si volta indietro.
Mi giro anch'io: a un duecento metri sulla sinistra, c' una lambretta isolata. Prima che riesca a fermarlo l'Angiolino s' gi avvicinato al punto: io non voglio, mi ruga, che poi so che sono rogne...  arrivato accanto alla lambretta: abbassa la levetta della benza e poi torna verso di me: "Ho aperto il brodo - dice - adesso torno l. Tu aspettami qui e poi monta in fretta".
Non so neanche dirgli niente,  gi l sto incosciente. Speriamo soltanto che non lo vedano senn io me la squaglio. Forse non ci ha il coraggio di farlo, succede come l'altra volta, quello l  uno che... Macch,  deciso: ha preso lo sterzo, gli d un paio di colpi per scassare l'antifurto, mette in moto.
Monto su al volo, come m'aveva detto: tiriamo gi sparati per corso Ticinese: non ci ha visto nessuno, nessuno se n' accorto:  stato un attimo, venti secondi. Sempre sparati facciamo tutto corso San Gottardo, via Montegani, non c' semaforo che tenga, ci fermiamo che siamo alla Baia, davanti a un tabaccaio.
- Visto? - fa lui - c' voluto molto? Andiamo dentro a prendere da fumare.
- E adesso? - chiedo - cosa ce ne facciamo? - Sono stato bravo? - domanda.
S, s,  stato bravo, d'accordo, ma a me quella lambretta l pesa un po': e se ci ha visto qualcuno? No, non pu averci visto nessuno perch  stato talmente rapido...
Lui dice che adesso bisogna mettersi in giro e cercare di piazzarla subito, ma io sono dell'idea che  meglio andar calmi prima di fare dei passi falsi: "Andiamo dal Mangia - propongo - che a quest'ora lo troviamo l dal Torretti".
Facciamo un giro balordo per non passare dallo stesso posto e la lambretta la lasciamo in una strada l vicino al bar. Quando entriamo il Mangia  uscito un momento ma torna subito, c' il Silvano che sta spiegando alla Graschelli che Tom Dooley  la storia di un uomo che la mattina dopo viene impiccato.
Quando glielo diciamo il Mangia non ci vuol credere: "Dov'?" chiede e poi giura che siamo matti a portarla proprio l vicino al bar. Dice che collocare quella roba l adesso sar un po' dura, con l'aria che tira, ma che per lui ce l'avrebbe l'ometto, solo che sta un po' fuori.
- Eh, di, andiamo... - fa l'Angiolino.
- Andiamo un ca...! Ci vado io. Se vi fidate m'aspettate, ma non qui, nel bar pi avanti... - risponde il Mangia.
Io per me mi fido e poi credo che sia la cosa migliore da fare, ma l'Angiolino ha i suoi dubbi:
- Perch non possiamo andarci insieme? oppure ci andiamo io e te e sta qua lui a aspettarci...
- No, no, se ti fidi ti fidi, ma io non lo dico in giro dove sta il mio cok: e se ti porto l te domani lo sa tutta Milano dove si trova!
- Gi perch io vado in giro a raccontare dove sta il tuo cok, non diciamo balle...
- Senti - dico all'Angiolino - lascia che ci vada lui: se non vuol dirlo dove si trova ci avr i suoi motivi, no?... se no noi finiamo che giriamo giriamo e poi ci beccano!
S' convinto e il Mangia se ne va sulla lambretta: l'aspettiamo due ore, nel bar pi avanti, e ci facciamo una scalaquaranta finch non arriva.
- Ecco qua - dice quand' di ritorno tirando fuori il grano - sono venticinque chili.
- Solo? - dubita l'Angiolino.
- Eeeeh solo... vuoi frugare se ce n' ancora?
L'Angiolino dice che  inutile che lui si metta a frugare che per questo potrebbe benissimo averli lasciati dal cok e andarli a ritirare dopo, ma io m'incazzo perch o ci si fida di uno o chiuso. E io ripeto che del Mangia mi fido.
- "Dai, facciamo le parti che  meglio..." taglia l'Angiolino e dopo un po' di tira e molla lui si tiene dodici chili che in fondo trovo che  giusto perch  quello che ha fatto di pi, al Mangia ne vanno otto e  giusto anche questo perch lui al coso l, al cok come lo chiama, gli ha dovuto fare un regolare atto di vendita con due testimoni, e firmare col nome del proprietario della lambretta: se vogliamo  un falso in atto pubblico. In quanto a me, per la fatica che ho fatto quei cinque chili li ho trovati per strada. L'Angiolino ci ha un ultimo scrupolo: "Senti, ma sono proprio tutti?" chiede al Mangia che stavolta scatta: "Ma va d via i p! informati in giro dei prezzi che pagano le lambrette... venticinque  gi un bel prendere te lo dico io! ma cosa ti metti a fare sto mestiere se non sai neanche i prezzi! Vuoi che mi sporchi con degli amici per due tre chili?!".
"State buoni di!" intervengo, senn poi va a finire che una parola tira l'altra e si mettono a pestarsi: "Lui scherzava..." e propongo di andar gi al Colorado tanto per far qualcosa.
Ci muoviamo e dico all'Angiolino che ci pu venire anche il Mangia se si organizza quella festa con quelle tre l, che adesso si potrebbe anche tentare di combinarla visto che un po' di grano ce l'abbiamo, e lui ci promette che si mette in contatto con quel suo amico che le conosce: Cos appena sono libere vediamo di agganciarle". Davanti al Torretti il Mangia entra: ha deciso che paga da bere a tutta la compagnia e quando lo comunica a voce alta, l'Etabeta, il Silvano, l'Ernesto e la Graschelli gli saltano addosso e cominciano a dire sghignazzando chi  morto? chi  che piange? a chi hai svaligiato? e il Torretti  beato perch oltre ai camparisoda che gli van via il Mangia liquida anche la pendenza di un mille che ci aveva da qualche tempo e che quell'altro magari non ci aveva pi neanche la speranza: "Va l che ha fatto un bel ricupero!" gli dico ma credo che se ne renda conto anche lui. Poi con tutta quella ganga di casinisti c'infiliamo dritti al Colorado, con l'Ernesto che  un po' partito e attacca con i suoi tic: la gente si volta ma noi facciamo finta di niente, via come treni sempre ghignando e urlando, facendo: "buonasera signore!", "buonasera signora!" a tutti quelli che incontriamo, agitati, come se improvvisamente fossimo andati fuori di matto. Anche a me gira la testa, perch il camparisoda mi fa quell'effetto l: che ridere!
Gi al Colorado si sente un disco di Neil Sedaka che insieme a E. Lewis  quello che preferisco in quel genere l, bench si ripeta un po'. Davanti al giubbx uno sbarbato della mia et, un falchetto con le scarpe grigie s' messo in mente di essere Elvis Preslev, ma pi che le gambe muove la pancia: smette di colpo quando si accorge che lo guardiamo, come se si fosse scaricato. Allora l'Ernesto prende la Graschelli che dopo un paio di no! mollami cristo! ci sta e si mettono loro due a fare un rock, ma fatto anche piuttosto bene, e noi tutti attorno a batter le mani a tempo: "Forza Ernesto! di Graschelli!".
"Cos' sto casino, volete far chiudere il locale?!"
Abbiamo sentito tutti: una frase detta forte, dietro alle nostre spalle.
Ci voltiamo, i due smettono di ballare. Pensavo e forse lo pensavano anche gli altri che fosse il padrone, invece  il Renni, il Renni - tutta - scena, intappato col fumo di Londra come al solito. Nessuno di noi parla e lui non aggiunge altro, solo ci guarda come se avesse di fronte un branco di barboni, con una sicurezza che neanche fosse convinto di schiacciarci tutti in un colpo solo, e noi zitti e buoni a lasciarci squadrare cos da quello l che potrebbe anche sputarci addosso che nessuno gli direbbe un ca...! No! non resisto! glielo debbo gridare sul muso a sto stronzo: "E a te cosa ti frega  tuo il locale?!"
Mi butta un'occhiata, fa un passo verso di me e sta per fare il secondo... ma io son gi l col coltello fuori: "Avanti forza! fatti sotto campione!". E gli altri zitti. Fa un passo indietro, poi in un secondo caccia fuori il serramanico: anche lui.  a due metri da me: giuro che se mi viene addosso lo ammazzo! Ci guardiamo tutti e due, crede di farmi paura con gli occhi: dove le ha imparate quelle scene, nei film western? Ma io no! non sto scherzando! ci provi! Quelli attorno sempre zitti. Seguitiamo a fissarci, poi lui d'improvviso richiude il serramanico: "Ochei! - fa - come ti chiami? e mi stende la mano. Non so se devo fidarmi, cerco il Mangia: mi fa di s. Chiudo anch'io il coltello, gli d la mano: "Sbarbato..." gli dico. "Piacere: Renni...". Si sente il rutto del Mangia e tutti si mettono a ghignare, ma questa volta era un rutto di sollievo, ci giurerei. "Be' - fa l'Etabeta - ce ne possiamo anche andare".
Ce ne andiamo infatti, alla spicciolata, senza commenti, ognuno quello che vorrebbe dire se lo tiene per s, si va verso casa. Solo il Mangia mi accompagna un pezzo: tagliamo gi per via Unione, poi dopo lui pu prendere il tram alla prima fermata di corso Italia. "Stai attento con quell'affare l - mi raccomanda quando ci lasciamo non fare il bambino: che stavolta ti  andata bene perch a quello gli  girata cos... Ma va' che puoi trovare anche il tipo che non sta mica l tanto e che ti salta addosso: e allora poi son dolori!... E anche con l'Angiolino, di retta, vacci piano... perch  uno che parla parla e poi nelle rogne ci vanno gli altri... damm a tra a mi che la gente io la conosco... uei ciao!": salta sul tre e io filo verso casa: il vecchio non mi fa uscire stasera ma tanto devo stare a studiare matematica perch domani m'interrogano di sicuro e bisogna anche che porti la giustificazione per oggi.


7.

A quest'ora qui starsene seduti sulle panchine del parco Ravizza fa un po' freschino: sono appena le nove emmezza e a sentir l'Angiolino prima delle dieci dieci emmezza la Maria Trapani non si fa mai vedere. Stavo raccontando che adesso in casa per me  abbastanza comoda, quasi una pacchia: il vecchio quando gli ho portato la pagella con tutti quei sette e quegli otto e il timbro e la firma del preside con tanto di svolazzo se la girava e rigirava in mano, felice come un grillo. Ci aveva ragione il Mangia:  venuto fuori un capolavoro, quei tre l son dei bulletti.  stata contenta anche mia madre, povera donna: Vedo che non sei proprio completamente stupido come pensavo..." m'ha detto e ha dato una fissata al vecchio come per dirgli che in fondo io s, avr qualche difetto ma l'intelligenza non mi manca,  chiaro. E l'intelligenza me l'han data loro,  questo che volevan dire: e son tutti contenti. Come premio ho fatto il tentativo di farmi regalare la vespa ma da quell'orecchio l il vecchio non ci sente proprio: dice che  troppo pericoloso col traffico che c' in giro oggi, e poi mia madre starebbe in pensiero e tutte quelle belle scuse l. Gi lui come automobilista convinto li odia i motorini, non li pu vedere, secondo lui bisognerebbe proibirli tutti dal primo all'ultimo, qualsiasi tipo: "Ma il governo quella mossa l non la fa - si lamenta - perch sarebbe una mossa antidemagogica e in Italia tutta demagogia e basta!".
Di politica io ne capisco pochino e non m'interessa neanche, per me uno vale l'altro, per quel che me ne viene in tasca a me, il vecchio invece ha votato per il Mis, per ragioni sentimentali dice lui, perch quando c'era il duce le cose andavano meglio: "Noi italiani abbiamo bisogno di una buona dittatura..." ripete sempre. Per dice anche che quelli del Mis sono quattro esaltati deficienti e che se continuano cos alle prossime elezioni va a finire che lui d il voto ai liberali.
Comunque se non  la vespa un qualche cosa di regalo deve saltar fuori, tanto pi che il vecchio in sto periodo  tutto su di giri perch il Sormani, il capoccia,  partito per l'Inghilterra, cos al momento in ufficio non c' nessuno che gli rompe le balle. Ogni tanto per fare il furbo mi domanda come vado con la "mia bella"... e io anche se non gli dico niente di preciso gli faccio capire che stiamo filando il grande amore...
E lui beve.
L'idea di venir qui al parco Ravizza per pescare la Maria Trapani  stata dell'Angiolino. Questa Maria Trapani sarebbe uno di quei culatoni che girano la notte per i parchi: lo chiamano Maria Trapani perch dicono che si porta sempre dietro un trapano per fare i buchi nei pisciatoi, ma lui in realt si chiama Mario, come me, e pare che ci abbia un'azienda di non si sa bene che cosa e che sia sempre a grano. Il Mangia non ha voluto venire:  incazzato a morte con me perch quando qualche giorno fa io e l'Angiolino abbiamo fregato una lambretta in viale Umbria siamo andati ancora da lui, e lui l'ha rifilata al suo cok, e poi abbiamo diviso come l'altra volta, e fin qui tutto regolare. Poi per  successo il fatto che io sono riuscito a fregare una vespa in via Marcona: da solo, senza nessuno, e era la prima volta che mi ci provavo a fregare una vespa...  stata una cosa emozionante, dato che era anche la prima volta, e poi per un insieme di cose: in principio ero un po' indeciso se farlo o no, poi visto che la vespa era praticamente mezza abbandonata... se non altro ho dimostrato a me stesso che volendo ci so anche fare. Be', comunque appena fregata la porto al Mangia e lui mi fa: Andiamo dal cok che a te ti ci porto, perch di te mi fido, per mi raccomando di non dir niente all'Angiolino dov' che si trova perch senn questa dritta qua finisce..."
Cos ci siamo andati. Questo cok, che si chiama Vittorio,  un bestione di uno, grande e grosso con una faccia che sembra l'uomo delle nevi, e ci ha sempre l'aria di chi sta per perdere la pazienza, anche quando non parla; sar sui cinquanta ma li porta bene, a parte che si tinge i capelli: infatti ce li ha nerissimi che sembra uno sbarbato.  strabico, ma appena appena, e ci ha una specie di scantinato che chiamarlo negozio o bottega sarebbe un'esagerazione. Vende e compra di tutto, ma la sua attivit principale - almeno lo dice lui -  quella di tosare i cani: per vuole che ci siano due persone a tener fermo il cane, senn non lo tosa. Grane con la pula pare che non ne abbia avute mai: sempre a sentire lui, mentre il Mangia dice che c' stato un periodo che entrava e usciva dal Due regolare, un giorno s e un giorno no: ma adesso pare che lo lascino tranquillo.
Comunque un paio di giorni dopo che ci siamo andati noi salta fuori che l'Angiolino ha scoperto dove sta sto Vittorio, e anzi  andato l e gli ha venduto una guzzi. Morale: il Mangia pensa subito che sia stato io a dirglielo all'Angiolino, mentre parola d'onore giuro che non ho aperto bocca. Ma quando tento di spiegarmi, col Mangia, lui non mi fa neanche finire e come se gli stessi facendo le canzoni mi fa: "Va b va b, d'accordo... non parliamone pi... sono stato uno stronzo io a fidarmi..."
Al che m'incazzo anch'io: "No, cristo, perch devi dir cos?... se c' uno col quale non voglio litigare sei tu: se glielo avessi detto ti giuro te lo direi... Ma non l'ho detto puttana eva! perch devo dire che gliel'ho detto se non l'ho detto!"
Niente, lui rimane convinto che sia stato io. Ma poi gli passa. No, tra l'altro sta avendo le sue rogne perch ha avuto un pieno per via della sbarbina: i genitori di lei sono venuti a saperlo che lei filava con uno, e lei, sta interdetta,  andata a raccontare che s' innamorata pazza di un ragazzo che  un duro e che lei ci porta i soldi... Tutte balle perch ha sempre pagato il Mangia, quando li aveva. Ma il vecchio - il vecchio dell'interdetta - ha avvertito la pula e il Mangia  stato chiamato in Fatebenefratelli e diffidato. La sbarbina intanto, scema esaltata com', continua a cacciare in piena famiglia che il suo ragazzo  un dritto, uno che fa i ciapp in casa, i volini, che vive di sansate e tutte quelle storie l, e sta stronza s' messa anche a parlare in gergo, un po' approssimativamente magari, ma tanto quelli non se ne accorgono e lo prendono per vero e si scandalizzano: per cui c' il vecchio che ha detto che se becca il Mangia per la strada gli rompe la faccia e poi lo denuncia per corruzione di minorenne. Il che sar magari anche un po' dura perch il Mangia quella minorata l non l'ha mai toccata neanche con un dito. Fatto sta che  incazzato nero, per gli sta bene, io glielo avevo detto: "Cosa ti vai a perdere dietro quella l? le ragazzine di famiglia lo si sa in partenza come va a finire..."
Oltre tutto, perch quando comincia la scalogna... Oltre tutto c' anche suo padre che son dieci giorni che  sparito e non si sa dove sia.
Lui dice che se anche lo trovano che  morto lui se ne sbatte, per si capisce benissimo che invece  preoccupato.
Cos adesso qua al parco Ravizza ci siamo solo noi: io, l'Angiolino, l'Ernesto e i due fratelli. Quando l'Angiolino sto pomeriggio dal Torretti mi ha detto: "Si potrebbe organizzare un bel pestaggio fatto bene contro quel finocchio..." m' venuto da ridere, perch la parola finocchio mi ha sempre fatto ridere, dalla prima volta che l'ho sentita, che ci avevo undicianni... Il vecchio con una delle sue idee balorde mi aveva mandato ad Alassio, in agosto, con la colonia marina organizzata dai preti dell'Istituto Don Bosco. Eravamo agli ultimi giorni di vacanza e insieme con altri compagni: c'era il Bella, il Favret, un altro paio che adesso il nome non me lo ricordo... stavamo l a prendere il sole in spiaggia, sdraiati sulla pancia, che ogni tanto mi ricordo che io mi alzavo su e guardavo le schiene degli altri: che ci avevano le ossa che saltavano fuori come ai piccioni in fila sul marmo di Guardini e Faccincani. Ci avevamo un istruttore, un prete giovane che per non era ancora prete, un certo don Luciani. Era uno che non ci sgridava quasi mai, anche quando qualcuno di noi si avvicinava alla rete di cinta, che era proibito, o si spingeva troppo al largo oltre la boa: ci richiamava l e ci raccomandava di non farlo pi, ma ci aveva un modo di fare tutto molle, gentile gentile.
-  un finocchio - mi disse quella volta l il Bella - lo vedi come cammina?
Quella parola mi fece venir da ridere, anche perch i finocchi a quell'et l non li avevo mica tanto chiari in testa: sapevo che era una roba da mangiare ma li confondevo coi carciofi. Quando siamo tornati a Milano abbiamo viaggiato la sera, in treno, e nello scompartimento assieme a me c'era don Luciani, il Bella, il Favret e un paio d'altri. A un certo momento don Luciani spegne la luce: potevamo dormire - fa - a Milano ci avrebbe svegliato lui. Ma dopo un po', mi ricordo come se fosse adesso, sento una mano che adagio adagio adagio mi sbottona i pantaloncini: mi viene un mezzo colpo e non so cosa fare. Poi sempre sta mano che cerca, cerca d'infilarsi sotto il costume da bagno, che non me l'ero levato, ce l'avevo ancora su. Allora di scatto, chiss cosa m' sembrato di fare, accavallo le gambe e comincio a stringere: e la mano anche lei con uno scatto se ne va e non torna pi, e non ho mai saputo di chi fosse. Alla stazione, quando siamo arrivati, c'eran gi i miei ad aspettarmi: "Hai fatto buon viaggio?" mi fa mia madre. Cosa dovevo dirle, di no? Cos ancora adesso quando sento dire "finocchio" mi viene in mente Alassio e quella roba l del treno.

A me e ai due fratelli la proposta dell'Angiolino era sembrata divertente, tanto per far qualcosa di diverso, solo l'Ernesto aveva avanzato i suoi dubbi: diceva che quella gente l non gira mai con molto grano in tasca perch non sono degli stupidi, sono abituati agli assalti, stanno sempre sulla difesa, non c'era da fidarsi. Lui lo sapeva di sicuro perch non era la prima volta che ci andava: e proprio un mese prima dei suoi amici di Porta Romana che ne avevano pestato uno a sangue nel cesso del Lux eran finiti dentro dopo nemmeno ventiquattrore. Per alla fine ci siamo tutti convinti che se non altro valeva la pena di provare, e caso mai dovesse proprio mettersi male, cio se quello fa il duro siamo gi d'accordo che molliamo tutto e filiamo via.
A me invece adesso stanno venendo gli scrupoli, ma  troppo tardi: spero soltanto che sta Maria Trapani non venga, non per niente ma non vorrei che per farsi vedere pi di quello che sono i miei amici si mettano a pestarlo troppo forte, e magari esagerano e poi anch'io per non passare da vigliacco ci d dentro... non si sa mai come vanno a finire ste cose: spero proprio che non venga.
- Di, eccolo! muoviti... - mi fa l'Angiolino, proprio mentre son dietro che penso che non arriver pi; e loro quattro via! veloci, si vanno a sistemare in posizione strategica, nascosti dietro alle piante, mentre io mi devo piazzare davanti al pisciatoio a far da esca: bont loro dicono che sono il migliore fisicamente.
Entro dentro per pisciare e ci sto come d'accordo pi del necessario; intanto vedo che il tipo s' messo a girare qua davanti, e adesso s' fermato e sta lumando da ste parti. Vengo fuori, ci metto un sacco di tempo a allacciarmi la patta: a far cose m'ha detto l'Ernesto - si eccitano di pi. Ma la Maria Trapani non mi guarda nemmeno. Non so cosa fare, l'unica  di star fermi:  lui che dovrebbe tampinarmi, dovrebbe cominciare lui. Invece passa il tempo e quello non si muove, eppure non sar mica cieco, mi ha visto. Sar s e no a un dieci passi ma fa finta di niente,  probabile che non si fidi... Come devo comportarmi? Boh. Sto qui impalato, mi sembra un'eternit, come quando fanno due ore di seguito della stessa materia, che sembra che non debba mai finire. Oh, finalmente s' deciso? mi viene incontro: un tipo esilino e basso, scarso di capelli: avr... cosa potr avere? quarantanni, ma neanche... mi piazza gli occhi addosso,  tutto occhi... Cammina dritto verso di me guardandomi fisso come se l'avessi ipnotizzato. Mi fa un sorriso e poi gira subito la testa dall'altra parte: "Per... fa freschino stasera..." dice, ma non rivolto a me, sembra che stia parlando col pisciatoio. Ma faccio finta che l'abbia detto a me, dopotutto siamo soli: "Eh, fa un bel freschino s..."
Si volta di colpo con una faccia sorpresa, come se fosse indignato che io abbia osato attaccar discorso con uno che non conosco. Poi si lascia andare, a gradi, finisce che mi piazza tutti gli occhi addosso e sorride dolce dolce: "Come mai lei  in giro cos solo, alla sua et?" domanda.
L'Angiolino mi ha raccomandato di fare il simpatico e faccio il simpatico, il simpaticissimo. Ma tu pensa questo qui che ci ha un'azienda e viene a battere nei pisciatoi! Con quello che rischiano tra pula e sbarba. Io se fossi un culo qua al Ravizza non ci verrei mai. Piuttosto, non so, andrei in giro travestito da donna, truccato anche, naturalmente, come quello l di Europa di notte, che tra l'altro pare che non lo sia per niente:  un maschione e lo fa perch gli conviene, il grano  grano, un dritto della madonna dev'essere quello l. E  anche una bella fi...!!
- Eh, cos... - rispondo piazzandoci un bel sorriso -... non sapevo cosa fare... son venuto a prendere un po' d'aria...
- Proprio qui davanti? non  tanto balsamica come aria - parla con una specie di cantilena,  divertente. Si mette a parlare: s'intende di tante cose. Fa il disinvolto e, anche lui, il simpatico, dev'essere una legge quella di fare i simpatici in ste occasioni. Per ci riesce bene: parla di macchine, la solita solfa: oggi non c' che la Giulietta, la T.I. naturalmente: ci ha anche il prezzo... E il calcio: m'interesso di calcio? S? Parla dell'Inter. No l'Inter per favore, che c' gi il vecchio che mi rompe le balle con l'Inter...
- Va spesso al cinema?
- Quando capita...
- Fuma?
- B... una sigaretta si accetta sempre...
Si fruga un po' nervoso, per trovare da accendere.
- No, no, grazie - dico - i cerini ce li ho...
- Vuoi che facciamo due passi in l? - domanda e passa dal lei al tu e sempre con sto sorriso, che per non  carogna come quello del Bianco,  un'altra cosa,  pi sottomesso; non dovrebbe essere il tipo che reagisce. Glielo vorrei dire, perch non  antipatico: stupido! perch sei venuto? che cos ti metti nei guai e se non metti nei guai te mi ci metti a me, che  anche peggio.
Facciamo sti due passi in dentro verso il parco. Ho visto che gli altri han seguito, i nostri movimenti, invece lui non s' accorto di niente. Vorrei che sta storia fosse gi finita perch sar stupido ma mi sento un po' di nervoso su per le gambe. Ci fermiamo dietro un cespuglio, al buio: gli altri si son messi proprio dietro a lui. Mi domanda di dove sono, che mestiere faccio. Rispondo al volo: che sono di qua, faccio l'impiegato: ci ha tutta l'aria di credermi. Siamo uno di fronte all'altro, lui ormai si sente tranquillo, s' slacciato il soprabito: "Ma dimmi una cosa - mi fa come se gli venisse in testa un'idea in quel momento... -...tu lo fai perch ti piace o..."
Non fa in tempo a finire che gli altri saltan su come molle: l'Angiolino da dietro gli mette una mano davanti e gli tappa la bocca, l'Ernesto gli branca un braccio, l'Etabeta l'altro, il Silvano gli strappa via l'orologio. Io gli piazzo il serramanico davanti alla faccia. L'Angiolino gli ha gi sfilato il portafoglio, e quello mi guarda con gli occhi terrorizzati e anche pieni di rabbia, di odio, di rimprovero, come se volesse dirmi: "carogna! perch lo fai?" poi d'improvviso tenta di liberarsi con uno strappo, ma il Silvano pronto gli molla un cazzotto allo stomaco che lo fa sedere di colpo e noi via! in un momento siamo gi sulla lambretta e sulla vespa: l'Ernesto schiacciato in mezzo ai due fratelli, io con l'Angiolino.
Ci rugava andare dal Torretti per dividerci la roba, non  prudente: molto meglio qui in questo bar del Giambellino che almeno nessuno ci conosce. Mi son tolto un peso dallo stomaco perch confesso che non speravo che andasse cos liscia, e adesso ci abbiamo tutti l'aria dei trionfatori, anche se nel portafoglio della Maria Trapani c' poca roba: tre chili: sei gambe a testa. L'orologio i due fratelli vedranno di sistemarlo da qualche parte, poi ci daranno qualcosa anche a noi, i conti restano aperti.
- Tu dici che quello l non va dalla pula a denunciare il fatto? - chiede l'Ernesto all'Angiolino.
- Nooo non credo: non ci vanno mai - risponde -... e poi non ha fatto a tempo a vederci bene in faccia... L'unico che potrebbe eventualmente riconoscere  lo Sbarbato...
- Ah va bene, grazie... - dico io.

L'avevo fiutato subito che c'era qualcosa che non andava: appena la Clara  venuta a dire che mi volevano al telefono: "Un certo Gianfranco..." Lei non lo fa apposta sta scema, ma non capisce che dicendo "un certo" pu far venire dei sospetti ai due vecchi. Per fortuna stavano parlando tra loro, roba di condominio, e non ci han fatto neanche caso, per fortuna. Un certo Gianfranco? io di Gianfranchi non ne conosco. Infatti,  il Mangia.
 la prima volta che mi telefona a casa: dice che deve vedermi subito,  urgente, stasera stessa. Se quello mi telefona a casa, e con quella voce l, qualcosa dev'essere successo, non  il tipo che fa gli scherzi. Quando torno a tavola cerco di non farmi accorgere che m'ha messo in agitazione. ma  chiaro che di finir la cena non ne ho tanta voglia: non vedo l'ora di essere fuori. Meno male che ieri sera sono rimasto in casa, cos adesso il vecchio non rogna e posso uscire subito finito di mangiare.
Il Mangia mi aspetta addirittura davanti al portone. E subito mi aggredisce:
- Dov' che eri tu ieri sera?
- In casa, son stato in casa tutta la sera.
Perch?
- Han bevuto tutti: l'Ernesto, l'Angiolino e i due fratelli...
- No! Quando?
- Ieri sera... Stamattina la vecchia dell'Ernesto  andata dal Torretti: l'ha detto lei...
Se m'avesse dato una botta in testa sarei pi lucido. Balbetto:
- E... per... per... che motivo?
Non risponde, mi guarda in faccia come se volesse saperlo da me il motivo. Poi sbotta, incazzato:
-... Per che motivo! se non lo sai tu per che motivo!... L'altra sera non eravate insieme al Ravizza?
Vuole che gli racconti tutti i particolari del pestaggio alla Maria Trapani, e man mano che glieli tiro fuori vedo che s'incazza sempre di pi: e facendo cos  riuscito a mettermi addosso una sgaggia della madonna.. stesse calmo! si potrebbe ragionare meglio. Quand'ho finito si mette a parlare a bassa voce, d l'idea che si sia calmato, invece fa solo dei gran sforzi per trattenersi:
- Adesso vuoi sapere cosa succede? te lo dico io: quelli appena dentro sono andati gi subito...
- Gi dove?
- Gi gi gi... Li han fatti parlare, g'han tir fra tscoss... avranno cominciato col sputare la storia del Ravizza: e l c' rapina e il minimo son tre anni...
- Quale rapina, cosa stai dicendo?
- Rapina!... Te set se vr d rapina? ra-pi-n!... In pi vi danno anche l'associazione, va bene?... E in pi viene fuori e vedrai se non  vero... viene fuori il furto delle lambrette, il cok... e ci vado di mezzo io!
Adesso urla. Io spero che esageri, mi ha talmente riempito la testa che non riesco neanche a pensare un momento. Provo:
- Senti, ragioniamo con calma...
- Cosa vuoi ragionare testa!... Tu sei incensurato, io no! ecco, c' solo quella differenza l! E a me di finire al doppio per le stronzate degli altri mi girano i coglioni, va bene?!...
- Ma sei sicuro che quelli abbiano parlato?
Forse sta domanda, logica, lo convince. Torna con la voce bassa:
- Come faccio a esser sicuro? quelli son l e io son qua... Per...
-... Potrebbero benissimo non aver parlato...
- S, s, ma... Tu comunque ci vai di mezzo sempre, questo  certo: perch se anche ammettiamo pure che l'Angiolino  stato zitto sull'affare delle lambrette, ma la faccenda del Ravizza  saltata fuori di sicuro... Bisognerebbe sapere perch li han presi: se li han presi per quel fatto l o per che cosa...
Continua a ragionare tra s, dice e disfa. E se io telefonassi all'avvocato di mio padre e gli dicessi tutto? Perch in fondo noi alla Maria Trapani cos' che gli abbiam fatto? Tremila lire e un orologio che se va bene ne varr al massimo altre tre... E poi l'abbiam fatto perch quello  uno sporcaccione e voleva obbligarmi a compiere atti osceni, contro la morale, proibiti: che se vien fuori questa cosa qui non so a chi danno ragione... Io sono minorenne... Poi cosa c'entra la rapina? io mi son difeso, come ho potuto: perch non m'andava di essere violentato... voglio un po' vedere chi mi d torto!
Quando gli faccio sti ragionamenti il Mangia dice che  meglio lasciar perdere gli avvocati, almeno per ora; piuttosto mettiamoci d'accordo noi due: per le lambrette buttiamo tutta la responsabilit sull'Angiolino, ma adesso conviene aspettare. Ripensandoci: se quelli li han bevuti ieri sera sono passate ventiquattrore: se avessero parlato i pul da noi sarebbero gi piovuti.
Comunque io giuro che se tutto finisce bene a me in compagnia non mi ci vedono pi: basta, basta. Li mollo tutti, anche il Mangia mollo, non voglio pi veder nessuno. Basta, chiuso, finch si scherza va bene ma io non ho nessuna voglia di rischiare di andare al Beccaria per seicento lire.
Siam finiti davanti al Torretti, quasi senza volerlo. Sono l dentro attorno al giubbx tutti e quattro, che disgraziati! Tutti e quattro: l'Ernesto, l'Angiolino e i due fratelli.
- B - fa il Mangia - cos' sta storia, si pu sapere?
Tra le ghignate folli degli altri tre l'Angiolino attacca a raccontare com' andata, mentre noi due ci guardiamo e scarichiamo tanto di quel fiato che a me  persino venuta fame.
- Ieri sera - dice l'Angiolino - che bigolo che ! - ieri sera erano andati in un barettino di Porta Romana, che ogni tanto loro ci vanno, quando vien dentro un tizio, abbastanza messo bene, un giovanotto, che per marcava da culo in modo bestiale: si va a piazzare a un tavolino vicino a loro e comincia a filarli di brutto, con le solite lumate insistenti. Allora loro sono usciti fuori, per vedere se quello l avrebbe seguiti, e l'Angiolino lancia l'idea di mettersi a marcare anche loro, per sfotterlo.
- Cos noi ci siam messi a fare i culi anche noi, no? - ghigna l'Ernesto - con l'Angiolino che marcava come una troia, una marchetta da galleria!...
Tornano a ghignare tutti e quattro.
- Infatti dopo un po' quello l viene fuori continua l'Angiolino - e noi: ah... ti prego... mia cara... ci mettiamo a far gli urletti, tutti cos, a dimenarci...
Si mettono a agitar le braccia e le spalle, tutti in euforia sti disgraziati!
- Io a lui lo chiamavo Wanda... - dice l'Etabeta intendendo il fratello.
- E lui Ingrid... - risponde il Silvano - e l'Angiolino era Bebi Doll... e l'Ernesto... com' che ti chiamavamo a te?
- Chitti... - marca l'Ernesto come un clarino, ondulandosi tutto: e gi altre ghignate, che si sputano addosso dal ghignare e finiamo per ridere anch'io e il Mangia: per ci abbiam voglia di sapere com' andata a finire. Si spiegano parlando un po' tutti assieme, e riusciamo a capire che il tizio li prende effettivamente per delle checche e loro riescono a rimorchiarlo in un altro bar dove quello offre da bere.
- Quando siamo l nel bar - ricomincia l'Angiolino godendosela tutta - ci domanda... - e qui si mette a imitare la voce checchesca del tizio: - Voi come state a maschi?...
Riattaccano a ridere; dicono una parola e fan tre ghignate e noi l come due bamba che non riusciamo a capire un zoca! Il Mangia s' innervosito e vuole che non la facciano tanto lunga: com' che son finiti dentro, si pu sapere una buona volta?!
Un po' pi calmi si mettono a raccontare meglio: il tizio non era un culo, ma un pul. S, s, proprio un pul, in borghese naturalmente: e loro non se l'immaginavano. Siccome da qualche tempo al Ravizza, in piazza Libia, in piazza Novelli e anche in altre zone i pestaggi ai culatoni sono all'ordine del giorno, la pula cos'ha fatto? Ha fatto venir dei pul da fuori: Varese, Piacenza... dalla provincia, perch dicono che le facce dei soliti agenti sono troppo conosciute. E questi nuovi ci hanno l'incarico di mettersi a girare i bar e i posti sospetti fingendosi checche: cos riescono a sentire un sacco di confidenze e a far parlare gli sbarbati con pi facilit, e spesso in quel modo l scoprono gli autori dei pestaggi... Mica male come idea! Per fortuna loro quattro si son messi a marcare: cos  andata a finire che il pul li ha presi per checche sul serio: ha chiesto se conoscevano dei maschi che picchiavano quelli "cos", ha raccomandato di stare attenti: per sempre fingendo anche lui... anzi, a un certo punto ha detto che siccome lui veniva da fuori gli sarebbe piaciuto di conoscere un qualche ragazzo di quelli che fan marchette, che lui pagava bene. E loro gli han raccontato che loro con i maschi che si fan pagare non ci vanno perch ci avevano tutti e quattro l'amante fisso: e erano convinti di sfotterlo, i dritti!
A un dato momento il pul, sempre marcando in modo bestiale, fa: "Scusate bambine: un attimo che vado a fare una gran telefonata a una mia amica... una brava ragazza che fa il meccanico... un po' volgare la piccola ma tanto simpatica..." e dopo due minuti c'era l davanti la camionetta. Morale: han passato la notte in camera di sicurezza, ma poi la mattina li han mollati, ma prima il commissario ha fatto la predica: ha detto che lui non ce l'aveva con loro, perch li considerava dei malati, per che stessero bene attenti: che se li trovava in giro che davano scandalo li sbatteva dentro e stavolta non per una notte: l'articolo 527 e 531 parlava chiaro: atti osceni e istigazione alla prostituzione, si va da un minimo di tre mesi fino a cinque anni...
Quando han finito di raccontare si rimettono a ghignare, soddisfatti come se avessero vinto il derby, ma il Mangia li smonta di colpo:
- S, s, ci avete da stare allegri: cos adesso siete schedati in questura...
- Schedati come? - chiede il Silvano.
- Come culi, gioia... - risponde il Mangia e adesso  lui che sghignazza e scappa da ridere anche a me, mentre loro ci rimangono malino. Per a conti fatti siamo contenti che adesso sono tutti l, fuori: ci sentiamo sollevati e di buon umore.
- Sai - mi fa il Mangia, facendo il convinto - c' di buono che per fortuna loro come parlano e si muovono sembrano davvero dei culi...
- Eh s... - rispondo, per stare al gioco - non  che avranno fatto molta fatica a fingere...
- Cala, cala - protesta l'Etabeta -  che noi siamo degli attori...
- Magari anche delle attrici... - riprende il Mangia e fa bene perch adesso bisogna metterla gi un po' dura con tutti e quattro. L'Angiolino tenta di cambiar discorso e ci parla di quell'orgia con quelle tre mannequins e quell'altra, ma noi due facciamo finta che la cosa, dato che la propone lui, non  credibile, e siccome insiste a parlar di mine:
- Adesso la fai un po' sporca - ghigno - tanto con noi non devi fingere... - e siamo ancora io e il Mangia che ghigniamo in faccia a sti quattro deficienti, che adesso sono in imbarazzo perch non sanno pi se devono o non devono vantarsi di quel che han fatto.
- Andiamo gi fino al parco Solari? - propone l'Ernesto e per strada ci raccontano della camera di sicurezza, del commissario, e di quel paraculo di quel pul che quello accidenti! ci sarebbero cascati tutti dal modo come marcava. Il Mangia continua a sfotterli e un paio di colpi glieli tiro anch'io: quando ci sediamo sulla panchina del Solari:
- Senti - faccio all'Angiolino - forse  meglio che io vicino a te non mi ci metta... perch non si sa mai dato i precedenti...
- Piantala con ste mettute! - protesta.
- Va bene Bebi Doll... - carico io. E mentre lui alza la mano per darmi un cazzotto lo precedo, lo costringo a abbassare il braccio stortandolo e fingo di volergli baciare il collo: Dammi la tua bocca carnosa bebi... - scherzo facendo il passionale violento.
- La mia bocca carnosa la dar a tua sorella, stronzo! - fa lui, che si secca da morire, mentre gli altri ghignano. E io insisto:
- Sei anche lesbica bebi... questo non sta bene: ti faremo internare...
Lui dice che io e il Mangia siamo troppo stupidi per capire qualche cosa e fetta da matti dicendo agli altri tre di attaccare le canzoni della mala, che loro ci hanno il diritto di cantarle perch sono appena usciti dal Due, mentre noi siamo bravi ragazzini di famiglia e se stiamo buoni buoni ce le insegna. L'Ernesto, subito seguito dagli altri tre, d il via, a voce altissima:

E sette sette sette
fanno ventuno
arriva la volante
non c' nessunooo...

- Magari sar anche un po' dura che io queste non le conosca! - fa il Mangia, facendoci capire che in materia, figuriamoci! lui ci ha un repertorio, ne sa un bordello! e incomincia, con una voce da puttana inganata, carica di vino:

In via Filangieriii
c' un gran serraglio
la bestia pi feroce
l' il commissariooo...
La via Filangieriii
l' fada a sassi...

si accodano anche gli altri, la sanno anche loro:

...l'hu fada l'altra sera
a pugni e a schiaffiii...

lo vigliacco se ne so una! e mi scoccia starli a sentire. Mi limito, quand'han finito la strofetta, a fare: "parapa bunzi bunzi bunzi..." un paio di volte, poi la pianto perch vedo che non c'entra niente e ci faccio la figura del pirla. Il Mangia riattacca, sempre pi in gana, seguito poi subito dagli altri:

Prima faceva il ladrooo e poi la spia
adesso  commissario di poliziaaa...

Faccio il timido tentativo d'attaccare con "Tom Dooley" e spero che mi vengano dietro, invece il Mangia ha gi ripreso, superandomi di voce:

Vorrei vederti nudaaa
salir le scale
e poi colpirti al cuore
col mio pugnaleee...

Questa la sa solo lui: e stavolta son stati zitti anche gli altri se Dio vuole!
- La pula!
Ho appena il tempo di dirlo, che la camionetta s' fermata, proprio davanti a noi. Istintivamente sono scattato in piedi: "Stai seduto!" mi ordina secco il Mangia, e mi rimetto sulla panchina: forse non dovevo. Rapidi due pul in divisa e un altro in borghese stan venendo in qua verso di noi.
- Documenti!
Documenti: che parola! quante volte al cinema o al variet, o quando si scherza tra amici l'ho sentita dire: documenti! anzi: documenta! o: documenda... Ma a sentirmelo chiedere, cos, di brutto... mi fa effetto. Tiriamo fuori le carte d'identit: le pesano una per una, lumandoci in faccia come fossimo dei ricercati: non sembrano mica tanto convinti. Meno male che siamo in piena luce e si vede che non stavamo facendo niente: cantavamo... Quello in borghese con un'aria da sceriffo di seconda mano ci consiglia:  meglio che torniamo a casa, dice,  tardi per stare in giro. Cretino, tardi cosa? non sono neanche le undici.
Se ne ripartono e il Mangia gli tira dietro un rutto che se li colpisce li fa saltare per aria loro e la camionetta.
Ci sciogliamo anche noi, e non si capisce bene il perch ma ci guardiamo tutti in uno strano modo, come se fossimo dei banditi che l'han fatta franca. Sono loro, i pul, che ti mettono addosso sti complessi: "documenti!..." eh, la miseria! son mica tutti delinquenti! c' modo e modo.
Al solito il Mangia mi accompagna un pezzetto verso casa e riparliamo di quello che  capitato agli altri.
- Se  vero quel che han raccontato - dice lui - bisogna proprio dire che la fortuna aiuti gli stassi...
- Comunque - faccio - vedi che ci avevo ragione io e tutte le tue paure erano esagerate.... Sembrava che da un momento all'altro dovessero rinchiudermi all'ergastolo!
- S, s, d'accordo... io per rimango sempre dell'idea che fare un'aggressione a uno per portargli via tre chili e un tic da fiera di Sinigallia bisogna proprio essere dei loffii ma loffi forte!
- Finch vuoi... per non  che noi sapessimo prima quello che ci aveva in tasca... Ce ne siamo accorti dopo.,.
- Ma quelle cose l si sanno... Io non le capisco cosa vuoi che ti dica... che senso ha rischiare di andar dentro per una roba del genere?
Mette una mano nella tasca interna della giacca e mi sbandiera davanti tre deca, poi se li rimette al sicuro. Aspetta che parli io per primo e l'accontento:
- Caldi! da dove vengono?
Vuoi scherzare:
- Ci ho uno zio che fa il banchiere: non l'ho mai detto perch sai che io sono uno che non ci tiene...
- Daai! si pu sapere da dove vengono o... non ti fidi?
- No no, che c'entra: fidarmi mi fido, che discorso... Me li sono procurati...
- Ah, ho capito, va bene. Te li sei procurati: come?
- Come: me li son procurati, chiuso... Quando si mette a fare tanto il misterioso mi sta sulle balle, ma non gli voglio dar la soddisfazione d'insistere. E lui deve averlo capito, perch se la dice tutto da solo:
-... Per devi ammettere che sono un forte. Perch io questi qua li ho in tasca da tre giorni e non li ho mai fatti vedere a nessuno... chiunque altro al mio posto li avrebbe gi tirati fuori almeno sei volte, per far la scena davanti a tutti... io ce li ho qua e li tengo qua.
- Va bene va bene: ti ammiro:  questo che vuoi?
Ho centrato in pieno perch si mette a sorridere: capisce di aver fatto un po' di scialo.
In piazza Missori sentiamo un paio di fischi dietro di noi, ci voltiamo:  un giovanottino magro, con la faccia da ricovero, che perde i pezzi.
- Oehil socio! - grida e il Mangia, sorpreso, sembra contento di vederlo:
- Uei Franchin! - a momenti si abbracciano.
- Te trvi ben - gli fa il Mangia, e io penso che se lo trova bene adesso chiss cosa doveva essere prima, roba da sanatorio, se lo vede un dottore come minimo gli ordina sei mesi di montagna -... come mai in giro?
- E uei... ho finito... - risponde il Franchin... - e ti? come te la passi?
- Il solito... a gh n'aria in gir...
- Ma fai qualche lavoro o...?
- Nooo: niente... sunt in vacansa...
- E mi istess... almeno per qualche giorno ancora... poi dopo si vedr...
Parlano pi a mezze parole che a frasi intere ma ci han l'aria di capirsi benissimo, e mi sento un po' spaesato: mi fa rabbia tutto sto sottinteso, come se mi volessero tagliar fuori.
- Fatti vedere... - fa il Mangia che vuol troncare. L'altro accenna di s, allarga le braccia, forse vorrebbe chiedergli qualcosa ma il fatto che ci sia l io magari gli scoccia. Se la fanno ancora un po' tra loro, e molte parole non le capisco, finch il Franchin conclude:
- L' des d che sunt fra, g minga de grana, trvi no de lavur... se g de f? v a trghela!
Cos ci ha bell'e spiegato perch ricomincer a rubare: per fame, deve essere proprio un barbone, ne ha tutta l'aria.


8.

No, non  che si siano sprecati: mia madre m'ha regalato un pullover di cachemir: celeste (erano mesi che andavo dicendo che lo volevo grigio, io alle volte mi domando se quando parlo mi stanno mai a sentire); il vecchio se l' cavata con una penna stilografica talmente solita che ha sentito il bisogno di valorizzarmela: "Guarda che  molto bella quella penna... stai attento a non spaccarla subito..." e in pi - se sono promosso - ha annunciato che mi dar il permesso di fumare "ufficialmente". La nonna Giulia un paio di cravatte stranamente passabili, quelle di Smart, da un chilo emmezzo l'una e la nonna Emilia - che brontola sempre che non ci ha mai una lira - un portafoglio nero, di foca, Viva la faccia dello zio Mino che m'ha mollato un bel deca, senza tante scene, facendomelo scivolare in mano quieto quieto. Dimenticavo: mio cugino Marco, il figlio dello zio Mino,  arrivato qua con un longplay della Fitzgerald.
Compio diciassette anni: son contento d'avere un anno di pi. Ieri sera  venuto a cena come al solito il Benfar, m'ha strizzato l'occhio da verme e m'ha battuto la mano sulla spalla come a un vecchio complice: "I prossimi - ha detto sono diciotto..." Evidentemente s' dimenticato che i casini li hanno chiusi da un pezzo.
L'idea della festa in casa, naturalmente,  stata di mia madre, la facciamo ogni anno, da anni: io non ci tenevo per niente, perch non mi diverto, anzi, ma non ho neanche fatto il tentativo di dirlo, tanto non sarebbe servito e poi chiss cosa sarebbero stati capaci di pensare. Cos ho telefonato e ho invitato due ragazze che ho conosciuto al mare quest'estate: l'Adriana e la Mirella, ci han sedicianni tutte e due, e sono due gran bei pezzi di fi... ma non c' niente da fare, almeno al mare ci ho provato parecchie volte e non si sono mai smollate. Poi: il Sergio Piantanida, che sta qua al piano di sotto, il suo vecchio ha un'industria di roba di plastica: politilene o polimilene come cacchio si chiama, quella roba che sembra cellophane ma non lo ; i suoi sono amici dei miei, ogni tanto si vedono; lui, il Sergio,  un ragazzino pidocchioso e rompiballe, ci ha quattordicianni, un rospetto di uno, sempre fuori in strada con la bici che ne cambier tre all'anno. Mia madre ha insistito perch venisse, per via dei suoi, naturale; ha portato su delle paste. Il Rusconi e il Grassi, due compagni di classe, e speriamo che non succedano sbianchimenti con la storia della pagella: bench io li ho messi sull'avviso di non parlare mai di scuola n con mia madre n con nessuno e prego Dio che se lo ricordino. Per quando son entrati e mia madre ha cominciato: "ah! voi due siete in classe con Mario..." io ho avuto uno stringimento...
Il Rusconi ha portato una tipa, Lella si chiama, quindicenne, non mi dice niente. In pi c' mio cugino Marco con la sua donna, una svizzera che  in Italia per studiare: una bionda piuttosto buonina e pare che il Marco se la spassi mica male con quella l, sempre che non cacci. Totale siamo cinque uomini contro quattro donne, manca una donna, regolare: non ho mai visto una festa in cui non manchi almeno una donna.
Mia madre ha spinto a fondo diverse volte perch io mi decidessi a invitare la mia "fiamma" come chiama lei la donna-fantasma, ma mi son difeso come un leone dicendo che non poteva, e facendo capire che si sarebbe seccata; e meno male che il vecchio s' schierato dalla mia parte: "Avr le sue buone ragioni se non la vuole invitare..." e m'ha sorriso tutto in buona, pieno di comprensione. Deve aver fatto il giro di tutti i parenti quella storiella l, perch il Marco m'ha aggredito di domande, voleva sapere com'era, com' che l'ho conosciuta: Ma  vero che studia medicina?... ha diciannove anni?... ma di dov' lei?... e ci sta completamente?... e ai miei "s, s...": "Accidenti! vai forte!" ha detto tutto ammirato. Eppure lui non dovrebbe lamentarsi con quel tocco di svizzerotta che ci ha per le mani: ma mi sa tanto che ci combini poco. Della compagnia gli unici che avrei potuto invitare sono l'Angiolino e i due fratelli, ma non l'ho fatto per due ragioni: primo perch mi rugava che mi vedessero in casa dove io per forza di cose devo comportarmi in un determinato modo (e anche se loro in casa loro fanno la stessa cosa poi so che magari m'avrebbero preso per il culo); e secondo perch ho deciso che li mollo, non subito, ma a poco a poco mi voglio sganciare, perch - e qui ci ha veramente ragione il Mangia - sono proprio dei gran pirla e va a finire che un giorno o l'altro a forza di fare gli stassi ti combinano qualche pasticcio.
Va bene: facciamo la festa. Intendiamoci: lo so gi che sar una gran rottura, ma non era possibile evitarla. Mia madre assieme alla Clara ha preparato un sacco di tartine: maionese, senape, salmone eccetera; poi ha fatto la macedonia e la torta e sono riuscito soltanto in extremis a convincerla di non metterci sopra le diciassette candeline che  veramente troppo ridicolo: mi ricordano i cartoni di Walt Disney quando fanno la festa alle ragazzine di famiglia e si mettono tutti intorno a cantargli: "tanti auguri per te, tanti auguri per te...". Tutta da ridere. Come beveraggi, aranciate, coca, chinotti e gran scialo della madonna! una bottiglia di spumante: al centro della tavola trasformata in buffet freddo (anche questo fa molto Walt Disney).
Io non so di chi sia stata l'idea che quando uno compie gli anni bisogna tirargli le orecchie ma certo non doveva essere un gran dritto: le ragazze naturalmente non ce n' stata una che non l'abbia fatto. Tutte, regolarmente: "Permetti che ti tiri le orecchie?" e quando  stata la volta della svizzera ci avevo gi la risposta in bocca, volevo dirle io che cosa doveva tirare. Invece: "S s, ma piano eh, mi raccomando: che ci ho gi due orecchie cos a forza di tirarle!"
Il Sergio Piantanida, rospo com', si d un daffare matto con la Mirella che  una testa pi alta di lui e tra l'altro a ballare si difende, mentre lui: tk! tk! sembra un cieco che attraversa la strada, e deve darle certe pestate che quella poverina va a casa coi piedi gonfi. Mi son buttato sull'Adriana, a canguro, per lei dice che i balli lenti non le piacciono: infatti mi ricordo che al mare voleva sempre ballare il rock.
Mia madre, tutta in festa, mentre balliamo ogni tanto vien dentro con la scusa di domandarci se ci stiamo divertendo, e tutti capiscono perfettamente che  l di sentinella: che tra l'altro non ce ne sarebbe nemmeno bisogno perch cosa vuoi combinare in una festa di questo genere? Anche la Clara gira, con i piatti delle tartine: deve averglielo raccomandato la mamma. Secondo me la Clara  contro tutte le tentazioni: non ci ha tette, ci ha il culo basso, ha le gambe che fanno schifo, per quel bigolo del Grassi (che  veramente un bigolo, sotto tutti gli aspetti) arriva al volo per portarmi da una parte e dirmi in gran segreto: "Uei! mica male la tua serva... si pu scopare?"
Mentre ballo con la svizzera, che si chiama Trudi, provo a spingere un po', e mi sembra anche che ci stia, perch non si tira mica indietro, ma il Marco  sempre l in agguato che ci punta gli occhi addosso ogni minuto e luma da maledetto: mi piacerebbe un frego soffiargliela, ci proverei un gusto matto. Non so, non sar normale, ma ste feste non capisco perch si facciano: che gusto c' a star qui a ballare come tanti pirla secchi e a buttar gi cocacola e chinotti? il Rusconi ne avr bevuti sei! E poi sempre i soliti discorsi da ciula:
- Uei! mi pare che tu ci stia dietro un po' troppo all'Adriana... Mirella tu cosa dici non sembra anche a te?
- Ah io non so... io lascio che facciano, non m'interesso dei fatti degli altri...
- Sssst! state zitti che questo qui lo voglio sentire...
- Cos'?
- Stai zitto!... per me la Fitzgerald  un dio!
- Anche a me piace da matti... guarda: nel campo femminile oltre a lei c' soltanto la Sarah Vaughan...
- ... e la Bessie Smith... guarda che anche la Bessie Smith  una forte...
- Sentite: se gioved pomeriggio volete venire andiamo in casa di una mia amica che d una festa...
- Com' questa tua amica,  carina?
- Ecco, lui subito...
- Che c'entra... se  carina  meglio, no?
- Si... sii...  carina... stai tranquillo:  molto carina!
- Pi di te?
- Ohi! hai imparato anche a fare i complimenti? ringrazio commossa!
Eppure quelli hanno l'aria di divertirsi. Mah. Senza che nessuno se ne sia accorto mi son scolato un paio di cognac nello studio del vecchio, e adesso mi sento un po' pi su di giri. Certo che a vedermi davanti quella gente l... mi vien voglia di dir tutte le porcate, proprio un elenco di parole; come quando ero piccolo che andavo a cercarle sul dizionario e ero tutto soddisfatto quando ne trovavo una nuova. Mi piacerebbe, in questo momento, fermare tutte quelle mezze seghe
"Uei ragazzi! state a sentire una cosa: merda!"
E loro tutti, fermi di colpo, tutti in gruppo, in un angolo... E poi... le donne specialmente: "Eh? come? cosa? cos'hai detto?" e dopo, scandalizzate... ma scandalizzate falsamente  questo che mi fa rabbia: "Ma te! sei impazzito?"
E io calmissimo, preciso: "Ho detto merda. Emme e erre di a. Emme come merda... E come... escremento... Erre come... rogna.. Di come..." di come non lo so adesso, ma mi preparerei prima la parola che devo dire. Se fossi un forte lo farei. Il giorno che ci ho il grano lo faccio. Se crepa il vecchio che riesco a far su un po' di grano m'intappo come un dio e poi mi metto a girare i posti di moda: "Permette signorina che le stringa una tetta con la mano sinistra?" e via di sto passo. E se viene l qualcuno a cioccare tiro fuori il cannone deciso, e mi metto a pregarlo, facendo la finta voce dolce: "No, per favore, non ti muovere, perch vuoi costringermi a sparare? perch io se ti muovi ti sparo addosso... Non ci credi? Eh, di, prova... Cos'? Cos'hai detto? Chiami la pula? Ma io la pula non la vedo nemmeno... E poi io non ho fatto mica niente, ho chiesto soltanto alla signorina se potevo stringerle una tetta con la mano sinistra: se preferisce con la destra non ho niente in contrario... No, chi  che fa lo spiritoso? Stai calmo gioia, non t'avvicinare... senn mi tocca sprecare un colpo e poi ti faccio male e mi dispiace... Giuro che mi dispiace, io sono un ragazzo sensibile... Sta buono, di! vai via... vai dalla mamma a domandarle se ti lascia uscire stasera..." Giuro che  una soddisfazione che un giorno o l'altro bisogna che me la tolga!
I deficienti continuano a ballare: guarda che roba! ma guarda che mosse! ma si pu essere pi pirla di cos? Sono l che si dimenano con i dischi di due anni fa: "Ohi mister talimn talim banana..." sono rimasti a Belafonte! ma quelli l il giorno che non ci hanno il grano come fanno? e quello dovrebbe essere il mondo nel quale dovrei vivere io?... "Permetti che ti tiri le orecchie? Uei mi pare che tu ci stia dietro un po' troppo all'Adriana... Quest'anno ci abbiamo una proff che  una carognina condita con olio e aceto... Mario: diciassette anni, cominci a diventare interessante... Grazie signora, prego signora, nossignora, sissignora...": andate a dar via il culo tutti! Ma io non ci vivo neanche morto in quel mondo l! Te le figuri tra ventanni quelle caghe? Il Sergio Piantanida, rospone schifoso tutto schiacciato che sbava dietro alla Mirella, sfasciata: "...mio figlio lo faccio lavorare nella mia fabbrica di politilene-polimilene... Rende bene sa il politilene-polimilene..." E il Rusconi grasso, pelato... o grigio... o tutt'e due: pelato e grigio, che butta gi enormi bicchieroni di chinotto e segna il tempo col pancione: "ohi mister talimn talim banana..." neanche morto, giuro! neanche morto!
- C' Gianfranco al telefono... - la Clara non ha pi detto "un certo",  la seconda volta che il Mangia mi telefona a casa: cosa c' ancora? che altro casino c' in piedi?
- Pronto... sei tu Sbarba?
- S... Ciao...
- Oehil! auguri!...
- Eh?... Grazie...
Perch mi vien da piangere cristo! Meno male che lui non mi vede, senn sai che sfottimento!  felice: la sua vecchia  stata rilasciata,  venuta fuori stamattina. Mia madre m' venuta vicino, mi ha dato un bacio sulla testa: "Tanti auguri tesoro..." Perch non riesco a provare nessun sentimento per lei? so che  mia mamma, ce l'ha scritto in faccia, e vorrei tanto poterle gridare: ti voglio bene! ti voglio beneee! invece rimango l a guardarla, a vuoto. Una volta l'Angiolino mentre litigava col Mangia gli ha gridato: "figlio di puttana!" e se non glielo levano dalle mani il Mangia lo ammazza di botte: "mia madre la lasci stare, capito?!" gli ha soffiato sotto gli occhi, e cos incazzato duro non l'avevo mai visto. Mia madre non riesce a capire quello che mi passa per la testa in sto momento: mi spinge verso la stanza da pranzo dove i deficienti continuano a ballare: dice che la bottiglia di spumante devo aprirla io.


9.

Da quando  uscita, e cio da cinque giorni, la sciura Tilde (alla Baia ci dicono la Tildona) non sa da che parte voltarsi: rimettersi a fare il lavoro che faceva prima non pu, primo perch una gran clientela non ce l'ha mai avuta dato che da quelle parti l dell'ostetrica si fa a meno pi che volentieri, poi perch siccome  una recidiva le hanno levato la condotta e s' beccata l'interdizione perpetua alla professione sanitaria.
Il Mangia che faceva i salti di gioia perch gliel'avevano rilasciata adesso  preoccupato, ma parecchio, e si d daffare a chiedere in giro a tutte le sue conoscenze se non ci hanno un posto di lavoro per sua madre, ma  difficile trovare qualcosa di serio, per quanto la sciura Tilde giura che si accontenterebbe di qualsiasi cosa per il momento: anche come serva, meglio se a mezzo servizio. Oggi per - dice - tutti preferiscono le giovani e poi con i precedenti che ci ha non  cos semplice trovare una sistemazione.
Sono gi di morale forte, tutti e due: madre e figlio, e intanto a caricare la dose c' che il Veltri (che sarebbe il vecchio del Mangia e quindi il marito della sciura Tilde) appena ha inteso che la moglie  tornata fuori  rientrato in casa: dice il Mangia per riprendere a vivere alle spalle di sua madre come al solito. C' stata anche una discussione, violenta, tra padre e figlio, che a momenti si pestano. Uno sbianchimento reciproco, si sono rinfacciati un sacco di cose, perch il Mangia continua a sostenere che suo padre per lui non ha mai fatto niente e non gli ha dato mai neanche un cerino spento: e lui ha dovuto sempre arrangiarsi per vivere di suo, in qualche modo, e gli unici soldi che qualche volta gli han messo in tasca eran di sua madre e non di suo padre. Il Veltri a sentir un disco del genere s' messo a urlare: che suo figlio non aveva voglia di fare un ca... perch  un balordo, sempre stato un balordo, e che lui non gli doveva niente, e se un giorno o l'altro finisce dentro non s'aspetti che lui venga a tirarlo fuori: ci pu scommettere, gli cascassero le braccia, anzi sarebbe una liberazione per tutti. Tra questi spari la Tildona, in altalena sugli affetti, gi pentita di essere fuori.
Tutte ste cose il Mangia me le racconta pi da abbattuto che da incazzato, non sembra nemmeno lui, dice che da questa situazione deve uscirne, a costo di trovare un lavoro regolare. Mi dispiace, davvero, a vederlo conciato in quel modo, ma non so cosa dirgli per tirarlo un po' su. Ci ho cinque chili in tasca, gli avanzi del deca dello zio Mino, e glieli d volentieri: addirittura non li vuole, li rifiuta. "Ma nooo.... lascia stare - fa - guarda: quando ne avr proprio bisogno te li chiedo io... E stai tranquillo che sar anche prestino..." gli  scappata una mezza ghignata da dritto: sono contento che quando si trova con me quasi sempre finisce per passargli la luna.
Ieri pomeriggio dal Torretti l'Angiolino mi ha preso da parte per dirmi una roba, un colpo che ci avrebbe in mente di fare e vorrebbe che ci andassi anch'io con lui, ma io non gli ho detto n s n no, sono stato molto sulle generali, anche perch a me la cosa piace poco e poi dell'Angiolino non mi fido mica troppo: soltanto m'ha fatto giurare che sarei stato zitto con tutti. Per al Mangia glielo dico lo stesso, a lui pu interessare, data anche la situazione.
- Senti - incomincio - io saprei di una cosa... per non so se faccio bene a dirtela perch ho promesso che non ne avrei parlato con nessuno...
- E allora non dirla... - risponde, ma lo fa apposta, perch alle volte diventa permaloso.
- Che c'entra - vado avanti io, con le buone - a te lo posso anche dire...
- Di sentiamo...
-  una roba che m'ha detto ieri l'Angiolino...
- Alza le spalle: non ha molta fiducia nelle proposte dell'Angiolino, me l'ha sempre dichiarato, ma ormai gli vuoto tutto: -...Si tratta di un magazzino, o di un deposito... adesso non so bene... ma poi te lo dir lui...
- Un deposito di che cosa?
- Di utensileria, vicino allo scalo Farini... C' il negozio da una parte e in una traversa isolata c' sto deposito che di sera ci rimane soltanto un custode...
Ha preso a interessarsi, si distende di faccia, ma non vuol farlo capire:
- Va b... ma dentro cosa c' in sto deposito?  roba pesante, che roba ?
- Ma, io adesso ripeto... non so... non so con precisione: credo che siano pinze... roba del genere: pinze, serrature, chiavi inglesi... martelli... non so... l'Angiolino dice che  tutta roba che si pu portar via con facilit... se la cosa t'interessa ti metti d'accordo con lui...
- Mmmm... prima di tutto bisogna vedere dov' sto posto... tu ci sei stato mai?
- Io? Mai. Me l'ha detto l'Angiolino, te l'ho detto...
- L'Angiolino  un gran loffio non dimentichiamoci...Io delle sue portate non ci ho una gran fiducia... Bisogna vedere com' fatto sto deposito, cosa c' dentro veramente... a lui chi gliel'ha detto?
- Non lo so chi gliel'ha detto, ti ripeto, non lo so!... a me ne ha parlato ieri... io non ci avevo nessuna intenzione: lo dico a te se pu servirti una dritta...
Non  molto convinto, ma mi guarda bello e mi molla una mezza pacca sulla pancia:
-... Grazie dell'intenzione comunque... - mi fa, e finalmente  tornato a ghignare, da simpatico -...parliamone un po' con l'Angiolino... vediamo se  una cosa che si pu fare...
L'Angiolino quando glielo dico sulle prime s'incazza,  logico, ma poi finisce che mi d ragione quando gli spiego che  meglio se ci viene anche il Mangia che almeno  un esperto e quei lavori l li conosce gi. Non gli dico che naturalmente o senza il Mangia non ci andavo, che senn s'offende dato che lui si reputa un genio: e cos ci troviamo tutti e tre in casa sua per discutere di sta faccenda con un po' di calma.

Per tre sere di seguito abbiam filato la zona del deposito, e tutte le strade vicine, casa per casa, e ormai la conosciamo a memoria. Io poi me lo son sognato anche stanotte quel deposito ma non lo dico perch ho paura che meni gramo. Dopo un fotto di se e di ma il Mangia alla fine s' convinto: il rischio  minimo, si tratta solo di essere un po' veloci. Si pu entrare da due parti, con una certa facilit: o scavalcando il muretto di cinta che non  tanto alto e ce la si pu fare benissimo o facendo un buco nella rete metallica, che per  una cosa lunga, molto meglio il muro che tra l'altro si trova nella parte pi buia. Questa  la quarta sera e alle undici non c' pi un'anima in giro, solo una coppietta che ha appena svoltato l'angolo e ci ha tutt'altro per la testa. Abbiam portato con noi tre sacchi per la roba, e siamo rimasti d'accordo che mentre io e il Mangia entriamo dentro l'Angiolino resta sul millecento del suo vecchio, che ci abbiamo coperto le targhe con due striscette, e noi gli buttiamo gi al volo i sacchi.
Solo il Mangia  armato: s' fatto dare la pistola dell'Angiolino e a me ha proibito di portare la mia; noi ci siamo rimasti male perch finalmente ci avevamo il modo di usarle, non dico per sparare sul serio, ma cos, per maggior sicurezza, ma lui ha cioccato dicendo che non si fida: che se vien fuori qualcuno e si mette a urlare noi siamo capaci di tirar fuori il cannone e di farlo secco, mentre lui non c' pericolo perch ci ha i nervi a posto, e si pu rischiare un anno emmezzo per furto ma non trentanni per omicidio. Morale: "... el ribatin el tegni m..." ha deciso.
Non mi sento per niente emozionato, come se l'avessi fatto trentamila volte,  la presenza del Mangia: ci godo un mondo a fare una cosa cos con lui e ci tengo a fargli vedere che non sono uno scasso e me la so cavare, anche se so che lui, in fondo, continua a considerarmi uno sbarba.
Monto prima io, poi il Mangia subito dietro: ci caliamo gi tutti e due insieme in modo che facciamo un rumore solo: un unico punff! sulla terra un po' bagnata. Quando ci rialziamo ci abbiamo una pila abbagliante negli occhi e non riusciamo a vedere un tubo.
- Fermi dove state! tengo il revolver! -  una voce da terrone, che ci arriva come una sberla.
- Tira gi sta pila! - fa il Mangia con rabbia, sottovoce: e la pila si abbassa.  il custode: al buio non riesco a vederlo tanto bene e poi per la verit ho anche poca voglia di guardarlo. Siamo ancora a terra tutti e due.
- Tiratevi su e alzate le mani! - comanda il terrone, ma ha una voce che gli balla in bocca, pi che un ordine  una preghiera.
- Ragazzi... che andate facendo? - ci domanda mentre noi due siamo l con le braccia per aria e io non riesco a concentrarmi. - Io non voglio scherzi! per carit: niente scherzi...
- Non chiami la pula... - lo prega il Mangia con una voce da prima comunione. Ma il terrone sembra che abbia pi paura di noi:
- Nooo... io non chiamo nessuno...
Ci punta addosso la pila un attimo, per squadrarci: siamo l tutti e tre come appesi a un albero e tutti e tre con una gran voglia di essere da un'altra parte.
- Io non chiamo nessuno... - riprende il terrone agitato - io mo' vi lascio andare... ma patti chiari: ditelo ai vostri amici che mi lasciassero un poco tranquillo... E questa  la terza volta in dieci giorni! e basta, andiamo!... Ma che volete, che volete?!... B, mo' coraggio: sbrighiamoci... abbassate pure le mani: ma mi raccomando guagli: niente scherzi!... niente scherzi, capito?...
Ci dice di andare avanti, e ci andiamo mica troppo sicuri per... Lui ci segue con la pila e il cannone puntati: non ci sparer mica alle spalle? Io quasi non ce la faccio a camminare, le gambe se ne sono andate. Apre una porticina di legno, ci fa uscire e anche lui dietro. Il millecento  fermo all'angolo: come ci vede tutti e tre, il custode armato dietro di noi, l'Angiolino mette in moto e se ne va rapidissimo a marcia indietro e a fari spenti. Il custode, alla luce, lo si pu vedere bene:  un omino sui sessanta, calvo e rotondo, con la faccia del terrore e gli occhi da burattino, fissi. Adesso ha messo via il cannone, tiene in mano solo la pila. Ci parla a scoppi, mentre io e il Mangia non abbiamo ancora avuto il coraggio di scambiarci un'occhiata. Si mette a raccontarci che lui ha trovato sto posto di custode di notte, e per tutti i ladri, quelli giovani specialmente: possibile? hanno preso di mira quel posto l. Ora lui non vuol male a nessuno, per carit, ma non vuole passare guai, e fino adesso gli  sempre andata bene perch  sempre stato accorto: non ha mai chiuso un occhio: mai! in tante notti... mai una volta che si sia preso il lusso di chiudere un occhio, in tante notti mannaggia! per... eh, per lo capisce benissimo che un giorno o l'altro potrebbe capitargli un brutto scherzo, e se gli va male, se c' un furto che riesce... che succede?... Che succede? ce lo dice subito che succede:  il licenziamento e buonanotte... e lui ci ha moglie e figli a casa, e  considerato, a casa sua, sia dalla moglie che dai figli... "E sapete perch? perch non ho mai avuto guai... Me la sono sempre cavata come un'anguilla... Per questo... ditelo, ma ditelo veramente, ditelo ai vostri amici, ditelo in giro... che io lo so che voialtri, voialtri... scusate ma ve lo debbo dire: voialtri giovinastri... vi conoscete tutti fra di voi... Ditelo: il magazzino di Salvatore va lasciato stare... Capito? Va lasciato stare! Perch  un amico, non vuole perdere il posto, non vuole rogne, non vuole schiamazzi, non vuole scherzi, non voglio sparatorie... non voglio niente... Nii-en-te!... capito?..."
Parla da avvocato, come se stesse difendendo un imputato che ha poche speranze di venire assolto, dice le cose a salite e a discese, un po' adagio un po' in fretta, ma sempre con la voce che gli balla in bocca. Io e il Mangia riusciamo finalmente a guardarci: non so quale sia la mia, ma lui ci ha un'espressione come di uno che lo vanno a svegliare nel sonno per gridargli che ha vinto i cento milioni di Merano ma non ci vuol credere. Il terrone ha ricominciato a difendersi: "...siamo d'accordo, u? e se proprio si sono fissati... se proprio vi siete fissati su sto deposito qua... e venite quando non ci sono io! io mo' tra un mese me ne vado in ferie... e qua se ne viene un altro: un avventizio, un provvisorio, un giovanotto senza moglie senza figli... le grane dategliele a lui non a me... a lui fategli gli scherzi, non a me! E mo' andate, andate! sparite dalla circolazione!..."
Ha rinchiuso la porticina dietro di s. Ce la battiamo via veloci, ma appena svoltato l'angolo ci fermiamo e torniamo a guardarci in faccia: "Che sgaggia ragazzi!" fa il Mangia tirando il fiatone, e poi di colpo come se ce l'avessero ordinato dall'alto sbottiamo a ridere tutti e due come due interdetti.

Con l'apertura della fiera  regolare che s' messo a piovere. Sono stato a letto con l'influenza per tutta una settimana e durante sto periodo non ho pi visto nessuno dei miei amici: speravo che mi telefonasse il Mangia per sapere se ero morto o no, invece nebbia, solo il Rusconi, il Moretti e il Grassi sono venuti a trovarmi per portarmi i compiti. Mia madre mi ha chiesto come mai la mia "fiamma" non m'ha telefonato per informarsi come sto, le ho risposto che le avevo proibito di chiamarmi in casa: non vorrei che mangiasse la foglia a lungo andare. Oggi sono uscito per la prima volta e non m'andava di tornare subito a scuola: sono capitato al Torretti, ma il Mangia non c'era. Dice l'Angiolino che  una settimana giusta che non si fa vedere: lui l'ha cercato perch vorrebbe indietro il suo cannone che gli  rimasto in mano dopo l'affare del deposito; anzi quest'oggi aveva l'intenzione di venire a casa mia perch essendo sparito anch'io voleva sapere cos'era successo. Meno male, perch non ci tengo a avere quelle visite l. Non capisco perch il Mangia faccia l'irreperibile, non credo che ce l'abbia con me perch non c' motivo, comunque penso di sapere dove trovarlo.
Lo pesco di pomeriggio infatti, che  l al vecchio bar di via Torino, si sar messo in buona col padrone: seduto a un tavolo che sta parlando col Franchin, quella faccia da ricovero che abbiamo incontrato una sera in piazza Missori. Ho avuto una strana impressione: non so se gli faccia piacere di vedermi, anche se mi saluta tutto in festa, per mi scoccia che quando sono arrivato io han cambiato discorso, non sono tanto scemo da non accorgermene. Non vedo perch dovrebbe avercela su con me, cosa gli ho fatto? Nella storia del deposito penso di non aver avuto nessuna colpa: non  mica colpa mia se il custode ci ha sentito, io mi son limitato a fare quello che mi aveva detto lui, se poi la dritta dell'Angiolino era una dritta storta poteva pensarci prima, lui che dice tanto.
Il Franchin dopo un po' che sono l se ne va, ignorandomi completamente: non  che a me interessi molto, anzi me ne sbatto, ma mi son sempre stati sulle balle i tipi che si credono pi di quel che sono; naturalmente anch'io faccio finta che nemmeno mi sono accorto che c', tanto pi che sono venuto l per il Mangia, che, via il Franchin, mi precede, furbo lui! e mi fa: "Com' che non ti sei fatto pi vedere?"
S, buonasera, a me comincia gi a rugare quando fa quelle mettute l. Ma non ci ho voglia di discutere: rispondo che sono stato a letto una settimana: influenza. Propongo di andare al cinema, lui naturalmente  a picco, regolare: offro io, d'accordo, usciamo.
Per strada a poco a poco si scarica. Capisce che con me non s' comportato troppo bene non facendosi pi vedere. Ma  gi di morale, a terra completamente: coi suoi sempre al punto di prima, tant' vero che da sei giorni  fuori casa e dorme dal Franchin. Immagino che c' sotto qualcosa e vorrei saperlo, non tanto perch proprio m'interessi... ma perch ci tengo che ci abbia fiducia in me: e se ci ha fiducia in me mi deve raccontare tutto, se  vero che mi considera un amico come ha sempre detto, senno che cavolo di amico  lui? Mi sembra un ragionamento giusto. Credo che capisca quello che penso perch si smolla all'improvviso: quattro giorni fa han tentato un colpo, lui e il Franchin.
- Come mai proprio col Franchin? - gli chiedo.
- Perch la dritta me l'aveva data lui...
- A me sembra un po' un morto di fame quello l...
- Eh, infatti, lo ... Ma non  uno stasso, e poi lo conosco da anni... ci ho gi lavorato insieme un sacco di volte prima che lo bevessero...
Dice che il Franchin pi o meno  un tipo come lui: cio questo significa in parole povere che a me non mi considera un tipo come lui, ma non so se sia solo dal punto di vista famiglia che lo dice... La vecchia del Franchin, - racconta -  stata dentro con la sua, con la Tildona, e lui - il Franchin - ha cominciato a vivere prestissimo. Mi fa tutta la storia di sta faccia da ricovero, forse perch vuol giustificarsi che gli  amico, che ci ha cos intimit: ma per me non ci ha mica bisogno di tante giustificazioni, se trova che  un tipo in gamba ci vada pure a dormire in casa e a fare i colpi insieme... Attacca a raccontare che quando quello era un gogna, dodicianni, suo zio una sera lo porta a spasso e poi arrivati davanti a una casa gli fa: "Aspettami qua un momento..." e sparisce in un portone perch voleva tentare di combinare una carbona. Dopo un po' il Franchin vede che lo zio si affaccia da un balcone del quarto piano e cerca di scavalcarlo e invece scivola di brutto e finisce col fare un volo gi in strada; e lui, sto ragazzino, corre l da lui, ma lo zio ci ha solo il tempo di dirgli: "Scappa e avvisa la mama..." poi basta, e due giorni dopo  morto all'ospedale. Un'altra volta il Franchin ci aveva quindicianni e la sua vecchia si era messa insieme a un terrone, un pugliese, uno di Bari o Barletta... moh... fatto sta che era un balordo, e il Franchin non ci andava d'accordo mai, e scoppiavano sempre un sacco di casini. Per cui un giorno lui, il Franchin, prende su e scappa di casa e sta via tutto un mese. Poi passato un mese torna conciato come un barbone, sporco lurido, segnato da tutte le parti e il pugliese lo aggredisce: "Disgraziato! incosciente! morto di fame! dove sei stato tutto sto tempo?" "Sunt st via..." "... E mo' che sei tornato a fare?" "A cambi la camisa..." e via per un altro mese.
Insiste a parlarmi del Franchin, vuol convincermi che  un forte, e sar anche: non discuto. "Un due anni fa - riattacca, deciso a mettermelo in vetrina - poco prima che lo bevessero  stato insieme a un culo, uno che gli faceva un gran filo da un sacco di tempo, ma lui con quello l non ci aveva mai voluto andarci perch dicevano che non pagava... Questo qui lo porta su in casa sua, lui si fa fare, quello non gli d niente... e allora prima di uscire lui gli frega una radio... sai, una di quelle piccole, a pila, un transistor... La mattina dopo il culo va a trovarlo a casa per piantargli gi un ciocco, perch sapeva dove abitava... E il Franchin era di l in stanza che dormiva... allora il culo si mette a cioccare con sua madre e lei va di l per svegliarlo: "Uei! Franchin! - gh fa - a gh de l un sciur ch'el dis insc che ti ier sera te gh purt via una radio..." e lui apre un occhio e piatto gli fa a sua madre: "digh insc che i  ptann se paghen..." e si gira dall'altra parte e riattacca a dormire..."
Si mette a ghignare: "Non  un fortino?..."
Vorrei sapere la storia del colpo.  stato a Legnano, dice, quattro giorni fa, per trovare la sua sbarbina.
- Dico bene: adesso come l'hai messa con quella l? - chiedo.
- Eh... l'ho messa che... cosa vuoi! i suoi vecchi l'hanno confinata a Legnano, da una nonna, moh... cos per riuscire a vederla a me m' toccato di andar gi fin l... Per adesso m' anche passata...
Meno male: ma non ci credo mica tanto che gli sia passata del tutto, dal modo col quale ne parla.
- E allora sto colpo? - insisto.
- Niente: son stato su col Franchin che aveva rimediato una vespa...
- Con la pioggia?
- E va b con la pioggia, cosa c'? ti copri la testa.
Io sono stato a letto con l'influenza e s che di pioggia non ne ho presa: ecco perch non mi considera un tipo come lui! Va avanti: al ritorno, dice, appena fuori Legnano hanno visto un millecento furgoncino fermo davanti a una salumeria, carico di roba, con le chiavi dentro che sembrava l'avessero messo l apposta per loro. Allora lascian gi la vespa e montan su al volo, il Franchin al volante e via come disperati, sulla strada bagnata che slittava in modo schifoso. Ci avevano una sgaggia della madonna perch il furgoncino dietro era carico di salami, di coppe, prosciutti, ma forme intere, messe su una sull'altra: un capitale ma se gliene arrivava gi una sulla testa c'era da lasciarli l secchi, perch  roba che pesa e basta una sterzata sbagliata che ti casca un prosciutto sul cranio! una fifa bestiale! A un certo momento mentre sono gi sulla provinciale lui s'accorge che ci hanno dietro la pantera della pula che li sta inseguendo a tutta birra: "Non c'era niente da fare... il Franchin ha dato una sterzata che io ho detto: siamo fatti! qua mi casca un salame sulla testa! c' di buono che almeno il primo mese lo passo all'infermeria... Il furgoncino fa un giro su se stesso e si blocca in mezzo alla strada... Noi saltiamo gi e ci buttiamo per i campi... intanto arriva sparata la pantera e baaam! dentro decisa nel furgoncino! una scentrata alla rodeo... e noi da lontano bagnati fradici che vediamo una gran fiammata, scintille da tutte le parti... era la macchina dei pul che s'incendiava: un godere!... e immagino che tutti i prosciutti e i salami devono aver bloccato la strada per un po'... a parte il fatto che figurati la gente che c'era l intorno chiss cosa ne han fregati..."
Mi vien da ridere per il modo col quale l'ha raccontato.
- E la vespa? - domando poi
- E la vespa... tanto non era nostra: l'abbiamo lasciata gi di regalo...
- E non ci avete avuto rogne?
- E no perch non ci ha visto nessuno... abbiam dormito fuori e la mattina siam tornati a Milano...
Sar una carogna ma in fondo son contento che non gli sia andato bene quel colpo. E ci ho un chiodo piantato in testa: vorrei sapere perch han cambiato discorso quando sono arrivato l al bar: cio, intendiamoci, io Io so - o credo di saperlo - ma voglio che me lo dica lui il perch...
L'affronto, deciso:
-...E adesso ci hai in mente qualche altra cosa assieme al Franchin?
Mi pianta gli occhi in faccia e sghignazza un "perch?" che non  una risposta, una provocazione piuttosto. Riprendo:
- Ehi perch... Perch non son venuto gi con la piena... mi sono accorto benissimo che avete cambiato discorso quando sono arrivato l io...
Fa partire un rutto: quello dei momenti difficili.
- Non sono stato io, giuro, a cambiar discorso - spiega -  stato il Franchin: lui non sa chi sei tu, io non gli ho detto niente... e credo d'aver fatto anche bene perch meno si  conosciuti meglio ...
Mi sa tanto d'imbonimento sta risposta, e ho voglia di andar gi piatto e chiaro:
- Allora... ci hai in mente qualcosa col Franchin?
- S...
- E perch non me l'hai detto? non ti fidi di me?
- Ma s...
- E allora perch ci vai col Franchin e a me non l'hai neanche proposto?
- Perch col Franchin dobbiamo rifarci della roba dei salami...
- Per tu hai detto che il Franchin  un tipo come te: l'hai detto prima...
- B?
- Perch io allora invece... che cosa sono secondo te? un pirla?
- Ufff! quante storie!... Sei un amico anche tu, no? se non fossi un amico starei zitto e basta...
Ah, sono un'amico "anch'io": grazie di quell'anche. Stiamo camminando piano, senza voglia, abbiamo delle cose in testa da dirci, lo giurerei, ma nessuno di noi due se la sente di incominciare. Io lo so cosa pensa lui di me: che sto bene di casa pensa, che mio padre gira in macchina, che ci abbiamo la cameriera... neanche la serva: la cameriera! e tutte quelle balle l!  uno stupido a pensare a ste cose... Come se uno che sta bene di famiglia fosse uno stasso, per legge! Sbotto, quasi senza accorgermene, ma glielo devo dire, perch mi sta qui: "Voglio venirci anch'io!"
Non risponde e attacca a frugarsi dappertutto nelle tasche: gi! io non lo capisco che cerca di guadagnare tempo. Gliela d sta maledetta paglia! Finalmente: "... Siamo gi in due..." lo dice a voce bassa, sotto sotto... Ma cos'ha? paura di parlare? se non vuol portarmi con s lo gridi pure, a voce alta, lo urli! lo dichiari a tutti... ci sghignazzi sopra!
- Avanti dillo! non mi vuoi assieme?
Si difende:
- Non  come pensi...  che siamo gi in due... ragiona un momento: perch dobbiamo dividere una torta in tre?
Tra due affamati e uno che vive d'indigestioni!  questo che intendete? S, s,  questo, lo sento. Ma so anche cosa rispondergli: "... Io non voglio un zoca! voglio solo venire!"
- Impossibile... e poi che ragionamenti sono "non voglio un zoca?" quando si fa qualcosa lo si fa per il grano... la prossima volta se facciamo un lavoro assieme tu hai la tua parte regolare, com' giusto, no?
 un argomento morto, chiuso, non ci torno neanche sopra. Riprendiamo a camminare senza voglia, come se ognuno andasse per i suoi.


10.

 stata una cosa organizzata un po' all'ultimo momento, perch soltanto ieri pomeriggio l'Angiolino ha saputo che i suoi vecchi partivano e che lui poteva avere la carbona libera per stasera, cos se non arrivano le tre mine portate dal suo amico questa invece che un'orgia diventa un funerale.
Siamo la trib al completo: l'Ernesto in mancanza di meglio s' tirato dietro la Graschelli: "Almeno vado tranquillo..." dice ghignando; l'Etabeta e il Silvano hanno rimediato due donne, una la conosco:  la Carlina, quella mora che lavora da cassiera gi al Colorado. Passa per una gran vacca, e non ci hanno mica torto a farcela passare perch  fidanzata ufficiale con uno che ci ha una seicento e si dovrebbe sposare fra un tre mesi, ma fila anche con un giocatore del Milan, lo sanno tutti, e in pi gli straordinari. L'altra che  venuta insieme a loro non l'ho mai vista e chiss dove sono andati a pescarla: una stangona che avr un venticinque ventisei anni, secondo me dal modo di fare  una di vita, forse non proprio una di quelle che batte ma che comunque si dan da fare: il Silvano, intappato a festa, le muore dietro e non la molla un momento.
Io, l'Angiolino e il Mangia nisba, per ora: dovrebbero arrivare, speriamo, tre mine portate su da un amico dell'Angiolino: che tra l'altro se si ferma qua anche sto amico - com' probabile - manca sempre una donna e voglio un po' vedere come va a finire: perch se io rimango senza pianto tutti e me ne vado.
Non lo vedevo da tre giorni il Mangia, e appena entrato m'ha preso da parte: "Dopo ti devo parlare di una cosa..." m'ha detto; se  quella che penso io sarei felice, ma non mi faccio tante illusioni. Per me l'ha detto molto seriamente, il che mi fa pensare che non si tratti di una cazzata... forse  proprio quello che penso io.
In salotto han cominciato a ballare e a spegnere qualche luce, tanto per creare un po' d'ambiente: l'Ernesto che dice che sa fare i cocktails continua a mischiare gin e cognac nei bicchieri, e tenta di far bere la Graschelli per sbronzarla: figuriamoci! lei gliel'ha detto in faccia, tra le ghignate generali: "Guarda che sar un po' dura:  pi facile che vi sbronziate voi di me..." Io ci credo, ma l'Ernesto no: "Va bene - dice - allora facciamo la prova..."
Prende due bicchieri di quelli grossi (con l'Angiolino che sacramenta di non romperglieli) li riempie e scola il suo in un colpo solo. La Graschelli lo guarda come si pu guardare un donnone che tenta di montare per la prima volta in bicicletta, poi decisa dietro, senza storie, anche lei: tutto d'un fiato e non le vengono neanche le lacrime agli occhi.
Noi tre, io, l'Angiolino e il Mangia, come tre coglioni sul divano:
- Chi sarebbero - chiedo all'Angiolino quelle tre che devono arrivare? Le due mannequins e quell'altra?
- No, no: molto meglio... - promette.
- Staremo a vedere... - fa il Mangia, che all'Angiolino non crederebbe neanche se quello gli dicesse che in Francia una volta c' stata una rivoluzione francese - E speriamo bene... guarda che se sono le solite puttane a caccia di grano... io sono a picco completo: neanche un gettone del telefono... paghi tutto tu, ti arrangi...
Han messo su un trentatr giri di Sinatra e se volesse il Mangia - adesso che l'Angiolino s' alzato per ballare con la stangona del Silvano potrebbe parlarmi di quella roba che mi deve dire: perch con sto casino chi ci sente? ma non gli chiedo niente, non voglio far vedere che m'interessa troppo.
Han suonato alla porta: devon essere le tre donne con l'amico dell'Angiolino. Ci alziamo per riceverle e fare i gentili... Ah, andiamo bene: l'amico dell'Angiolino  il Bianco. "Oehil Sbarba..." fa disinvolto quando mi vede e tanto vale stringergli la mano: tutta sudata, che schifo. In quanto alle famose donne il Mangia le conosce gi tutte e tre: le chiamano le sorelle casino - mi dice poi - ma non  che son sorelle, solo che son sempre insieme, tre balorde che appena vedono una macchina e un po' di grano ti si appiccicano. Ad ogni modo per una sera tutt'altro che male, a parte che qui non ci sono macchine e il grano... se abbiamo pi di dieci chili in sette maschi che siamo mi taglio le balle. Si presentano, caricatissime: "Piacere Wilma... Nadia... Gianna... piacere...": eh, con la Nadia ci avrei piacere sul serio,  notevole, il classico tocco, sar un puttanone come dice il Mangia, non discuto, comunque io me la scoperei anche in piedi, anzi me la scoper e intanto cominciamo a farla ballare.
Pi che con la Graschelli l'Ernesto si d da fare col gin e il cognac: ne passa a tutti, che sembra pagato apposta per fare il barista, io l'assaggio appena: quel miscuglio li mi sa tanto di una boiata, non mi piace, meglio il cognac liscio. Gli altri per ci dan dentro, un bicchiere dopo l'altro, comprese Ie donne che prima fan la scena che  troppo e dopo al! gi a schiumare! Il Bianco poi, in mezzora che  qua non l'ho mai visto col bicchiere vuoto: se ne frega di ballare, s' piazzato comodo in una poltrona, con quei suoi denti staccati: sorride sempre come se la festa l'avessero fatta per lui.
Con la Nadia tiro fuori le solite scemenze, e lei mi sta a sentire: non ho idea se le interessa molto quello che le dico, ma ogni tanto riderella e mi fa qualche domanda idiota:
- Quanti anni hai?
- Diciannove - sparo.
- Ne fate spesso di ste feste?
- S ogni tanto...
- Ma tu cosa fai? non lavori, studi?
- Studio... e tu?
- B... - attacca, tutta filosa - avevo cominciato anch'io a studiare, poi...
S, poi visto che era troppo brava ha smesso. Ma non me ne frega niente di cosa fa e di cosa pensa: si lascia palpare e non protesta: non devo esserle riuscito antipatico. Ancora il trentatr giri di Sinatra: e in salotto a ballare siamo rimasti in due coppie: noi due e l'Ernesto con la Graschelli, pi il Bianco, isolato sulla poltrona, col bicchiere pieno. Il Mangia  stato il primo a scivolar via, con la Gianna: credo che sia andato nella stanza dell'Angiolino. Forse ha ripensato alla proposta che gli ho fatto: quella di farmi venire anche me insieme al Franchin, e magari  una cosa che bisogna essere in tre per farla: io penso che sia quello che mi deve dire, altrimenti perch tanti segreti? "Dopo ti devo parlare di una cosa..." m'ha detto, appena m'ha visto: e di che cosa dovrebbe parlarmi se non di quella roba l? Giusto?
- Ci facciamo un altro cognacchino? domando alla Nadia che mi balla appesa addosso, ma risponde lontana: che per lei basta, non  abituata a bere, non beve mai... io invece bevo parecchio? Dico di s, tanto per fettare un po' e darmi un contegno, e mi faccio il cognacchino. Il Bianco s' alzato e  andato di l, leggero leggero: andr a vedere. C' ancora un'ultima luce accesa, su un tavolino accanto al giradischi e l'Ernesto spegne anche quella. Pensavo che si mettessero sul divano, lui e la Graschelli: invece  libero, e la Nadia non dice di no. Ohi, non vorr mica il grano sul serio questa qui? Un due chili si potrebbe anche darglieli, ma mi scoccia per via degli altri. Si lascia baciare, e toccare, da tutte le parti... ma mi gira la testa, devo averci dato dentro col cognac... Il trentatr giri  finito da un pezzo, ma il disco continua a girare a vuoto: Ssss... ssss... ssss... come se Sinatra fosse l a dirci di far silenzio: a pensarci bene ci fa un po' la parte del ruffiano, Sinatra, in sto momento... Sento che l'Ernesto e la Graschelli in un angolo parlottano pianissimo: credo di capire che lei non vuole... E lui che diceva: "Almeno vado tranquillo!..." Continuo a stringere la Nadia e a baciarla, credo che mi deve aver detto qualcosa, o ha respirato forte? glielo domando:
- Hai detto qualcosa?
- Io? no, niente...
S' seduto qualcuno sulla poltrona: dev'essere il Bianco, anzi  lui di sicuro... sto schifoso cosa vuole? Vorr vedere... E gi che vuol vedere! s, perch si sposta, adagio adagio...
- Uei! cosa cerchi?
- Niente niente... - dice, a bassa voce... si alza e va dall'altra parte, nell'angolo dell'Ernesto che come lo sente che arriva comincia a cioccare e lo caccia via. E quello torna di l.
- Cos'hai? - mi chiede la Nadia, in un orecchio.
- Niente... - e per fortuna la luce  spenta, perch sto diventando rosso.
- Ti senti poco bene?
- No... no, sto benissimo...
- Non so... mi sembra che tu abbia qualcosa...
- Macch... niente... - e invece non  vero: ci ho qualcosa! e se ne  accorta anche lei... Non riesco a eccitarmi, non so come mai... dev'essere stato il cognac... s, s: il cognac mi deve far quell'effetto l. Ricomincio a baciarla: sulla bocca, sul collo, sulle braccia... la stringo... vorrei che capisse che sono uno che si scalda... ma non posso buttarmi tutto sopra di lei, perch ho vergogna: non sentirebbe niente... cos' che ci ho, cristo?... prima mentre ballavo andava tutto bene... anche appena l'ho vista, appena  entrata dentro in casa: subito son partito, ero eccitato... adesso cos' che mi prende dio buono! se questa qui lo racconta dopo sai che figura ci faccio... e  anche il tipo che lo racconta... se poi ci penso  finita, non c' pi niente da fare, neanche ci fosse qua la Monroe... Non so se devo continuare a baciarla, ho paura di fare la figura dello stupido... E pi la bacio e meno riesco a eccitarmi... dovrei provare a pensare a qualcosa...  roba da matti! mi darei dei pugni in testa! la stringo da tutte le parti, la tocco dentro, la bacio... forse  un'impressione ma mi sembra fredda anche lei... forse  fredda perch non mi sente... Le prendo una mano, ma lei la tira via... poi torna da sola, lei: mi accarezza, piano... gi... sotto... sotto... oh! ci siamo! ho quasi paura a pensarci... no, no, adesso va bene: meno male!  riuscita! la torno a baciare ma stavolta ce la metto proprio tutta... quasi mi verrebbe la voglia di dirle grazie... si scalda anche lei... si scalda, la sento!
L'Ernesto ha acceso la luce: di colpo sto cretino! La Graschelli si sta sentendo male: piegata in due vomita l'anima sua, che schifo! e subito c' quell'odore di vomito per tutta la stanza...  entrato l'Angiolino, spaventato: la portano di l in bagno quasi di peso... Son tornati dentro tutti adesso,  stato un allarme... Quella ha vomitato anche in corridoio,  bianca come una morta, che fa impressione... Anche la Nadia  corsa in bagno, e anche gli altri: si sente correr l'acqua, e i rumori della Graschelli, e qualcuno dice che bisogna bagnarle la fronte...
Qua ci siamo rimasti solo io e quel lurido del Bianco che continua a sorridere, seduto stravaccato in poltrona col bicchiere in mano, pieno di cognac, almeno si vomitasse addosso anche lui.
Quando tornano di qua in sala. tutti loro, tutti quanti, la Graschelli ha finito: s' rimessa - dice - ma  sempre smorta e tirata e le altre mine le stanno intorno come se dovessero proteggerla.
"Peccato... poteva riuscire una bella orgia..." mi fa il Mangia, dispiaciuto, quando siamo arrivati sotto il portone di casa mia. "Davvero..." dico, senza nessunissima convinzione: non ci penso pi all'orgia, chi se ne frega, adesso ho solo una fretta matta di tornar su in casa e di rimaner solo. Sono contento, felice, e ho paura che me lo legga in faccia: m'ha detto proprio quello che m'aspettavo, quello che speravo... Il Franchin, quel fenomeno del Franchin, quello che ha cominciato a vivere prestissimo e che lui conosce da anni e che ci dava tutta la sua fiducia... il Franchin non se la sente di tentare quel colpo che avevano in progetto: senza nessuna ragione, gli ha detto che non se la sentiva. Cos lui  rimasto solo e ha pensato a me... Ho vinto! Questa volta ci devo riuscire, ma son convinto che riusciremo.
Quando son andati su a Legnano con la vespa, all'andata, veniva gi un'acqua della madonna e si son fermati un momento per ripararsi in una frazione. a pochi chilometri da Legnano, in una specie di circolo di un prete, non un oratorio vero e proprio: qualcosa come una casa di ricreazione, una roba del genere. Due locali soltanto, con dentro un televisore da ventun pollici, una macchina da caff espresso a due braccia, un tostapane, e un biliardo: ma quello naturalmente neanche a pensarci. Ci sono due entrate: quella principale, davanti, che d sulla provinciale, e un'altra di dietro, piccolina, che d su una vietta di terra battuta, parallela allo stradone. Il prete la notte non sta l, dorme in canonica, l vicino, muro a muro, ma sono muri grossi e se non si fa rumore non sente niente. Per entrare si pu usare il finestrino del cesso, un finestrino a vetri che  solo accostato e che basta spingerlo,  un po' in alto e bisogner far la scala. Avevano pensato a tutto, ma all'ultimo momento il Franchin s' tirato indietro: dice il Mangia che pu capitare a tutti di non sentirsela... Sar: io non aspettavo che questo momento. Lo faremo fra tre giorni, che  venerd e alla televisione non danno niente d'interessante: cos per le undici emmezza il circolo  gi chiuso e un'ora dopo ci si pu andare benissimo. Contiamo di essere di ritorno per le due al pi tardi: non so ancora cosa racconter ai miei ma una balla qualsiasi la trovo di sicuro.

L'appuntamento ce lo siamo dati per le dieci al Commercio, in piazza del Duomo. Quando lo vedo che arriva con una cartella sotto al braccio, sul tipo di quelle che noi usavamo per la scuola qualche anno fa mi vien da ridere: ha l'aria di uno studente delle serali.
- Bisogna che facciamo una macchina... - dice, serio. Lo sapevo, e sono tutto contento di potergli rispondere subito che ne ho addocchiata una, un millecento familiare che per caricare la roba  l'ideale, per di pi ci ha il vetro mezzo abbassato:  all'angolo di via Crocefisso, una stradettina non tanto illuminata.
- Ottimo - dice - andiamo a vedere...
Col suo vecchio, mi racconta, intanto che andiamo gi per via Mazzini,  sempre in rotta, e la Tildona non ha ancora trovato niente di fisso, per si arrangia a far punture:
-  questione - ghigna - che gente disposta a farsi bucare il culo ce n' sempre meno in giro...
- E la sbarbina? - chiedo.
- Moh! ormai quella l  acqua passata...
Dice che la Gianna, quella dell'orgia nella carbone dell'Angiolino,  una libidinosa di una, lui la conosceva gi ma non ci aveva mai filato assieme, invece adesso l'ha vista anche ieri e caso strano non gli ha ancora chiesto una lira: va b che se anche gliela chiede lui fa il tovaglia. Vuol sapere come l'ho messa coi miei.
- Ho detto che andavo a una festa in casa del Grassi...
- E chi sarebbe sto Grassi? Esiste?
-  un compagno di scuola...
- Ma dimmi un po': ma tu a scuola come vai?
- Moh...
In effetti non lo so troppo bene neanch'io: nei compiti in classe di latino prendo dei gran quattro, uno via l'altro, ma non sono il solo, la sufficienza ce l'hanno pochissimi; mi arrangio in italiano e in storia e filosofia: in greco e matematica un disastro.
Passiamo davanti al millecento familiare. "Mi sembra che vada bene s - fa il Mangia dopo che ha visto che nella via non passa nessuno - e speriamo solo che non ci sia l'antifurto senn  troppo casino romperlo... "vuole che l'aspetti un venti passi pi avanti, con la cartella che ci son dentro i ferri che possono servirci. Torna indietro deciso: d ancora un'occhiata in giro, poi abbassa il vetro del tutto; mette dentro una mano, apre e monta, vedo che prova a guardare se c' l'antifurto: non c', stacca i fili sotto il cruscotto, li unisce: fa i contatti, mette in moto e  gi qui. Un volo. Se  vero che chi ben comincia, siamo a posto: mi sento dentro una specie di smania, di contentezza, come prima delle vacanze, quando giro i negozi con mia madre per comprare la roba del mare. Mi son portato dietro un gobbettino d'oro che l'hanno scorso agli esami di licenza ha funzionato e m'ha menato buono. Il Mangia vuol sapere se ho il cannone:
- No - rispondo - l'ho lasciato a casa apposta...
- Meno male... E il serramanico?
- Quello s...
- Va b: tanto non serve...
Non servir, d'accordo, ma  sempre meglio averlo. Stiamo andando verso viale Certosa, poi da l svoltiamo per prendere la provinciale. Il Mangia guida calmo e con prudenza, non  un matto come l'Angiolino. Ha poca voglia di parlare, me ne accorgo e allora muto anch'io.
- Speriamo di non incontrare la stradale.. fa, dopo un po'. Tocca il mio gobbetto:
- Perch, sei senza patente? - chiedo.
- No, no, la patente ce l'ho...
- Fabbricata in corso San Gottardo?
Ride:
- Eh, naturale... dai me amis... quei che t'han f la pagela...
Ci fermiamo un po' prima del posto, ai margini della strada, perch siamo in anticipo. Non  per niente nervoso, io non saprei dirlo se lo sono o no, ma credo di no: ho soltanto una gran voglia di riuscire in sta cosa. Lui tira fuori un pacchetto di sigarette e me ne passa una:
- Che miracolo! - scherzo - come mai?
- Le paglie delle grandi occasioni... - rispande ghignando, e poi, dopo un momento: - Allora Sbarba... sei contento?
- B te lo dir dopo se son contento o no, alla fine.
- Uei! mena minga gram eh!
Gli faccio vedere il gobbetto e gli d una toccatina.
- B - dice poi con una voce che mi sembra quasi rassegnata - siamo pronti?
- Per me: prontissimi...
- Come ti senti?
- Come vuoi che mi senta? Mai stato cos bene!
- Non ce l'hai un po' di stringimento?
- Ma vaffan!... Non mi son mai sentito tanto in forza come in sto momento: giuro!
- Bene, allora visto che crepiamo tutti di salute... andiamo! - dice ridendo e mette in moto. Dopo quindici minuti neanche, siamo nella vietta di terra battuta e abhiam fatto macch piano: pianissimo! Smontiamo lasciando le portiere mezze aperte per non sbatterle: c' poca luce, specie qua dietro, solo i lampioni della strada lontani tra loro, e in giro non vediamo nessuno, a quest'ora sono gi tutti a ronfare; si sente il rumore scivoloso delle macchine che passano, qualche camion: ma i fasci degli abbaglianti puntano dritto e non investono questa parte nascosta. Non  un vero e proprio paese: sei sette case basse, un tabaccaio e una chiesa lungo la provinciale.
Il finestrino del cesso  pi basso di come me l'ero immaginato: il Mangia mi fa la scala e basta dargli una spinta leggera che si spalanca subito e non fa rumore:  abbastanza largo per entrarci senza fatica. Mi lascio calar gi e son dentro: la porta  aperta e i due locali visti con un rapido giro di pila mi sembrano modesti. Ma il televisore c', non di quelli ultimo modello ma  sempre un ventun pollici, e anche tutto il resto  al suo posto, pi o meno come me l'ero figurato quando il Mangia me lo raccontava: la macchina dell'espresso, il biliardo, sedie e tavolini sparsi, qualche bottiglia nel ripiano dietro a una specie di bar, la macchinetta per i tosti uguale a quella che ci abbiamo noi in cncina (mia madre ci fece una passione i primi tempi, mangiavamo sempre il pane tostato a colazione, a pranzo, sempre; adesso non l'adoperiamo quasi pi) un frullino di vetro di quelli per la frutta, un'altra macchinetta inchiodata al muro che serve, credo, a macinare il caff... Tutto per noi!
Il Mangia  rimasto fuori a aspettare che gli apra io dall'interno, ma adesso a trovarmi solo, qua in questa casa del prete... per un momento un momento solo, mi sembra di non farcela... E se vien dentro qualcuno all'improvviso? se succede come l'altra volta? Su una parete c' un quadro di Don Bosco: quello che ha inventato i salesiani; quando penso ai salesiani mi viene in mente Alassio e don Luciani... non  che io ci creda a Don Bosco ma se mi d una mano mi fa un piacere, e mi sembra che ci abbia una faccia che mi sorride: bisogna che ci riesca, ci deve andar bene: costi quel che costi ce la devo fare!
Apro al Mangia: la porticina  chiusa con una vecchia serratura di quelle a scatola: tiro il pomello e la mandata scorre e si apre; appena dentro il Mangia  gi in azione, e tutto succede rapido, cos rapido che lui non riesce a accorgersi che io ho paura. Il televisore  il primo a partire: lo trasportiamo fuori adagio, ci mettiamo tutta l'attenzione, sembra che stiamo portando un amico ferito: come in quei film d guerra che si vede uno che avanza oltre le proprie linee e gli arriva una scarica in pieno petto che lo sbatte gi a terra, e due suoi compagni escono dalla trincea e con tutte le precauzioni, cercando di schivare gli spari tentano di recuperare il corpo... e quando ce l'hanno fatta, che sono tornati al sicuro, al riparo nella trincea, hanno una faccia da eroi soddisfatti. Cos noi con il televisore: piano, piano, che non prenda dentro nella porta, che non salti via una qualche manopola, che il vetro non vada in schegge, che non ci caschi che senn siamo fatti... e mi d l'impressione che pesi pi di quel che deve pesare. Lo sistemiamo dietro, dopo che abbiamo abbassato il sedile: e l viene deposto, affettuosamente, con tutti i sacramenti, e ci mettiamo su dei giornali per nasconderlo e un po', mi sembra, per proteggerlo.
Adesso che  l mi sento pi tranquillo e vorrei portar via anche la macchina dell'espresso gi che ci siamo, ma il Mangia  agitato:  agitato anche lui, e son contento che lo sia; dice che  troppo sgobbo:  pesante,  scomoda, meglio rinunciare e accontentarci. Via il frullino, via il tostapane, via anche la macchinetta per macinare il caff: che vien via a fatica perch le viti saranno diecianni che sono incrostate dentro al muro, han fatto la ruggine e non si smolano bene.
Non ci abbiamo messo nemmeno un quarto d'ora e m' sembrato di star l dentro una settimana, ma  tutto fatto, finalmente. Riaccosto la porticina: o non fa rumore lei o sono io che non sento pi nessun rumore, possiamo andarcene, ripartire... Sono salito dietro, vicino al televisore e lo tengo fermo, quasi l'abbraccio perch non prenda scossoni, ci tengo troppo che arrivi sano il mio televisore! senza fratture, proprio come un amico. Per i primi chilometri non ci diciamo una parola: guardo dal finestrino di dietro e tutti i fari delle macchine che ci seguono mi mettono in agitazione come se qualcuno ci stesse dando la caccia o ci fosse alle calcagna, anche se so che non  vero: ormai dovremmo essere fuori pericolo, dovrebbe essere andato tutto bene. Poi arriva il suo rutto: liberatore, un rutto che  come un sei all'esame, che spazza via tutti gli incubi, un rumore schifoso che in questo momento mi sembra bellissimo, un conforto: come un "bravo!" gridato a alta voce all'aria aperta, come una manata sulle spalle, un sorriso di gioia, una medaglia premio, un regalo, un diploma: un qualche cosa che significhi: "s!  vero! non sei come gli altri pirla... sei anche meglio del Franchin! sei stato abilissimo! hai avuto del fegato! e che sangue freddo: quando ti sei lasciato calar gi nel cesso non hai avuto un momento d'esitazione... e anche quando hai aperto, e quando hai portato fuori la roba: nessun altro sarebbe stato capace di fare come te..."
Il Mangia guida sempre con calma, un po' pi veloce che all'andata. "Ce l'abbiamo fatta!" dice, dopo il rutto, senza voltarsi.
"Aspetta! aspetta a dirlo!" rispondo quasi con rabbia. Ho paura a essere troppo sicuro, e lui dovrebbe saperlo che in queste cose i conti vari fatti pi tardi. Ma penso anch'io che forse ce l'abbiamo proprio fatta e non so a chi devo dir grazie, se a me, a lui, a Don Bosco, al gobbetto d'oro: mi stringo vicino al mio televisore: in questo momento non me lo potrebbe portar via nessuno.
A Milano mi lascia gi in piazza Missori e poi fila verso la casa del Franchin: scaricher la roba l e domani ci penser lui a portarla al cok; il millecento lo abbandoner subito dopo, da qualche parte, per non avere noie inutili a girare con una macchina arrostita.
"Allora...  proprio andata! adesso lo posso dire, no?" mi fa, sorridendo con tutta la faccia, prima che ci lasciamo. Non riesco a dirgli che "s!" e scappo via: credo di non essere mai stato cos felice.


11.

Quando me l'ha detto, appena arrivato a scuola, stamattina, ancora prima di entrare dentro in classe, il Grassi aveva una faccia che ci si poteva leggere sopra tutto, con comodo: una voglia matta di sapere che s'agitava tanto era curioso, una mezza sgaggia per quello che mi doveva essere capitato, e, potrei giurarlo, dell'ammirazione. S, proprio dell'ammirazione, anche dal tono veniva fuori: "Ma dove sei stato tu ieri sera?! tua madre alle dieci ha telefonato a casa mia..."
Il Moretti e il Rusconi vicino a lui la stessa faccia, la stessa voglia, curiosi anche loro come gogna. Non gli ho dato troppo peso, apposta, al Grassi: dove voleva che fossi stato? con una donna... Una che ci andavo insieme da un pezzo... non m'andava di parlarne. Forse non se ne sono resi conto bene, ma mi guardavano da tutte le parti, tutti e tre, con certi occhi grossi come se ci avessero avuto davanti un nuovo tipo di Giulietta speciale, di quelle a quattro carburatori, da duecentoquaranta all'ora. Dal Grassi mi premeva saperne di pi, ma non  stato capace di dirmi altro che questo: che mia madre aveva telefonato a casa sua, ieri sera verso le dieci, perch credeva che io mi trovassi l da lui... Le avevo detto che c'era una festa? almeno avrei dovuto avvertirlo prima... Invece cos... cos ha risposto suo padre: semplice: ha detto che non c'ero...
Ecco bello e spiegato il comportamento dei miei stamattina: non una parola, mia madre tutta chiusa, col muso, un'aria da morto in casa; il vecchio che mi fulminava con un'espressione da "ne parleremo dopo".
La bufera scoppier adesso, a tavola. Ieri sera quando son tornato era appena passata l'una e loro stavan gi ronfando, anzi; pi probabilmente eran svegli a aspettare che rientrassi, ma non si son fatti vivi. Il vecchio s' messo a parlare di lavoro, adesso, e mia madre, ingenua! finge che le interessa molto, in realt  chiaro che stanno pensando a me, tutti e due, ma non vogliono scoprire il gioco subito: cos andiamo avanti per occhiate di traverso, mi lumano di sbieco, come un indesiderabile, e io mangio di malavoglia, la testa sul piatto, e aspetto che esplodano, tanto si sa che tra poco cioccheranno come negri. Ma per ora nebbia: recitano la parte dei calmissimi: il vecchio che fa la scena esagerando in premure verso mia madre, lei che s'accorge netto di quello scialo ma l'accetta, tutto un match di disinvoltura, alla faccia mia. La Clara, anche lei sul chi vive, vien dentro col caff: il caff nelle tazzine della Rinascente: dovrebbe essere il gong, il fischio di partenza, perch poi il vecchio va a sgobbo e quindi... di! avanti! incominciate! fuori il dente fuori il dolore...
- Tu hai da studiare sto pomeriggio? - mi fa il vecchio, con la vocetta pi normale che riesce a tirar fuori, lumandomi candido come se ci avesse tutt'altre cose per le balle. Vorrei vedere cosa succede se gli dicessi di no: mi castra, giuro!
- S... dovrei fare matematica... perch? sono tutto in difesa: mi aspetto da un momento all'altro i fuochi d'artificio. Ma lui s' ficcato nel cranio di mantenersi tranquillo:
- No, niente... - schiva - volevo solo saperlo... E stasera?
Meno male! ci siamo! Quel "stasera"  sporco, anche senza che abbia caricato il tono  una coltellata scoperta. E stasera? lo so cosa vuol dire: e stasera hai ancora intenzione di andar fuori? e a che ora, di grazia, il signorino avrebbe in mente di rientrare? se non ha niente in contrario a farli conoscere anche a noi i suoi programmini...
- Stasera - incomincio - stasera... non so...
Si guardano in faccia tutti e due. Poi mia madre scoppia a ridere, senza averne voglia, n motivo, una ghignata brutta, fuori fase, stonata. Il vecchio si riprende, la risata della mamma gli stava per rovinare i piani; torna a far l'angelico: "Passami a prendere in ufficio... alle sei emmezza..." e se ne esce cos, dopo avermi buttato l quell'ordine, e dopo aver poggiato un bacetto ridicolo e di premura sulla guancia di sua moglie: cerimonia regolare questa.
Avrei preferito che cioccasse subito, cos invece ha tutto il tempo di caricarsi e lo scoppio sar pi violento. E il Mangia che oggi pomeriggio mi aspettava per darmi la mia parte!  assurdo cristo che dopo quel che ho fatto ieri io rimanga qua bloccato in casa come un bambino. A non andare dal Mangia ci faccio la figura del pirla, e magari lui non vedendomi pensa che io ho parlato in casa o chiss cosa... Cosa ci avr da dirmi il vecchio? Va b, le solite menate.
Tutto il pomeriggio in casa! mi metto a girare attorno alla vecchia per saper qualcosa. Le butto l qualche mezza domandina vigliacca: cosa ha il pap? Perch sono tornato tardi ieri sera?... va b, non  mica il caso di spaventarsi... "Insomma si pu sapere cos' che avete?"
Non mi vede nemmeno, solo dopo un po' fa la scena dell'impaziente, e mi chiede asciutta se non avevo detto che avevo da studiare matematica. "S... ma se mi mettete in quest'agitazione non ce la faccio a studiare tranquillo..."  l'ultimo tentativo e lo butto gi pesante.
"Perch dovresti essere agitato? se hai la coscienza pulita non devi temere..." ha parato la botta e il mio tentativo  andato a vuoto. Va bene: se non vuol parlare pazienza, alle sei emmezza verr fuori tutto. Ma tutto... cosa? Tutto cosa?  impossibile che siano riusciti a scoprire di ieri sera: come avrebbero fatto? non saran mica degli indovini, no? A meno che sul giornale... il giornale! Dov' il giornale?
In seconda... no, in quarta pagina,  qua che c' sempre tutto: "Identificati dalla squadra mobile gli autori di una brigantesca aggressione..." niente, via!... "Sparisce una stola di visone da una boutique del centro..." niente, non c' niente... Eppure il prete l se ne sar accorto: un televisore non  mica un bottone, si vede quand' sparito... Non l'avr denunciato. Possibile? Possibile che non l'abbia denunciato? Mmmm... ah, ma pu darsi una cosa: che non sia di competenza di Milano... E gi e gi: perch  vicino a Legnano, riguarda quelli di Legnano... Che mi abbiano visto scendere dalla macchina in piazza Missori? se hanno preso il numero della targa... poi han scoperto che il millecento era stato fregato... Non avran mica bevuto il Mangia? Ma il vecchio poi perch mi dovrebbe far aspettare fino alle sei emmezza per dirmelo? e mia madre... possibile che mia madre non mi direbbe niente se fosse cos? A meno che... a meno che il vecchio... Gi! potrebbe darsi anche questo: che il vecchio sia venuto a saperlo, ma che a mia madre l'abbia tenuto nascosto e le abbia raccontato un'altra cosa... chiss che canzone le ha fatto... E in questo caso... perch vuole che lo vada a prendere in ufficio alle sei emmezza? Non vorr mica?... no,  da escludere, non  possibile! non vorr mica accompagnarmi dai grippa lui! No, mi difenderebbe, non  cos carogna, non converrebbe neanche a lui... o forse s! gli conviene proprio questo: accompagnarmi lui in questura, con la macchina, in via Fatebenefratelli, obbligarmi a andarci l con lui, per far vedere che... "Signor commissario, ecco qua: questo  mio figlio!... S,  stato lui: e glielo porto io stesso..." Il commissario non ci vuol credere, lo guarda meravigliato: "Possibile! Suo figlio, ingegnere?..." "S,  stato lui..." "Ma  proprio sicuro?" "Le dico di s signor commissario,  lui!" Il commissario adesso mi punta gli occhi in faccia: " vero quello che dice tuo padre?"
Cosa devo rispondere? "S, sono stato io..." "Perch l'hai fatto?" "Perch mio padre non mi voleva comprar la lambretta..." no, non dir cos. "Perch mi andava di farlo..." "Glielo lascio a lei signor commissario... faccia quello che crede... faccia conto che non sia mio figlio..." "No, ingegnere, questo no... Noi sappiamo chi  lei..." Mi guarda a me adesso, il commissario, mi scruta: "Non hai vergogna tu di fare il ladro con un padre come il tuo? Tuo padre  una persona onesta! Ma noi sappiamo come vanno queste cose: le cattive compagnie... ecco cosa vi rovinano a voi: le cattive compagnie... Con chi hai fatto quel colpo?" Non rispondo, zitto, davanti alla cattedra, e il vecchio mi guarda con odio, pi carogna del commissario. "Vada pure ingegnere - il commissario parla lentamente -; lo faremo confessare noi..." "Fate il vostro dovere..." risponde il vecchio, e se ne va, a testa alta, piantandomi l da solo. Appena uscito lui entran dentro i pul: sono quattro, quattro ceffi: il commissario fa un cenno: mi brancano per le spalle e m'inchiodano al muro. "Ah! non vuoi parlare? - dice uno con una ghignata feroce - staremo a vedere..." e mi d una sberla, poi un'altra, ancora un'altra: adesso mi sono tutti sopra, anche il commissario: "Parla!" "Parla!" "Parla!" e gi sberle e cazzotti, e dagli angoli della bocca perdo sangue, ma loro se ne fregano: gi a picchiare come dannati... No, io il nome del Mangia non lo faccio: non parler mai, mi possono anche ammazzare di botte io star sempre zitto...
"Basta!" urla il commissario e io sono l, pestato a sangue. "Useremo un altro sistema..." fa, e la porta si spalanca: vien dentro il Mangia, pallidissimo. "Lo conosci tu questo qui?" gli chiede il commissario. "No!" grida il Mangia. "E tu lo conosci?" domanda a me, duro. "No! nemmeno io!"
Il commissario s' messo a passeggiare per la stanza, e fuma nervosamente. "Abbiamo ancora una carta da giocare..." dice, e fa un cenno: si spalanca un'altra porta: vien dentro l'Angiolino, sbattuto. "S, s, li conosco... - si mette a strillare - il capo,  lui!" mi ha puntato l'indice addosso. Muovo un passo avanti, verso la cattedra: "Ebbene s signor commissario... il capo sono io!" Il Mangia stupito fa come un gesto per intervenire, ma lo trattengo con un'occhiata: se ne va via tra due pul dopo avermi mandato uno sguardo di gratitudine... No, non scherziamo cristo che qui la cosa puzza sul serio! Non  possibile! non gli conviene neanche a lui, al vecchio, consegnarmi alla pula... Ne andrebbe di mezzo il suo lavoro: "Quello  l'ingegner Mereghetti il padre del ladro..."
Potrebbe aver pensato a un avvocato: ecco, questa  la cosa pi probabile: ha pensato a un avvocato: mi vorr portare da lui... Ma poi che prove ci sono? Non possono avere prove. Chi m'ha visto? Non abbiamo incontrato nessuno, neanche quando son sceso dalla macchina... chi c'era in piazza? no, nessuno, nessuno... Prove non possono averne! Dir... dir di essere andato al cinema... s, al cinema, al Roma... Che film davano ieri sera al Roma? c' sul giornale... il giornale di ieri!
Vado in cucina, la Clara sta pulendo. "Dov' il giornale di ieri?" domando, ma lei dice che non lo sa. La vecchia deve aver fiutato qualcosa, perch mi guarda in modo strano. "Perch vuoi il giornale di ieri?" chiede. Bisogna che mi mantenga calmo, altrimenti crolla tutto. "Cos... rispondo - volevo vedere una cosa..."
"Deve averlo portato via il pap..." Sar vero? Eppure nella sua voce non c' neanche un po' d'emozione: no, non sa niente... se sapesse non potrebbe resistere cos calma. Non sanno niente, sono un pirla a montarmi! E se non ci andassi dal vecchio? potrei benissimo non andarci. E dove vado? dal Mangia? e se poi il Mangia l'han bevuto? Oppure se non l'han bevuto... hanno magari qualche sospetto: vogliono accertarsi se io vado da lui... E gi! No, non devo vederlo,.  meglio che non veda nessuno, mi conviene andare dal vecchio.
Quando sto per uscire mia madre mi blocca, decisa:
- Dove stai andando? - mi fa, tutta un sospetto.
- Non devo andare dal pap?
- Alle sei emmezza ha detto. Sono appena le quattro...
Sono appena le quattro: ancora due ore!

Han cambiato la segretaria nell'ufficio del vecchio: quella che c'era prima era una morettina mica male, simpatica: una volta l'avevo scoperta in un cinema che stava limonando con uno durante il buio, e quando s' accesa la luce mi son voltato per salutarla e lei  diventata rossa. Ci avrei limonato volentieri anch'io con quella
Questa invece  un ceffo, non mi conosce, ma quando le dico il nome si apre tutta: "L'ingegnere  occupato un momento col dottor Sormani... - pi che parlare canterella - si accomodi..." e mi fa entrare nel salottino, quello vicino all'ufficio. Ci siamo. Prima son passato rapido dal Roma, ieri sera davano "L'uomo della valle" un western con George Montgomery. Per sapere di cosa si tratta, non si sa mai potrebbero domandarmelo, ho preso la Notte e l'ho pescato, da oggi lo programmano al Vox: "Cow-boy intraprendente fa fuori cattivone mette pace nella cittadina e sposa solita bionda": chiaro, potrei parlarne per mezzora. Ormai mi son messo calmo: qualsiasi cosa mi dica, qualsiasi cosa succeda, io il mio piano ce l'ho. Mi conviene sempre negare fino all'ultimo: visti non ci possono aver visti, sempre che non abbiano bevuto il Mangia, magari quando  andato dal cok per vendere la roba, ma son sicuro che se anche lo hanno bevuto il Mangia non mi fa andare in merda, quello il mio nome non lo tirer fuori mai. Dalla porta a vetri arriva la voce del vecchio e quella del Sormani, se ci fosse qua un concorrente potrebbe sentire tutto: dal tono direi che ce l'han su con qualcuno. "Mi dispiace doverlo dire ma  stata tutta una cosa combinata male..."  il Sormani, una voce fredda, antipatica, me l'immagino il viso che deve avere: giallo giallo da fegatoso, forse han ragione il vecchio e il Benfar a dire che quello l  un negriero. "Bisognava pensarci prima a quello che andavamo incontro...":  sempre lui, il Sormani, s' messo a gridare, e qua arriva tutto chiaramente, ma non riesco a capire con chi stia cioccando. "Io pensavo che la baselconf...":  il vecchio che parla adesso, ma le ultime parole si perdono. S, l'unica cosa  mantenersi sulla negativa, fino all'ultimo: voglio vedere che prove ha! se ce l'ha!... non credo che ce le abbia. "Gli svizzeri!..." il Sormani  tornato a gridare: "Gli svizzeri... sono tutti uguali se lo metta in testa!..." deve avercela su col vecchio, cos adesso quello s'incazza e quando entro io mi divora. Anche il Sormani ci voleva per farlo incazzare. "Con la baselconfindustr abbiamo trattato gi altre volte..." risponde il vecchio. "Ha sempre trattato lei personalmente!" grida l'altro: deve proprio avercela col vecchio: cosa sar successo? Moh, le solite balle. Sento un colpo: probabilmente un pugno sulla scrivania, dev'essere stato il vecchio, avr perso la pazienza: adesso non si sente pi niente. Poi, ecco, ancora il Sormani: "La colpa  sua! io gliel'avevo pur detto che bisognava stare attenti! non mi faccia parlare ingegnere... non mi faccia dire quello che non voglio!..." addio adesso il vecchio lo manda a f 'n culo: non  il tipo col quale si pu gridare, il Sormani dovrebbe conoscerlo: se quello scatta  capace di sbatterlo fuori dall'ufficio a calci in bocca. " possibile che solo io debba sempre prevedere tutto? Lei cosa ci sta a fare qui?":  il Sormani, sempre lui, che fa il ganassa: possibile che mio padre non gli risponda niente? Va b che quello  capace di tenersi la rabbia in corpo e poi bam! sbotta all'improvviso e allora sono calamai che volano, a chi capita capita, quello quand' incazzato non ci mette niente a mollar due sberle al capoccia e poi  capace di prender su e andarsene,  capace di licenziarsi cos, di colpo: tanto sono loro che hanno bisogno di lui. "Mi scusi dottore io pensavo che...": non sembra neanche la voce di mio padre, una voce balorda che non gli avevo mai sentito prima, sembra un bidello col preside non un ingegnere capo; si direbbe, se non lo conoscessi, che abbia paura. Sento ancora il Sormani che urla, urla, e ogni tanto arriva qualche mezza parola strisciata, rasoterra, timida timida:  il vecchio, fa male a farsi trattare cos, dovrebbe reagire, attaccarlo deciso, se gli saltasse addosso lui per primo quello si caga sotto perch quand' incazzato mio padre diventa un bestione, non lo tiene pi nessuno. E invece si lascia dire un sacco di cose da quello stronzo che se ci fossi dentro io gli pianto in faccia il serramanico, cos: clip! e lo faccio strisciare in ginocchio per tutta la stanza.
Non si sente pi niente, devono aver finito. "Si accomodi...": la nuova segretaria  entrata che non me ne sono quasi accorto, e m'ha aperto la porta. Mio padre  l alla scrivania, con una faccia da arrestato sul furto, bianco che sembra lavato con l'omo, mi fa rabbia vederlo conciato in quel modo.
Mi fa sedere davanti a lui, come se fossi un cliente e aspetta un momentino prima di parlare, lumandomi indeciso, poi come se ci avesse ripensato, attacca all'improvviso: "Dunque giovanotto..." e vedo che fa degli sforzi per mettersi su la maschera del duro, quella maschera che gli dev'essere volata via prima, quando il Sormani gli ha soffiato addosso. A me  passata completamente la sgaggia ma non gliela voglio far capire: sono entrato dentro da pauroso, da bambinetto che gli trema tutto in attesa della cioccata, perch so che cos  contento, povero vecchio: almeno c' qualcuno che crede ancora alla sua autorit. Parla da calmo, ora, tutto Padre-severo: ha voluto che io venissi l nel suo ufficio - dice - perch di certe cose preferisce discuterne con me, senza che ci sia la mamma... "Una bugia anche ieri sera, eh?" Non gli rispondo e capisco che gode del fatto che io sia l tutto sottomesso, verme tra i vermi: lascio che goda, poverino, fa piacere anche a me, cos si tira su dopo la sfuriata che s' beccato. Continua, felice che io lo ascolti buono buono: lui se l'immaginava che la festa dal Grassi era una balla grossa come una casa, che non stava in piedi, ma adesso  ora di piantarla...
Non la finisce pi: l'amore, s, s... - continua - l'amore d'accordo  una gran bella scoperta, specialmente alla mia et... e chi non l'ha provato? per la mamma  preoccupata, sopratutto per la mia salute... perch le donne su certe cose si sa come la pensano. Lui no: lui comprende perfettamente che... s, che... un giovanotto di diciassette anni ha bisogno... anche... s, anche di quello: a diciassette anni faceva le stesse cose che faccio io, cosa credo? ma insomma! ogni cosa ha il suo limite... E poi... poi finisce che ci va di mezzo anche la scuola: perch una bella pagella non basta, una rondine non fa primavera,  la fine dell'anno quello che conta...
Parla, parla, parla, e pi parla e pi io mi sento meglio, da tutte le parole che tira fuori riesco a afferrare chiaro una sola cosa, una bella cosa: che non sa niente di ieri sera,  lontano mille chilometri... mi sembrava impossibile che avesse scoperto qualcosa... Lui s'immagina sempre che ci sia sotto la donna-fantasma: benedetta sta donna fantasma, viva la faccia!  ormai il suo chiodo fisso: per lui ogni volta che io torno tardi la sera sono andato a finire a letto con quella l. Magari! Se penso al modo col quale l'ha trattato il suo capoccia mi fa pena, povero ingegnere: lo lascio sfogare, anche se dice delle stupidaggini pazienza, ha anche lui i suoi problemi, ma s! gli voglio quasi bene. Adesso fa l'incazzato, fa il muso duro: le balle no, quelle non le tollera assolutamente! Cos ha deciso: per questa settimana star in casa tutte le sere. Si ferma un momento per spiare che effetto ha fatto su di me la sua decisione. Effettivamente la faccenda mi scoccia, ma non  il caso adesso di dirgli niente, poi magari pi tardi gli passa: lasciamolo sotto l'impressione della sua autorit paterna, facciamogli fare il duce,  cos contento. E lo sono anch'io:  andata bene.
Si  aperta la porta: il Sormani ha messo dentro la testa: "Ah, senta... un'altra cosa ingegnere..." ma si blocca perch il vecchio mi ha indicato velocissimo: "Mio figlio dottore... permette?"
"Ah, il giovanotto..." fa il Sormani, smontato: entra e mi d la zampa. Rimaniamo l un attimo tutti e due. Dov' che l'ho gi vista io quella faccia l? Anche lui ci ha l'aria di avermi gi visto, ma fa finta di niente: "Bel giovanotto! complimenti... quanti anni ha?"
"Diciassette... appena compiuti..." risponde il vecchio per me:  un fulmine nel rispondere, rassicurato che il capoccia s' rimangiato la cioccata, dato che ci sono io e non sta bene sgridare i padri di fronte ai figli. Adesso m' venuto in mente esatto dove l'ho visto il Sormani:  un culo cristo! una volta che mi trovavo al cinema, al Dante, s al Dante... assieme al Moretti... mi si  seduto vicino e continuava a slungare la mano; poi quando  venuta la luce ha tirato fuori un mille dalla tasca e noi gli abbiam ghignato in faccia. Ma lui neanche una piega: pronto ha cacciato fuori un altro mille e poi ci ha offerto una paglia e ci ha chiesto se volevamo fare un giretto in macchina, in Giulietta sprint. Mi ricordo: gli ho risposto di brutto, e s' alzato e ha cambiato posto. E adesso: to' guardalo l: il capoccia di mio padre! Quello che si permette di gridargli addosso e di umiliarlo! Gli fa le scene, gli fa, fa il duro, il deciso... ora il vecchio sar un pirla non si discute neanche,  assodato, ma sempre meno di lui culatone maledetto! Vedo che mi sta guardando bene: m'ha riconosciuto, non c' dubbio, e glielo leggo in faccia che ci ha paura di uno sbianchimento totale, qua in ditta probabilmente nessuno sa niente di come se la spassa il principale... voglio divertirmi adesso! Glielo dico:
- Io ho l'impressione di averlo visto gi da qualche parte...
Il vecchio mi guarda stralunato, ma il Sormani impassibile; dev'essere una quercia dura quella l:
- Pu darsi benissimo - risponde lontano - chiss le volte che ci siamo visti: se vieni spesso a trovare tuo padre...
Non ho intenzione di mollarlo subito, insisto, mi diverto:
- No, no, non qua... lei ci va mai al cinema Dante?
- Ma chi lo sa! io vado dappertutto... dove sarebbe sto Dante?
Si difende bene,  un abile: e non marca neanche, chi lo potrebbe dire vedendolo cos che quello  uno che lo becca? Ma gli occhi! me li ha piantati addosso, e se il vecchio non capisce niente  proprio uno stasso da ricoverare d'urgenza. Eppure  chiaro che gli occhi del Sormani in questo momento sono umili umili: lo sa lui che basterebbe una mia parola... e mi piacerebbe dirla sta parola: "Oehil! ma lei  quello che mi ha slungato la mano al Dante! c'era anche il Moretti: lo pu riconoscere anche lui!" Ma non conviene: meglio tenerlo in pugno, non si sa mai. Se ne va via tutto gentile, brutta iena: t' passata la voglia di fare il ganassa eh?
Quando saliamo in macchina il vecchio rogna: dice che non mi sono comportato bene col Sormani, non  un mio compagno di scuola da trattarlo con tanta confidenza.
-  sposato? - chiedo.
- S... ma cosa t'interessa?
Gli racconto tutto dall'a alla zeta: mi sta ascoltando interessatissimo, succhia ogni parola, se la gusta, e quando ho finito esplode: "Ma sci sicuro?  andata proprio cos?  proprio vero?!..." poi spegne il motore e ferma la macchina: vuole che ricominci da capo, che glielo racconti un'altra volta; e alla fine, proprio alla fine, si mette a fare una ghignata enorme: ride ride...  tornato su di giri di colpo,  beato, e mi guarda ghignando, da complice, e adesso sta a vedere che mi abbraccia... "Ma no! ma lui...! il Sormani... quello schifoso... ah b, questa  grande...  grande...": torna a sghignazzare, liberato, svuotato, non sta neanche in s, sembra diventato un ragazzino... scommetto che se glielo chiedo stasera mi fa uscire.


12.

- B si pu sapere perch non sei venuto ieri? - mi fa il Mangia piuttosto meravigliato quando mi vede entrare. Se ne sta l comodo al tavolo, serio serio, con un mazzo di carte davanti e gioca a poker da solo. Gli caccio la balla della febbre che m'ha tenuto in casa. Fa la sua strizzata d'occhio e con la destra si d tre quattro colpetti sulla giacca, all'altezza del cuore: il grano ce l'ha l al sicuro, significa:  riuscito a far fuori il televisore e tutto il resto.
Ho voglia di sapere, subito:
- Quanto? - chiedo.
- Aspetta... Dopo...
La pianta con le carte e va a mettere mezza fetta nel giubbox, ma il Torretti con un lamento ci prega per carit di Dio di non suonare che quest'oggi ci ha un mal di denti che non ci vede, e infatti  appoggiato dietro al banco con una mano sulla faccia che sembra che stia per morire di l a un quarto d'ora. "Ha provato con un cachet?" gli domando; non risponde che con una guardata storta: deve averne mandati gi una dozzina. Usciamo ancora prima che finisca il disco.
- Allora - riattacco, mentre andiamo adagio verso il vecchio bar di via Torino - quanto?
Lui ci ha l'aria allegra.
- Indovina... - fa.
Che indovino, indovino niente, e gli faccio capire che non ci ho voglia di star l a giocare agli indovinelli. Finalmente mette la mano nella tasca interna della giacchetta e caccia fuori il tutto, e me li pianta ben visibili, a ventaglio, davanti agli occhi: sono ottanta chili, belli caldi... Ottanta chili! Quaranta a testa. Bene, bene. Avevo pensato in sti due giorni che, dato che ne ha bisogno, gli avrei lasciato tutto a lui; ma adesso ho cambiato idea. Anche perch se faccio la scena che non voglio il grano il Mangia s, mi ringrazia - bella forza! - per poi pensa anche che sono un gran pirla. E poi lasciamo perdere ma quaranta chili sono quaranta chili: altri tre colpetti di sto genere e salta fuori la lambretta sicura, alla faccia del vecchio. Glielo dico, mentre intasco il grano: che bisogna che torniamo a darci da fare presto... si pu studiare assieme qualche altra cosa tranquilla: non avrebbe in mente una mezza idea? Mi sento euforico.
Dentro al barettino oltre alle solite facce di quelli che c' da giurare che ci passan l anche la notte troviamo il Bianco, sempre mezzo in gaina. "Oehil gli inseparabili!" ci saluta, e regolare ci scherma una sigaretta: sia io che il Mangia tiriamo fuori il pacchetto delle esportazioni e prima che uno di noi faccia il verso di rimetterlo in tasca il Bianco veloce, a tempo di record, ne sfila una a tutti e due. Poi ghignando ci manda un bacio con la punta delle dita e scivola di l in saletta a rompere le balle a quelli che giocano al biliardo.
Ci sediamo per farci una scopa d'assi. "Allora socio - ripropongo, allegrissimo - quand' che si ricomincia?"
Mi guarda, sorride con la faccia, e poi di colpo sbatte le palme sul tavolino: "Per me - fa - ho chiuso..."
Sulle prime rimango l, non ho afferrato bene, poi lui si spiega calmo: "Vado a lavorare..." dice e siccome io non faccio nemmeno una piega, mi limito a guardarlo bene in faccia perch non ho ancora capito se sta scherzando o no, ripete: "Davvero... ho trovato da lavorare... Non ci credi?" "S, s, ci credo..." rispondo, ma naturalmente non  vero e voglio solo sapere che cosa intende lui per "lavorare".
"E... dov' che lavoreresti?" chiedo con un tono tale che capisca che mi sembra un po' forcina quella balla l. Si fa una lunga ghignata, poi:
- Giuro! parola d'onore che vado a sgobbo!
- Eeeh, ho capito, non sono mica sordo... dico io, tanto per reggere lo scherzo - ma dove?
- Al Su-per-mar-ket... - scandisce - al Supermarket di via Bergamo...
Pare che sia proprio vero. L'avrebbero assunto al Supermarket come ragazzo di pulizia, scaricacasse, fattorino interno, dio sa cosa. Dice che gli danno un chilo emmezzo al giorno. "Per ora..." aggiunge, come se avesse chiss quali prospettive di aumento. Poi diventa serio, anzi pi che serio triste: l'ha dovuto fare - spiega - per la sua vecchia.
- E quando cominceresti?
- Domani mattina...
- B ma... cosa conti di fare con un chilo emmezzo al giorno?
- Ah niente... Poco. C' da sgobbare dalle sette di mattina a mezzogiorno e dalle tre alle otto...
-  grigia...
Ma lo doveva fare, insiste: la vecchia ha bisogno di grano e se aspettano qualcosa dal Veltri... e d'altra parte lui non se la sentiva pi di andare avanti all'infinito con sta vita: "Ste voret mai... mi g nianca el curagg de f el lader..."
Mi sembra che tenti di giustificarsi, ma lo fa penosamente. Il pi avvilito dei due per sono ancora io. Dice lui che lo sa benissimo che quel posto l non  proprio l'ideale, per son sempre quarantacinque chili sicuri, tranquilli alla fine del mese, senza rischi... e poi che altro poteva sperare lui? Non ci ha un titolo di studio, non ci ha un diploma, non ci ha niente... Lui  uno di quelli che quando gli domandano: 'che cosa sai fare?' risponde al volo: 'tutto!' ma non sa fare niente. E poi l'importante per adesso  tirare avanti in una quai manera. Del resto lui l'ha sempre saputo fin dall'inizio che il suo destino era quello l: sgobbare come un negro tutta la settimana e poi passare il sabato sera chiuso al cinema Meda... Ecco, s, il suo panorama per tutta la vita sar quello: via Montegani, via Meda, la Baia... davanti agli occhi fino a quando crepa ci avr sempre quella roba l: la bottega dei cibi cotti: vini del Chianti e olio di Lucca, castagnaccio e merluzzo fritto... le luci verdi e rosa della birra Whrer e quelle bianche smorte della Banca Popolare di Milano... E nelle orecchie gli stessi rumori, fin che crepa: i camion con rimorchio che vengono da Genova e tagliano gi per la Baia, il tram numero tre e le voci dei terroni che si son piantati l e che tutte le sere, per tutta la vita, con quei toni da castrati canteranno: "...  una serenatella sciu sciu...." sti rompiballe!
Si mette a fare l'imitazione dei terroni quando fanno i fini tenori, ma una lumata del padrone lo spegne: "Be' di coraggio! - sbuffa - facciamoci sta scopa d'assi... Di, basso fa mazzo..."
Vince lui e comincia a dar via le carte.

Non so nemmeno io perch gli d retta all'Angiolino, fatto sta che con questo  il quarto pomeriggio di fila che ci piazziamo qui al Sant'Ambroes, tutti e due intappatissimi (per modo di dire: mi son messo una delle cravatte della nonna Giulia ma il vestito  sempre quello: il pied-de-poule...) e ce ne stiamo seduti composti a un tavolino grande come una mano a prendere un t che ci costa un bel quattro gambe a testa: un t! roba da matti! a me il t mi fa rosina:  acqua calda dio buono! e d'altra parte qua  la roba meno cara.
Secondo lui - secondo l'Angiolino - qua avremmo dovuto trovare subito chi ce lo pagava, perch dice - e insiste!  convinto! - che qua cos ci vengono le tardone in cerca di sbarbati, una caccia vera e propria: "Ci mettiamo seduti comodi... ci beviamo il nostro t... filiamo un po' l'ambiente... e dopo una mezzoretta zcchete! arriva qua il cameriere distintissimo a dirci che  gi tutto pagato..."
E a quel punto l, sempre secondo lui, due signore in pelliccia e brillanti avrebbero cominciato a spedirci un sorriso d'urgenza, lungo lungo, poi una grossa lumata d'intesa e alla fine, senza far capire niente a nessuno, si sarebbero alzate e noi dietro, al volo, e saremmo finiti a casa loro e l al! con ricca mancia all'uscita. Questo nelle previsioni. In realt... eh, in realt buonasera: le signore s, ci sono: lo sa tutta Milano che il Sant'Ambroes  il bar delle "signore": e intappate anche: pelliccia qua pelliccia l, e cariche di briciole, con la polenta che sbuca da tutte le parti: collane, orecchini, anelli, spille, bracciali e poi un'altra volta come nei cassetti troppo pieni: collane, orecchini, anelli, spille, bracciali... Sono l le signore, ma in quanto a guardarci neanche la finta. Se ne stanno tra loro, sulle loro, e se la dicono e se la giostrano e se la raccontano con la tazza del t davanti e intanto smolfiscono una pasta dietro l'altra che vien fame a guardarle. Tutte donne che devono avere l'et dei datteri, e anche una discreta voglia di bgolo, non c' dubbio: ma per me noi siamo troppo giovani e non si compromettono. Il cameriere "distintissimo" poi... ve lo saluto il cameriere distintissimo! quando ci porta il t d'oro ci d una squadrata velenosa come se fossimo capitati qua a chiedere una minestra calda.
"Ci vuole un po' di pazienza..." ripete l'Angiolino, certissimo, e chiss forse avr anche ragione, non dico: per ora, visto il giro, non mi sembra. Ogni tanto per la verit qualche lumata debolissima ce la mandano e quando ci accorgiamo che qualcuna di loro ci fissa ci mettiamo a sorridere, bisognerebbe vederci! scattiamo sul sorriso, fuori i denti, pieni di promesse... a me mi pare di essere una puttana. Magari di lusso, ma puttana. Succede poi un altro fatto: che quando una di queste qua si rende conto che le stiamo sorridendo un po' troppo... zk! gira la testa che sembra che voglia schivare la ghigliottina... Per cui una delle due: o non ci stanno per niente o hanno odorato che andiamo a grana e loro non sono dell'idea e non si smollano.
Di fronte a noi ce ne stanno tre: due passabili, facciamo sulla quarantina, decenti se non si va tanto per il sottile; l'altra  una befana che non credo ne abbia pi neanche voglia: ha una faccia da tonta severa e succhia sussiegosa le parole di una delle due, parole che una pi una meno arrivano fin qua, e ci tocca sentirle:
- Seguiamo molto l'opera di suo figlio, sa signora? in tempi come questi direi che la sua  una vera crociata...
- Eeeh, s... - approva la tonta severa ( chiaro che quell'altra ha sfondato una porta aperta, macch una porta: un arco!) - una missione quella di Federico... anche se, materialmente, non ha le soddisfazioni che merita...
- Ma moralmente... - interrompe quella di prima -  molto importante quello che sta facendo...
- Una missione... una missione... - fa la terza strisciando, e intanto ci ha dato una guardata di interesse e io le ho risposto subito piazzandole gli occhi dentro agli occhi: macch: zk! ha schivato la ghigliottina e adesso pende tutta dalla parte della tonta severa che mugola:
- Oh! io in questo l'ho molto incoraggiato... anche il modo, diciamo, col quale l'ho voluto tirar su: gli ho insegnato ad essere un filo di piombo al mio Federico...
Chiss chi  sto Federico, un mezzo stasso direi dal modo come ne parlano. Non val neanche la pena d'insistere con quelle carampane l. Ho raccontato all'Angiolino che il Mangia  finito al Supermarket a scaricare casse: anche lui  d'accordo che ha sbagliato: quando uno sceglie una strada per difficile che sia deve avere il co raggio di andare fino in fondo. Gli ho anche detto del colpo che abbiamo fatto insieme: ho caricato un po' nella descrizione, ci ho dato dentro, e mi sembra che sia rimasto abbastanza impressionato. Dice che vorrebbe far qualcosa del genere anche lui: con me. Ma io francamente non so se posso fidarmi: in fondo con tutte le arie da balordo che si d  ancora un ragazzino. Col Mangia mi sentivo tranquillo, avrei anche potuto svaligiare una banca insieme a lui; con l'Angiolino  diverso. Certo m'interesserebbe tirar su un po' di grano per farmi la lambretta, ma bisogna che ci pensi bene: di rischi non ne voglio correre o comunque voglio rischiare il minimo. Ma anche il modo col quale me lo dice: piano, sottovoce sottovoce, da congiurato del quarantotto, mi convince mica tanto: "Se ci va bene con un colpo solo possiamo trovare il grano non per una ma per quattro di lambrette!"
Preferisco andar gi piatto: "Guarda - rispondo - io ti parlo da amico... a me in genere sta roba qua interessa... Per... d'accordo: una volta insieme siamo riusciti a fregare una lambretta... ma tutte le altre volte che tu hai proposto qualcosa: vedi il fatto del deposito allo scalo Farini, vedi quando siamo andati a pestare la Maria Trapani..."
Diventa rosso. Sono contento: quando vedo che qualcuno diventa rosso di fronte a me mi fa piacere. Si agita adesso: "Momento... lo scalo Farini non  colpa mia! si capisce che quando uno tenta una cosa pu andargli dritta o storta..."
Riprendo io: "D'accordo, si fa per parlare senza bisogno che tu t'incazzi... poi le cose  meglio dircele davanti, no? Anche questa dritta qui... sembrava quando me ne hai parlato che una volta seduti qua ci dovevano saltare addosso tutte le mogli degli industriali da Falck a Pirelli... invece qua vigliacca se ce n' una che ci fila!... col t a quattro gambe!"
C' rimasto malino, cerca di difendersi:
- Che c'entra, questo  un altro genere: qui siamo qua per battere... ci vuole un po' di pazienza... Ci sono degli amici miei che son venuti qua quindici giorni di fila prima di combinare qualcosa...
- E poi hanno combinato o...?
- E poi hanno combinato s. Uno... forse lo conosci: il Cornelio, quello alto moro che  sempre gi al Colorado, che ogni tanto viene anche l dal Torretti...
- Adesso non l'ho presente... B?
- Eh, quello l s' fatto un intappo, ma veder che intappo! e un tic d'oro, pi gli spiccioli... L'altro... l'altro  uno che tu non conosci, che  un amico di sto Cornelio e che  uno che ci sa fare: ci ha sedicianni ma  alto due volte te... s' fatto un mese tra Cortina e Sanremo... oltre al particolare che erano anche due gran belle manze e che io ci sarei andato gratis con quelle l... anzi avrei pagato qualcosa io di tasca mia!
-  segno che quelli l ci sapran fare pi di noi... E io ne ho le balle piene di star qui cos a menarla... e poi! s, mi par di vedermi a me tornare a casa con un intappo che i miei non sanno da che parte arriva... Cosa gli racconto, che me l'ha regalato il gesubambino o che  un omaggio del preside per i bei voti che prendo in classe? o starmene via un mese a Cortina...
- Sssst! sta zitto un momento!
Ha girato la testa e sta fissando, col sorriso scattato, qualcosa dietro a noi.
- Ci siamo - fa poi, pianissimo - ci siamo! non ti voltare subito... ce ne stan qua dietro due che da quando si son sedute non han fatto altro che lumare...
- Come sono?...
- Una  mica male... queste ci stan senz'altro... facciamo finta di niente per...
- Uei! quella mica male  mia, eh?!... cosa dovremmo fare adesso?
- Niente... lasciamo fare a loro... una delle due continua a sorridere da questa parte...
- B forza! se non sar l'intappo o il tic d'oro speriamo che ci scappi almeno una scannatina...
- Scommettiamo che tra poco ci spediscono il cameriere a dirci che il t  gi pagato? si usa cos qua.
- Eh, magari... basta che quando vengono a sapere che un t costa quattro fette non rinuncino a pagarcelo!... continuano a sorridere?
- S, s...  fatta! girati anche tu adesso ma cerca di fare un po' il disinvolto...
Mi giro adagio, sorridendo e rimango l di merda:  mia madre, mia madre con una sua amica. Mi si ferma tutto e credo di avere una faccia da cottolengo prch tutte e due sbottano a ridere. "Buonasera..." mi fa lei, tutta allegra. Mi alzo meccanicamente e le presento l'Angiolino che continua a sorridere in un modo schifoso fino a quando non sente dire: "Scusa mamma ti presento un mio amico..." poi fa il bis della faccia che avevo prima io. Sento che mia madre dice all'altra: "...Questo  il mio Mario..." e io allungo la mano quasi senza volere, con un mezzo inchino da interdetto. L'Angiolino idem e loro continuano a sorridere, festose; noi rimaniamo l in piedi: un secolo mi sembra, con le gambe piene di formiche, finch mi accorgo che sto dicendo qualcosa: u... B mamma... noi adesso dobbiamo andare..."
L'Angiolino fa per'chiamare il cameriere ma mia madre lo interrompe:
- No, no, lasciate ragazzi: offro io... cos'hai preso Mario?
- Un t...
- Senza niente? non vuoi una pasta? Anche tu... non volete fermarvi a mangiare una pasta?
- No... no grazie signora... davvero... - fa l'Angiolino, precipitoso ma educatissimo - grazie, sul serio...
Altri inchini, mani, sorrisi, "buonasera", e finalmente riusciamo a scappar via. Ci arriva ancora per un attimo la voce da veglia funebre della tonta severa che si lamenta: "...Oh! Federico  un incorruttibile... pensate che gli hanno offerto milioni... m-glioni!"
L'Angiolino mi accompagna a casa in lambretta e ci ghigniamo sopra, ma io non ho il coraggio di domandargli quale delle due intendeva quando m'ha detto: "Una  mica male".

Oggi a colazione il vecchio era tutto su di giri: motivi suoi, d'affari credo; anzi spero, perch sarebbe proprio triste che lo fosse soltanto per via dell'intervista sul Lombardo. Ci ha fatto vedere il giornale con su la sua foto e menava la testa per farsi creder superiore a quelle bambanate "Non san pi cosa fare questi giornalisti! - ripeteva, fingendo una gran compassione - ma guarda qua cosa ti combinano!" e ha messo la pagina anche davanti alla Clara che  rimasta subito contagiata da quell'eccitazione: "O Dio! o Dio! c' l'ingegnere sul giornale!" gridava andando su e gi tra la sala e la cucina, tutta felice anche lei. E il vecchio continuava a menare il crapone: che matti! ma che matti questi giornalisti!
Per intanto ho scoperto che sotto la sua borsa in anticamera ce ne sono altre due di copie del giornale-con foto.  andata cos: che ieri pomeriggio a Sansiro mentre eravamo appena entrati ai numerati  venuto l un tipo con la faccia poco furba che ci ha mostrato la tessera del Lombardo e ha domandato tutto gentile al vecchio se poteva pubblicare il suo "pronostico" prima della partita e, se non aveva niente in contrario, avrebbe gradito anche un suo "breve commento" alla fine: che sarebbe venuto lui stesso a domandarglielo se gli indicava dove eravamo seduti. E il vecchio, sorpreso e lusingato: "Ma perch no, ma volentieri..." e ha persino detto che lui era un affezionato lettore del Lombardo, il che  una grossa balla: ha sempre preso solo il Corriere e l'Informazione. Uno sbarbatello dall'aria di teppista triste, con la macchina e il flash, gli ha poi scattato una foto mentre tutta la gente intorno rimaneva l a guardare e il vecchio si sentiva importante, e il risultato insomma  quello che ci ha fatto vedere a tavola: "Tino Mereghetti" scritto in grande, poi sotto, pi piccolo: "Ingegnere, interista" e pi sotto ancora la foto: venuta bene e anche questo gli fa piacere, e poi, dopo la foto, il suo "pronostico": "Sar un match combattutissimo fino all'ultimo, ma se i frombolieri dell'attacco nerazzurro ingraneranno... la quarta allora potrebbero essere... dolori per il pur bravo Panetti. Prevedo ed auspico un due a uno per l'Inter a patto che i nostri ragazzi non prendano la Roma sottogamba e non s'illudano di poter fare una... comoda passeggiata!". Con carattere pi scuro c' poi il suo "breve commento" dopo la partita: "I solisti dell'attacco hanno funzionato a dovere e se ne son visti. i risultati. Dell'Inter mi sono piaciuti Angelillo, Invernizzi e Cardarelli. Un po' in ombra m' parso Firmani. Della Roma ottimi i soliti David e Zaglio. Esente da pecche l'operato dell'arbitro Pascuti".
In macchina, al ritorno da Sansiro, mi aveva tenuto una specie di discorsetto, di quelli suoi, incazzandosi ogni tanto come una bestia per via della fila che c'era da fare e perch bisognava andare avanti a cinque all'ora: " diventato veramente impossibile venire allo stadio, di domenica! senza contare la benzina che se ne va... non si riesce a mettere la seconda!" subito dopo per si smontava al pensiero che l'Inter aveva vinto: "E quel che pi conta ha giocato bene..." Gi, perch lui quando la squadra vince diventa uno "sportivo che non bada al risultato... a me interessa soprattutto veder giocar bene!" E ste cose me le dice ragionando, convinto: lui che  un fazioso di uno! Ma la sostanza del discorsetto era che lui non trovava niente di male che io frequentassi Montenapoleone "e tutti quei paraggi l", per non ci teneva che diventassi uno di quegli stupidi insulsi gagarelli che pensano soltanto a come devono andar vestiti e che parlano come delle donnette, con via tutte le erre, perch... "Insomma ci siamo capiti, no?... c' chi comincia col Sant'Ambroes e finisce come il Sormani!" A questa uscita naturalmente s' messo a ghignare: un po' - probabilmente - perch gli sembrava spiritoso quello che aveva detto, un po' perch si divertiva al ricordo di quello che gli avevo raccontato io in proposito; ho dovuto ridere anch'io perch mi sono accorto che ci teneva: sull'episodio Sormani lui si sente ormai un mio complice. Povero vecchio! se si vedesse come lo vedo io... Circa il Sant'Ambroes mia madre invece l'ha presa in modo completamente diverso. Quella sera stessa che mi aveva incontrato l mi ha solo chiesto (e mi dava l'idea che fosse abbastanza divertita) se adesso per caso quello  diventato il locale della nuova giovent, che allora: "le persone per bene dovranno cercarsi un altro ritrovo..." poi di colpo, come se le fosse venuto in mente qualcosa di comico  sbottata a ridere: "Bench un po' di giovanotti non ci starebbero male in mezzo a quelle mummie..."


13. 

Ero sopratutto curioso di sentire che cosa avrebbe detto vedendomi arrivare in vespa: per telefono, quando m'ha chiamato subito dopo colazione, non potevo parlare perch c'era mia madre che circolava l vicino (come fa sempre quando mi telefona qualcuno) ma anche se fossi stato solo non avrei comunque anticipato niente: la sua faccia di fronte a quella novit volevo godermela bene tutta quanta. Da quindici giorni non avevo pi saputo niente di lui: nebbia assoluta, da quando cio era finito al Supermarket, e adesso che finalmente s' fatto vivo... eh! ce n'ho da raccontargliene io! La vespa la tengo in un garage da poco, l vicino alla casa dell'Angiolino, che  a due passi da corso Italia: e ho gi versato un mese. Da l a via Cesare Correnti  un attimo. Mi fermo davanti al Torretti che  chiuso: il Mangia  gi l sull'angolo, voltato di spalle e non s' accorto che sono arrivato. Per un momento mi pregusto la scena che far, poi: "Oehil lavoratore!" grido, come Sordi nei Vitelloni. Quando si gira, subito, gli scappa fuori l'espressione che m'ero immaginato: sorpresa, invidia, curiosit: un misto panera.
- Ci siamo fatti il motorino eh, - ghigna, e dopo cominciano le manate sulle spalle: lui a me e io a lui, e colpettini sulla pancia e le domande inutili per superare quella specie d'imbarazzo pestifero che ci ha preso a tutt'e due: "Alora, uei, sbarb lofi... cnta su... come va?" "Eeeh, io bene... e a te?" "Come vuoi che vada... per me gira sempre a vuoto, ma per te...  dolce la vita, eh?!" e avanti cos con ste stupidate, con una serie di "Insomma...", di "Dov'eri ch'eri sparito?...", di "Beati i sciuri...", di "Ma tu cosa ti lamenti che adesso fai l'onesto..." di ghignate senza senso e spazzolate con le mani, tra i capelli. Sono contento di averlo ritrovato sto stronzo. Gira lentamente intorno alla vespa lumandomela apposta da forte intenditore, poi, da vigliacco: "L'hai presa usata..." fa.
- S. Aveva fatto tremilacinquecento chilometri...
Un'altra lumata: stavolta al contachilometri, per sicurezza...
- Quanto l'hai pagata?
- Cento chili, netti...
- B... - ammette - neanche tanto cara...
-  il suo prezzo...
- E com' che il vecchio s' deciso a comprartela?
Risatone da parte mia:  la seconda sorpresa e vediamo come la prende:
- Non s' mica deciso il vecchio: s' deciso il bambino: io....
Mi apre gli occhi in faccia e prende un'aria di finto spavento:
- Uei un momento!  regolare questa qui o no?
- Regolare, regolarissima... - ghigno, - con tanto di libretto di circolazione intestato a me... al signor Mereghetti Mario...  il grano che ho cacciato per comprarla semmai che non era tanto regolare...
Si stringe nelle spalle, fa una smorfia comica con le labbra e alza le palme aperte sul petto per farmi capire che lui non ne vuole sapere niente. "B cosa facciamo? - chiede dopo, come se avesse gi deciso da un'ora - andiamo all'Idroscalo a fare il bagno? Dato che siamo motorizzati..."
Come al solito quando faccio una cosa che gli fa colpo non vuole darmi la soddisfazione: ma io ce l'ho avuta lo stesso: bastava guardare la sua faccia. " un'idea - rispondo mettendo subito in moto - di pedone! monta!"
Volo, facendo anche un po' di casino con le marce, tanto per aumentare la scena.  magnifico avere una vespa proprio mia! Sul lungo rettilineo della Punta dell'est la spingo al massimo, e mi diverto e mi fa andare in liba sentire i "Vai piano!" del Mangia che ci ha un po' di sgaggia: "Vai piano cristo che t'inchiodi!"
Ci sbattiamo gi sull'erba dopo il bagno, a prenderci un po' di sole. Mi fa piacere che sia di nuovo qui con me. Mi racconta che al Supermarket c' stato solo sei giorni: ha fatto di tutto, le pulizie, con tanto di scopa in mano, il fattorino, il facchinaccio, tutto quello che gli dicevano di fare.
Al terzo giorno ha chiesto di fare anche la notte: gli han dato due chili di pi, ma era uno sgobbo bestiale. Dopo una settimana quando ormai credeva che l'avrebbero assunto fisso l'han cacciato via: non proprio cacciato, gliel'han detto con le buone maniere: esuberanza di personale. Sbuffa: "Peccato, perch non mi trovavo mica male... a parte gli orari schifosi... ma c'eran delle mine simpatiche: avevo cominciato a filare con una..."  rimasto in giro un paio di giorni: "Sai come va a finire in quei casi l, no? dopo sei giorni di sgobbo ne bastano due per far fuori tutto quello che hai guadagnato!" poi aveva avuto un colpo di fortuna: aveva trovato da rimpiazzare uno che s'era ammalato e che lavorava da un fiorista in piazza Santa Maria Romana, l dalle parti di corso Buenossaires: "Anche l un chilo emmezzo al giorno per mezzo mi toccava darglielo all'ammalato che mi aveva dato la dritta... Sembrava che dovesse star male tutta la vita quello l... invece dopo quattro giorni era gi di ritorno, sano come un corallo... E pensare vacca boia che il padrone mi aveva preso in simpatia! E poi come lavoro... neanche da mettere al confronto col Supermarket!"
Chiede com' andata la storia che hanno chiuso il Torretti, che a lui gliel'hanno raccontata in mille ma ognuno in maniera diversa: se so com' andata di preciso.
- Lo so s...  andata che...
Mi metto a raccontargliela, dal principio, da quando cio quella balorda della Graschelli si  chiusa dentro nell'ascensore di una casa l vicino, assieme a tre sbarbati: la portinaia li ha beccati sul fatto, ma invece di cacciarli via a pedate nel culo s' messa a strillare:  venuta l gente, a momenti li linciano tutti e quattro... e insomma morale: la Graschelli l'hanno mandata in riformatorio.
- Dove? Dov'?
- Mah... non so... Ho sentito dire a Arese ma non so di sicuro...
- Figurati quella l una volta dentro cosa non si mette fare! Se veramente non  lesbica come diceva, l lo diventer senz'altro... Quando vien fuori la vediamo che corre dietro alle mine, ci puoi scommettere...
Continuo: sua madre, la vecchia della Graschelli, qualche giorno dopo  piovuta l di pomeriggio dal Torretti a fare una gran scena a tutti, un ciocco bestiale che non la finiva pi...
- C'eri l anche tu?
- C'ero s...  entrata dentro che sembrava una matta: gridava, piangeva, sbatteva i pugni sul banco, diceva che ci avrebbe mandati in galera a tutti quanti...
- Tutti chi?
- Tutti, tutti quelli che eran l dentro: noialtri, che stavamo incollati al giubbx senza sentir pi neanche la musica... Io, l'Angiolino, i due fratelli, l'Ernesto... che tra l'altro l'Ernesto ci aveva gi le madonne per conto suo perch era andato allo "Smeraldo" per vedere di essere ammesso a quel concorso l che c' stato, quello del rock... e invece quando l'han visto ballare l'han pregato di sparire alla svelta...
Ci mettiamo a sghignazzare all'idea di quell'illuso dell'Ernesto che tenta di fare i concorsi di rock: "Quando l'han cacciato via avr cominciato a fare i suoi tic..." fa il Mangia e si mette a imitare i tic dell'Ernesto: con la bocca tutta spostata e gli occhi storti.
- Insomma per farla corta - riattacco - a un certo momento il Torretti che in principio non sapeva da che parte cominciare perch era rimasto l anche lui a subire come tutti quanti: perch mentre quella l urlava, tutti gli altri stavano zitti, non c'era nessuno che s'azzardava di un tanto cos... b, appunto, il Torretti ha cercato di mettersi in mezzo, anche perch l c'era dell'altra gente, dei clienti qualsiasi che stavano al banco a consumare e a lui quella scena gli aveva gi fatto girar le balle... per forza, no?
- Per forza s...
- E allora l'ha pregata... l'ha pregata insomma di calmarsi di mettersi tranquilla, dicendo che l dentro nessuno ce l'aveva con sua figlia, che anzi erano tutti amici e che ci dispiaceva a tutti...
- Eh, dispiacer a tutti s: adesso l cos gran sapone... - ghigna e si mette a far andar su e gi la mano destra chiusa a pugno.
- Ma quella invece di calmarsi si scatena addosso al Torretti, ma dovevi veder che roba! pareva impazzita, faceva paura... e ha cominciato a gridargli al Torretti che lui  un ruffiano, un magnaccia, che affittava le camere...
- Ah, questa non la sapevo...
- Ma figurati se  vero!... Che lei lo denunciava, che andava alla Buon Costume, che sarebbe ritornata l con suo marito per fargli gonfiar la faccia e tutta roba di sto genere... insomma l'ha tirata talmente lunga che a un certo momento io ho visto il Torretti diventar bianco, ma bianco eh!... e poi  uscito dal banco e senza dir niente, neanche una parola, le ha lasciato partire una sberla che quella  volata per terra, fino alla porta... A quel punto l noi viaaa!
- Eh, lo credo... avrei fatto la bella anch'io... E poi? Perch l'han chiuso?
- Perch poi qualcuno che era l ha telefonato alla pula e  arrivata subito la volante...
- Figuriamoci se quelli perdevano un'occasione!...
- Alla fine li han caricati su tutti e due...
- Peccato che non c'ero ostia! mi sarebbe piaciuto veder la faccia del Torretti quando l'han fatto salir sulla camionetta...
- L'hanno obbligato a chiudere per dieci giorni credo... E poi non  finita, perch una volta l in Fatebenefratelli c' stato uno scambio di querele... Di preciso so che il Torretti ha avuto un foglio del tribunale...
- S, s... questo l'han raccontato anche a me: un decreto di citazione... - si alza in piedi e si mette a recitare come se fosse una poesia: - Imputato di lesioni personali volontarie guaribili in giorni sei in danno... - si ferma un attimo incerto, poi conclude: - In danno di quella l... Eh, la conosco io sta roba! Il mio vecchio ne avr ricevuti pochi di quei fogli l!
- Ho sentito anche dire - aggiungo, perch cos la storia  completa - che il vecchio della Graschelli ha avuto delle rogne per questo fatto, l dove lavora: all'Istituto Malinverni...
- Ah,  probabile... Tu come vai con la tua scuola?
Era un pezzo che non mi sentivo pi fare questa domanda e m' arrivata come un cazzotto dietro alla testa, a tradimento. I miei non mi chiedono niente: dopo le pagelle che si vedono portare a casa e le balle che caccio io, regolarmente, sono convinti fradici che va tutto liscio: io penso che avr almeno quattro materie a ottobre, se va bene...
- Mah, come vuoi che vada... cos... - rispondo - Il professore di lettere continua a menarla giurando che lui non  ancora riuscito a capire come ci possa essere uno tanto bravo in italiano e tanto bestia in latino...
Sono appena le cinque emmezza ma il sole non scotta gi pi, ci rivestiamo, che oramai siamo asciutti. Lo vedo solo adesso che ci ha gli slip rotti dietro:
- Uei! lo sai che ci hai un buco nelle mutande? Non lo guarda nemmeno:
- Lo so, lo so: cos far prima a prenderlo in culo...
- Aaaah! perch hai deciso di aprir negozio? - ghigno io.
Tutt'in un colpo cambia faccia e tono: diventa serio, aggressivo:
- E cosa dovrei fare? me lo sai dire tu per favore che cosa dovrei fare?!
Gli  venuta un'aria triste adesso, un'aria triste da barbone che mi fa rabbia vedergliela. Abbiam finito di rivestirci e ci mettiamo a sedere sul bordo della strada, l vicino alla vespa, ma lui  ancora nero. Poco lontano da noi sul prato altri sbarbati si stanno rimettendo pantaloni e camicie e gridano, sghignazzano e bestemmiano, e ogni tanto qualcuno cerca di fare l'urlatore alla Dallara, con pessimi risultati. Sul rettilineo altre motorette e macchine di tutti i tipi vanno e vengono: tra un mese l'Idroscalo sar cos pieno che diventer un problema riuscire a fare un bagno decente.
- Sai - incomincio: voglio tentare di rimetterlo su di giri - siamo andati a trovare una tizia che ci ha un simpatico appartamentino vicino alla torre Velasca...
- Chi , la Rita?
- La conosci?
- h!
-  mica male no?
- Era mica male...  morta da due mesi... Perch mi racconti le balle?
Divento rosso: naturalmente! Di sta Rita ne avevo sentito parlare un sacco di volte da un sacco di sbarbati e sapevo che riceveva in casa sua, che ci stava per tre chili e compagnia bella... ma che era morta, accidenti! chi se l'immaginava?! e adesso comunque qualcosa gli devo dire:
- B va b: mi hai sbianchito - carico il tono di disinvoltura - era una balla d'accordo... Per ti giuro, parola d'onore che un paio di scopate me le son fatte davvero...
- Eh, ci mancherebbe... scannano tutti non vuoi scannare anche tu che ci hai il grano?
Ormai s' messo a fare la polemica: in questi casi la cosa migliore  far finta di niente. Stiamo zitti tutti e due per un po', a guardare le macchine che vengono fuori dai prati e dalle stradette facendo un frego di polvere: vengono avanti a scatti, tre metri e una fermata, come l'automobile di Ridolini, perch da queste parti il terreno  irregolare: in fondo per andare in campora, almeno nella bella stagione, la vespa  ancora meglio di tutti. Forse sta pensando la stessa cosa anche lui:
- Com' che te la sei fatta la vespa? - domanda, senza troppa curiosit. Gli spiego come negli ultimi tempi in compagnia dell'Angiolino ci siamo messi in giro: ci  andata piuttosto bene, abbiamo fatto un totale di sette motorini tra vespe guzzini e lambrette e il ricavato eccolo l.
- E tu - dico, scherzando - quand' che ti decidi a rimetterti a fare un po' di cose serie?
Sbotta in una risata lunga un chilometro: meno male. Poi attacca, lentamente, stirando le parole:
- Nooo... nooo... non posso: io basta... Ho bisogno di trovare qualcosa di sicuro...
 il momento buono, forse:
- Appunto - salto su - qualcosa di sicuro... come la casa del prete l... ti ricordi che forza ci abbiamo avuto? Quaranta chili a testa! io e te se ci mettiamo di quei lavori l possiamo farne quanti ne vogliamo, anche un paio al giorno... Basta prenderci un po' su la mano...
- No, no, no... - ripete, e a ogni "no" scuote il testone a destra e a sinistra.- Tu sei matto... ma non vedi che ogni giorno bevono qualcuno? c' Zamparelli che s' scatenato: adesso poi che l'han promosso vice-questore... e Nardone  passato a capo della Mobile: figurati! li conosco io quella gente son passati i tempi, damm a tr... chichinsci l' ura di trovare qualcosa di duraturo... tu fai lo studente ca...! fai in fretta tu... - si mette a ghignare guardandomi con sfottimento: - Lavora per passione sto stasso!
- B per passione... per passione un ca...! intanto mi son fatto la vespa...
- Eh, s rimettiamo le cose al punto giusto: sembra che il ladro lo sappia fare solo lui!
- Ma sii... riattacca, sempre adagio - ci ho pensato, ci ho pensato su a lungo non si pu pi... Guarda: non si pu pi... cosa vuoi andare a rubare, a fare le lambrette al giorno d'oggi che ti bevono subito? s, perch ti bevono subito: io vedo che van dentro uno dopo l'altro: uei! poche storie: non ne rimane pi in giro nessuno... E io per una lambretta vado a farmi un anno al doppio?
- Chi parla di lambrette, pirla? - mi sembra che sia un po' tardo a capire quest'oggi, e mi spiego meglio: - Ce n' cos di cose da fare! Si possono fare tanti di quei movimenti e senza troppe scene...
- Per esempio?
- Le coppiette... Io e l'Angiolino avevamo in testa di...
- No, no, che coppiette!... - interrompe - io le dure non le faccio: non le ho mai fatte e non le far mai! - si mette a canterellare, monotono: - son-cambiati-i-tempiiii... son-cambiati-i-tempiiii... - poi: - Uei! ma la vuoi capire s o no, testa! - conclude e ci pianta un rutto sopra.
Ho l'impressione che ci sia qualcosa di rotto tra me e lui, come se questi quindici giorni che non ci siamo visti avessero strappato via per sempre tanti mesi di idee in comune; eppure io gli sono affezionato, anche se mi sembra che lui come amico stia scappando. Si  levato su in piedi, a gambe larghe davanti alla vespa, mi sta guardando come se fosse la prima volta che mi vede e continua con la cantilena: "Son-cambiati-i-tempiiii... son-cambiati-i-tempiiii..." e all'improvviso:
- Se tu mi raccomandassi a tuo padre... - dice, e in quel momento l mi viene in testa che forse ci ha sempre pensato a sto fatto: forse mi filava da tempo per arrivare a questa conclusione qui; e intanto lui va avanti a parlare: - Davvero, cristo! perch non mi raccomandi? come fattorino, come qualchecosa; autista: sai che io so guidare piuttosto bene... ci ho la patente di secondo grado, potrei fare anche il terzo grado volendo... almeno cos mi sistemo una volta per sempre... Eh?
Mi spiace dovergli dire piatto piatto quello che gli sto per dire, ma bisogna che capisca che  impossibile, assolutamente impossibile una soluzione di quel genere l, neanche a pensarci.
- Ma ragiona Mangia, di! come faccio a andar l da mio padre a dirgli che conosco uno che vorrebbe venire a fare il fattorino?
- Cosa c' di male? - domanda meravigliato: non capisce.
- Ma niente... per noi non c' niente di male... Ma mettiti nella sua mentalit: comincerebbe a dirmi chi  e chi non  e com' che lo conosco... a farmi un testone cos... ragiona un momento!
- Non potresti mica dirgli che sono un tuo compagno... - insiste - come hai fatto quella volta l con l'Ernesto?
- Appunto, bravo! c' gi stata anche quella volta l: figurati! non  che il vecchio sia completamente scemo: di e di alla fine la capisce anche lui... Di, va', cambiamo argomento!
Diventa sempre pi nero:
- Ehi s! cambiamo argomento... - si lamenta adesso: non la pianta pi... per tu che dici tanto che sei un mio amico... potresti bene venirmi incontro in questa situazione qui, no? cosa ti ci vuole a te a andare dal tuo vecchio a dirgli di prendere uno come fattorino? qualsiasi cosa: anche le pulizie, quella roba l. Una ditta grande come quella ci avr ben bisogno di personale, non dirmi di no... Immaginiamoci se stanno a guardare per un fattorino pi o meno... e a me mi sistemerebbe!
Parca puttana non la vuol capire!
- Come faccio ostia! - sto per incazzarmi:  come parlare a un muro -... come faccio a dire al vecchio che frequento... capirai che lui pensa che io conosca solo ragazzi come i miei compagni di scuola... gente del mio ambiente insomma... capisci?
- Eh la madonna non sar mica un reato conoscere uno che cerca di lavorare no?!... come la metti gi dura ca...!
- Insomma va b tu sei padrone di pensarla come vuoi... io conosco bene mio padre e ti assicuro che  cos...
Si  rimesso gi, a sedere sul bordo della strada e si tiene il cranio tra le mani, incazzato. Si sta facendo scuro, bisogner che andiamo adesso. Mi dispiace, davvero, mi ruga moltissimo avergli dovuto dire di no, ma se sto testone si mettesse nei miei panni dovrebbe capire... Gli passo un braccio attorno alle spalle, affettuosamente, e cerco di tenerlo su:
- Daai Mangia, di! vedrai che salter fuori qualcosa d'altro... Non c' mica solo la ditta di mio padre no? se sei entrato in quest'ordine di idee qui va bene: si pu sempre vedere da qualche parte...
Si stacca brusco e si alza di nuovo in piedi:
- Siii qualcosa d'altro! scatta, nervoso come una bestia,  l che trema tutto -... qualcosa d'altro le balle! fai presto a parlare tu! ma io cosa faccio? cosa faccio? cosa racconto a casa? quelli mi sbattono fuori se non trovo da sistemarmi! Cosa faccio io cristo?! che prospettive ci ho io nella vita?...
Che noia con quel "cosa faccio cosa faccio"... Sta diventando pesante, una pizza! com' cambiato! monotono, senza idee, si ripete di continuo... e pensare che era un dritto, un maghetto! uno sul quale avrei puntato la casa a occhi chiusi che se la sarebbe cavata sempre... Adesso francamente non giocherei una lira su di lui... e che ragionamenti da stasso!  invecchiato, rincoglionito: ormai non sa far altro che ruttare: eh, ma se crede di andare avanti a rutti nella vita! Finito: il Mangia  proprio finito... com'era diverso una volta! "Uei Mangia! che mestiere fai?" "El gratta..." diceva e ghignava da furbo. Non mi meraviglierei per niente se adesso mi rispondesse: "Faccio il contabile...", "Faccio il fattorino ciclista...", il tranviere, il bidello, l'impiegatino... Ecco, s giusto:  un Benfar,  diventato un Benfar...
Ci muoviamo verso il centro e mezzora dopo sono gi a casa. Mi fa anche pena il Mangia, povero cristo, si vede che  gi forte: non m'ha neanche chiesto di fargli provare la vespa.
Mia madre  andata a prendere il vecchio in ufficio e da l passavano un momento al "Manzoni" a prenotare i posti per Il diario di Anna Frank, una commedia con la Guarnieri e Di Lullo che: " tutta una montatura" garantisce il vecchio: "Una speculazione per far vedere che gli ebrei non avevano colpa di niente..." ma ne sta parlando tutta Milano e cos dice che  proprio curioso di vederla anche lui: gli han detto che la Guarnieri  molto brava in quel lavoro l.
La Clara  di l in sala che prepara la tavola e mi vien voglia di farle uno scherzo che le faccio di solito e che so benissimo che la fa incazzare, ma a me diverte. Inchiodato al muro della cucina vicino al fornello ci abbiamo un affare, un rettangolo di latta, sottile, verniciato di un grigio smunto, almeno adesso  smunto forse quand'era nuovo era pi lucido: ma io l'ho sempre visto cos, dev'esser l da tanti di quegli anni!  grande come un calendario e in alto in stampatello azzurro c' scritto: "Cosa manca oggi?" e dovrebbe, appunto, servire a far ricordare la roba che c' in cucina: anzi, no, il contrario: quella che non c', quella che bisogna comperare, perch sotto al "Cosa manca oggi?", in doppia fila c' un elenco di generi che non finisce mai, azzurri anche loro, per scritti in corsivo: "Aceto" c' su, e sotto, in fila come in un registro di classe tenuto bene, tutti i "cognomi": "Aglio", "Amido", "Bicarbonato", "Burro", "Cacao", "Caff", "Cannella", "Cera", "Cicoria", e avanti... che mi fan venire in mente quei film sulla rivoluzione francese quando si aprono le porte di ferro della prigione e vien dentro un tizio con la faccia del duro:  l'implacabile, circondato da soldati in costume e comincia subito a leggere i nomi dei prigionieri che devono andare alla ghigliottina: "Legumi"... "Lisciva"... "Lucido"... Sono messi tutti in ordine alfabetico, infatti le ultime parole sono: "Uova". "Zafferano", "Zucchero". Accanto a queste voci ci sono delle fessure: piccole, ritagliate nella latta, e quasi tutte con gli angoli che buttan fuori la ruggine; non saran pi larghe di un due centimetri, due centimetri emmezzo al massimo: e dentro a ogni fessura c' un pirolino nero che sembra un bottone della patta cascato l per caso: grande uguale, che si pu far scorrere avanti e indietro. Tutti quei bottoncini, uno per fessura, danno un po' l'idea di quei giochi in scatola che si fanno da piccoli. A me quell'affare l da bambino m'incuriosiva moltissimo:  una delle cose che mi ricordo che quando entravo in cucina mi colpiva di pi: pi del frullino di vetro che pure quando si metteva a girare velocissimo con i pezzi di frutta dentro ero capace di star l delle ore intere a guardarlo incantato, fino a quando qualcuno, mia madre o la donna, non mi cacciava via: e anzi non mi andava di bere il frapp d frutta: non mi piaceva proprio, perch quella roba densa che mi volevan far bere era il risultato di quello che aveva fatto il frullino; il risultato ma anche la fine, e di conseguenza per me era come se fosse colpa sua: della roba densa, se il coso di vetro aveva smesso di girare. Il "Cosa manca oggi?" mi attirava da matti anche se stava fisso, inchiodato al muro: perch mi ci potevo divertire anch'io a far scorrere in qua e in l i pirolini. Sono convinto che al momento non serve a niente, ma rimane sempre attaccato l e nessuno ci pensa a toglierlo di mezzo probabilmente per pigrizia, anche se con tutta quella roba moderna che ci abbiamo in cucina stona, ormai: io me lo ricordo che  l da quando ho la memoria. Fatto sta che lo scherzo alla Clara consiste in questo: che lascio tutti i pirolini fermi vicino ai nomi e sposto solo quello che corrisponde alla voce "Cannella": e sto bottoncino nero, unico sulla destra, risalta evidente di fronte agli altri spostati a sinistra. La Clara che normalmente i riflessi pronti non ce li ha, in questo caso invece se ne accorge subito (anche perch ormai  un anno buono che vado avanti con sto giochetto) e s'incazza a morte; ma non ha mai avuto il coraggio di dirmelo in faccia apertamente, e si limita a squadrarmi imbestialita, e poi sibila: "La prossima volta che viene a mettere disordine in cucina lo dico alla signora!" al che io faccio la faccia di quello che non sa assolutamente di cosa sta parlando, ma dopo un po' quando a lei ormai  passata, ritorno alla carica e la sfotto: "Ma Clara - le dico serissimo e falso - quando una cosa manca bisogna procurarsela..." e qui lei scappa via rabbiosa. Va a finire che un qualche giorno che le gira prende l'affare e lo sbatte via, tanto non se ne accorgerebbe nessuno, tranne me si capisce.


14.

La colpa  mia: l'ho voluto io. Io, pirla della madonna! che mi vado a fidare di quell'incosciente pazzo, di quell'esaltato, di quell'Angiolino di merda. Maledetto il giorno che l'ho conosciuto! Che poi non l'avessi saputo che era un deficiente ma l'ho sempre detto! me la sentivo io che andava a finir cos. Darei un braccio, una gamba per poter tornare indietro: tutte belle parole che non servono un ca...! adesso qua cos c' solo da sperare in Dio che vada liscia. Da sperare e da aspettare: con quel po' po' di sgaggia che mi balla dentro. Son passati tre giorni e la pula  ancora in alto mare. Finch la dura. Che quasi quasi mi verrebbe voglia di andar l da loro spontaneamente, di andar l, s, a dire: b facciamola finita prendetemi e buonanotte! Piuttosto che star qui a smaniare, a ripensarci, a fingere, con quella voglia che ci ho!
Non doveva succedere: ci eravamo messi d'accordo punto per punto, ogni particolare, ogni sfumatura: tutto! avevamo scartato l'Idroscalo apposta perch c' troppo via vai, e anche altre zone come Sansiro e il parco Lambro per lo stesso motivo: che le macchine si fermano a poca distanza l'una dalle altre, fanno la fila, ce n' una ogni due metri... Invece dove siamo andati noi non c'era un'anima:  un posto che resta vicino alla strada per Cinisello Balsamo e ci si arriva facendo il viale Zara e poi il proseguimento: viale Fulvio Testi, poi anzich andare avanti verso Monza si taglia gi per una delle traverse a sinistra e si va un po' in dentro. Sono stradette buie, completamente buie. C'era solo quella seicento bianca che si era spinta avanti, quasi in mezzo ai campi, con le luci spente. Ci eravamo messi un berrettino in testa e un fazzoletto nero sulla faccia che ci lasciava liberi solo gli occhi. Per fortuna! senn a quest'ora non starei qui a casa a smangiarmi. I patti, chiarissimi, fatti fin dall'inizio erano questi: che se trovavamo appena appena un po' di resistenza non stavamo l neanche un secondo, filavamo via rapidi e semmai si cercava qualche altra cosa. Non si erano accorti per niente che ci eravamo avvicinati: dovevamo avere fatto pianissimo, o forse anche se han sentito il rumore della lambretta avran pensato che si trattava di una qualche coppia in giro per lo stesso mestiere: cos la sorpresa c' stata, e poteva andar tutto bene, poteva! se quell'imbecille dell'Angiolino... Anche la voce avevo camuffato: e quando l'Angiolino ha aperto la portiera di scatto piazzandogli sotto la faccia il cannone io ho detto deciso: "Non vi muovete e fuori i soldi!" con la pronuncia terrona. Per fortuna! infatti i giornali - tutti quanti, li ho letti tutti - scrivono che "si ha ragione di ritenere si tratti di meridionali" e che la pula proseguendo le sue ricerche ha fermato numerosi individui venuti nella nostra citt per trovare un'occupazione.
Il tipo e la ragazza dovevano essersi fermati l da poco: erano ancora vestiti tutti e due, e quando han visto i cannoni puntati non han detto una parola: niente, son rimasti l come due statuine. Volevo dirglielo all'Angiolino: di sbrigarsi, di approfittare di quel momento l e di volar via subito. Ma la verit  che non sapevamo nessuno dei due da che parte cominciare. Loro ci guardavano come in tranch, fermi, zitti. E noi anche noi, con le pistole davanti. Poi io ho ripetuto: "cacciate i soldi!" sempre da terrone, e la ragazza, pi di l che di qua, ha fatto una specie di soffio e s' sentito: "Diamogli i soldi Livio..." che sembrava un'invocazione a Sant'Antonio. Allora il giovanotto s' mosso e ha fatto per mettere la mano nella tasca dietro dei calzoni: in quel momento l c' stato lo sparo: un colpo e poi un altro, e ho fatto solo in tempo a vedere che quello si rovesciava all'indietro, e m' sembrato di sentire anche un urlo e poi... Poi non ricordo pi, ho una gran confusione in testa, mi gira tutto. Credo che l'Angiolino mi abbia strappato via di peso e siam corsi alla lambretta e... non so, non lo so, non riesco a ricordare di preciso. So solo che credevo di aver lasciato cadere la pistola per terra invece ce l'avevo in tasca, e siamo volati via senza neanche una parola: ma quella corsa mi sembra di non averla mai fatta: da quando ho sentito i due colpi e ho visto quello l che si stendeva non ho capito pi niente, come se non fossi stato l, soltanto quando ci siam fermati mi son reso conto che eravamo in via Papa Gregorio davanti alla casa dell'Angiolino. Cosa ci siam detti dopo, cosa ha detto lui a me e io a lui anche questo non potrei giurarlo: un sacco di cose, credo, ma parlava quasi sempre lui, a bassa voce, in fretta, io ero in uno stato tale ormai che non facevo altro che dir s s, va bene va bene, d'accordo d'accordo e se quella sera l mi avesse detto che bisognava andare a costituirsi probabilmente l'avrei seguito come un bamba. Siam finiti invece sulla strada che porta a Vigevano, e io mi domandavo come ce la facesse lui ancora a guidare, a un certo punto siamo scesi e abbiamo sbattuto nel Naviglio i fazzoletti neri e i berrettini, con dentro le pistole: siamo rimasti un attimo a guardare finch non abbiamo visto bene che sparivano sotto.  stato l'unico momento quello, quando mi sono accorto che non ci avevamo pi niente in mano, che m' sembrato di poter tornare a respirare, come se l'acqua avesse cancellato via tutto. Poi siam tornati indietro. Lui non m'ha accompagnato fino a casa: l'ho fatta a piedi, non so come. Era ancora molto presto, i miei erano fuori: mi sono messo a letto convinto che non mi sarebbe riuscito di dormire, invece mi sono addormentato quasi di colpo, e la mattina ho letto sul Corriere che quello l era morto. Livio Biagi si chiamava.

M' andata ancora bene: invece delle quattro che m'aspettavo m'han dato solo tre materie: fisica matematica e latino. C' chi ne ha molte di pi: il Moretti ha anche italiano e greco e  talmente a terra che pare che non voglia neanche presentarsi a ottobre. Per mia scalogna ci ho altre cose da pensare: sono passati dieci giorni da quel fatto l e fino adesso niente: anche i giornali non ne parlano pi, dopo il casino che han fatto i primi giorni. Sembra tutto finito, come se non fosse mai successo. Devo aver l'esaurimento nervoso: s, s, sono malato, lo sento: un niente mi fa saltare: il telefono, la porta, uno qualsiasi dei tanti rumori che mi circonda. Devo aver l'esaurimento, ma non posso permettermi il lusso di farlo capire. E cosa sono le mie notti in sto periodo! Dal grassone di corso san Gottardo mi son fatto fabbricare l'ultima pagella: s' imbestialito come al solito, ha continuato a alzare gli occhi al soffitto recitando tutte le sue bestemmie, un rosario. Non  cambiato niente dall'ultima volta che ci son stato, solo al posto della lampadina a pera che pendeva gi dal soffitto adesso ci han messo una strana lampada buttata l per aria che gli fa da luce al neon: due tubi e basta. Dopo aver sacramentato, regolare, alla fine la pagella me l'ha promessa per il giorno dopo. Per il favore per stavolta ha preteso un deca, e era logico dato che il Mangia non stava l con me: li ho cacciati senza discutere. Sulla pagella fasulla ho ricopiato tali e quali i voti della pagella vera. tanto domani o dopo espongono i quadri con i risultati e a uno dei due vecchi potrebbe saltare in testa di andarli a vedere, sarebbe stato da stupidi rischiare. Poi il mio piano ce l'ho. In questi giorni prima della chiusura dell'anno ci ho pensato su a lungo, non sono quasi mai uscito, sempre tappato in camera mia. Ai miei la cosa non  che sia sfuggita, ma naturalmente sono lontani le mille miglia: "Come al solito aspetti sempre gli ultimi giorni a studiare!" m'avr ripetuto mia madre una decina di volte.
Dell'Angiolino non so pi niente, non l'ho pi visto da quella sera famosa e ci ho una sgaggia bestiale che faccia qualche imprudenza, incosciente com'. Visto come stanno le cose, che la pula cio non ha tracce sarebbe stato meglio che avessi fatto tutto quanto da solo: a parte che non avrei sparato, questo  garantito, ma ammettendo anche che mi fosse scappato un colpo per il nervosismo oggi almeno sarei da solo a fronteggiare la situazione, senza il terrore continuo che quel deficiente si sbianchisca in qualche modo e faccia andare in merda anche me.
Ce l'ho il mio piano, ce l'ho. Quando gli ho portato la pagella il vecchio s' incazzato, era abbastanza prevedibile, ma sopratutto s' stupito: tre materie! com'era possibile se durante l'anno avevo avuto sempre degli ottimi voti? sarebbe andato a parlare col preside: voleva metterla in chiaro questa faccenda, voleva sentire un po' da lui. Gli ho raccontato, cercando di calmarlo, che nell'ultimo trimestre erano divenuti molto pi severi, e poi era successa una cosa con il professore di matematica e fisica: una discussione. Siccome quello  un comunista convinto un giorno s' messo a parlare di politica in classe, durante la lezione e voleva sapere come la pensavamo noi; ognuno aveva tirato fuori un po' le sue idee, ma nessuno aveva avuto il coraggio di contrariarlo: solo io gli avevo detto chiaro e tondo che secondo me non era vero per niente che Mussolini era un megalomane e che aveva fatto soltanto delle gran porcherie... c'erano alcune cose che durante il fascismo marciavano molto meglio di adesso...
"Aaaah garantito!" m'ha interrotto il vecchio che mi seguiva attento: sapevo che quello era il suo punto debole, cos ho insistito, continuando la canzonetta: che il professore s'era incavolato e aveva voluto sapere chi mi aveva messo in testa quelle idee e che io avevo risposto che non me le aveva messe nessuno, che erano convinzioni mie e che del resto non dicono tanto che in democrazia ognuno la pu pensare come vuole?
"Lo dicono, lo dicono... ma poi la realt  molto diversa!"  saltato su ancora il vecchio a quel punto. C'era cascato in pieno e ha fatto la sua sparata: "Hai fatto benissimo a rispondergli in quel modo! e poi cosa parlano di democrazia i comunisti?! dovevi dirgli un'altra cosa dovevi dirgli: che Mussolini era un grand'uomo! ha commesso solo un grosso errore, questo s: un grossissimo errore: quello di circondarsi di gente che non valeva neanche un decimo di quello che valeva lui... s' messo intorno una massa di imbecilli!"
Con la faccia convinta e un'espressione da vittima lo stavo a sentire continuando a far s con la testa e pensavo di avercela fatta: le ragioni della mia bocciatura dovevano ormai apparirgli chiarissime, da parte sua non ci poteva essere che appoggio e comprensione. Invece a momenti la bomba mi scoppia in mano: "Vado a parlargli io a quel tuo professore!" s' messo a gridare all'improvviso: " uno schifo che si mischi la scuola con la politica!"
Mia madre che fino a quel momento l era sempre stata zitta, seduta in poltrona di fronte a noi, e che non sono riuscito a capire se fosse persuasa o meno delle balle che cacciavo, l'ha subito calmato: "Per carit Tino lascia perdere! non complicare le cose anche tu! altrimenti poi quello se la lega al dito e a ottobre chi ci rimette  Mario!" Poi mi ha guardato con quei suoi occhi dolcissimi che mi fanno rabbia. Per un po' sono andati avanti a discutere se era il caso che il vecchio andasse o non andasse a parlare col preside, o col professore; facendo finta di niente con una paura matta addosso ho difeso la tesi che non conveniva, e alla fine s' lasciato convincere, dopo averne dette di tutti i colori: che il nostro  un paese coloniale, che lui lo sapeva che nelle scuole fanno la propaganda comunista e anche democristiana e con che risultato? che gli studenti anzich imparare quello che devono imparare vengono fuori con delle idee balorde in testa, ignoranti come talpe: "Aaah s! ci stiamo preparando un bel periodo!" ha concluso, rabbioso e impotente. Mentre parlavamo mi veniva voglia di scattare, e invece me ne stavo l calmo, con il terremoto dentro. E mia madre che continuava a guardarmi con quei suoi occhi spaventosamente buoni! quanto mi deve voler bene. Come avrei voluto raccontarle tutto: mi avrebbe capito, mi capirebbe, sono sicuro.
Poi ho cominciato a mandare avanti il mio piano: ho parlato al vecchio come piace a lui: "da uomo a uomo", con tutta la seriet possibile, calcando sul fatto delle tre materie, facendogli capire che ero molto ma molto impensierito. Volevo mettermi a studiare subito, gli ho detto, senza perdere tempo: per questo avevo pensato di rinunciare alle vacanze.
"Come sarebbe rinunciare alle vacanze?" ha chiesto mia madre che era un po' preoccupata del mio modo serio serio. Ho spiegato che al mare ci si distrae troppo, ci sono le compagnie, gli amici, le ragazze: studiare diventa impossibile... come si fa a passare il tempo sui libri in mezzo a tante occasioni? Pi andavo avanti col mio piano e pi mi accorgevo che i due vecchi mi davano credito: quelle belle parole, quei santi propositi li prendevano per buoni, e ogni tanto si scambiavano un'occhiata: era d'approvazione. Quando sono arrivato alla conclusione prima che loro aprissero bocca avevo capito che ce l'avevo fatta. La conclusione era questa: che volevo andare a studiare in un istituto inglese, in Inghilterra. L oltre a tutto potevo perfezionarmi nella lingua (e naturalmente sapevo che a questo il vecchio ci teneva moltissimo: "Le lingue al giorno d'oggi sono tutto..." sta frase me l'avr cacciata tante di quelle volte che non potevo dimenticarmela).
Cos  deciso. Tra qualche giorno se tutto va bene mi spediscono in Inghilterra. Hanno gi avuto la risposta:  un collegio vicino a Londra, la retta  piuttosto cara ma pare che gli studenti si trovino benissimo, e poi dopo le ore di studio si possono fare tutti gli sport, e l'ambiente  molto buono,  frequentato da ragazzi delle migliori famiglie: queste notizie i due vecchi me le danno un po' l'uno un po' l'altro per cercare di rendermi meno pesante il mio "sacrificio"... Ieri sera ho lasciato aperta la porta della mia stanza, loro eran di l in sala che parlavano e sembravano piuttosto soddisfatti: " un ragazzo serio dopotutto..." diceva mio padre. E mia madre: "Gli far bene cambiare ambiente... speriamo che gli insegnino anche un po' di buone maniere...  sempre cos orso..." E ancora il vecchio: "Sar un'esperienza che gli giover parecchio... Forse lo choc delle tre materie  stato un bene per lui: mi sembra diventato pi uomo, pi conscio dei suoi doveri..." Poi con un sospiro mia madre: "Ah ormai non  pi un bambino..." e il vecchio ghignando: "Basta che non metta incinta qualche inglesina... Gli parler prima che parta."
Ho rinchiuso la porta piano, tanto non m'interessava sentirne di pi. In tutti sti giorni cos incredibili mi riesce difficile addormentarmi: passo delle ore a letto a ripensare a quella roba l,  dura da dimenticare,  durissima, e ho paura: paura non per me che so che riesco a controllarmi, ma per via di quello stasso maledetto dell'Angiolino.

Il Mangia  l: a un tavolino fuori, con niente davanti, allungato sulla sedia che i piedi a momenti arrivano alla fine del marciapiede. C' solo lui e un paio di clienti che stan consumando dentro, al banco; dei ragazzi niente: saranno andati a fare il bagno da qualche parte. Avevo giurato che non ci sarei pi nemmeno passato davanti al Torretti, invece non so spiegarmi il perch ma sono qua. Una mezza voglia di incontrarmi con l'Angiolino ce l'avrei: per vedere come ha reagito, per sapere qualcosa per scambiare un'idea per avere una certa sicurezza, perch la cosa pi terribile di tutta sta faccenda balorda  sto silenzio,  il fatto di non saperne niente. Ma forse  molto meglio non incontrarlo. Se almeno fossi sicuro che anche lui s' tappato in casa, o che  partito: magari! magari gli fosse venuto in mente di andarsene per un qualche tempo. Ad ogni modo io fra quattro giorni sono a Londra:  sempre pi sicuro di qua. Oggi sui giornali c'era che la pula sta facendo dei gran rastrellamenti, sempre per via di quella roba, ma m' sembrato di capire tra le righe che non hanno la minima pista. Non basta per sentirsi tranquillo ma  qualcosa. Vorrei tanto che fossero passati gi almeno tre anni in modo da non ricordare pi niente. E poi! con quello che mi sento dentro dover comportarsi normalmente, come al solito... c' da diventar matti giuro! da mettersi a gridare, da perdere la testa. Qualsiasi cosa succeda io non ho sparato: non ho sparato! questo  importante. Me la dovrei cavare con poco, forse un sei mesi di Beccaria forse nemmeno perch sono incensurato: e poi anche l  tutta una questione di grano e se il vecchio trova un paio di avvocati che ci sanno fare... Eppure, mah! non so... ci ho come un presentimento che la passer liscia: non mi possono bere! fino a quando la situazione rimane questa come ca... fanno a pescarci? sempre che quel disgraziato dell'Angiolino... fossi stato solo!
- Andiamo a fare il bagno? - mi chiede il Mangia appena mi vede, ma gli rispondo di no: sono senza vespa, l'ho venduta.
- Oh l! come mai l'hai venduta? - domanda, come se uno non potesse vendere quello che gli pare.
- Perch parto, vado via... cosa me ne faccio di una vespa qua a Milano?
 meglio che lo sappia che sparisco dalla circolazione, cos se vede l'Angiolino e glielo dice quello capisce e fa la stessa cosa.
- Beato te! e dove vai?
- In Svizzera in collegio, a studiare: m'han fregato in tre materie...
- Aaaah! per questo ti vedo cos nero...
- Eh, capirai... con la cioccata che m'ha fatto il vecchio... son volate le sedie... E tu come te la passi?
Non me ne frega assolutamente niente, e tra cinque minuti esatti gli dir che devo tornarmene a casa: ma per il momento devo fingere che sia un giorno come un altro. Attacca a raccontarmi una lunga storia in cui c' dentro la Tildona, le punture che non si trovan da fare, il Veltri che s' messo nelle rogne con i grippa e adesso  in bandiera per via di una partita di transistor che non si sa da dove vengono... e un sacco di altre balle che io non seguo nemmeno, figurarsi se ci ho voglia di star l a sentire le sue canzoni che poi son sempre quelle. Si  accorto che non lo sto quasi ascoltando: tronca di colpo. Mi alzo e gli tendo la mano:
- B auguri... io bisogna che torni a casa... se non ci vediamo prima che vada via tanti...
- Un momento - m'interrompe, lasciandomi l con la mano tesa: che se c' una cosa che mi fa rabbia  proprio quella: di dare la mano a uno e che quello non te la stringe e ti lascia l - vai gi via? spetta un attimo...
- Bisogna che vada - insisto, agitando il braccio - il vecchio vuole che sia a casa per le quattro...
- Eh la madonna! sono le tre e un quarto! poi ti accompagno un pezzo... Peccato non andare a fare il bagno con sto sole... fa un caldo della madonna!
Ritiro il braccio  lo lascio andare avanti.
- Non ti sei fatto pi vedere! - protesta.
-  per via della scuola... ho sgobbato come un negro per avere poi quel bel risultato!
- Ostia davvero! e a parte la scuola per il resto come vai?
- Quale resto? come vuoi che vada? in sto momento qui ci ho giusto da pensare a altre cose... sai cosa vuol dire avere tre materie a ottobre?  una rogna da ridere! vuol dire dover passare tutta l'estate a sgobbare sui libri come un dannato
- Non te la prendere v! al massimo ripeti l'anno... - fa ghignando come un cretino.
- Iettatore maledetto! - scherzo, con poca voglia, e gli faccio le corna due tre volte.
- E le cose l con l'Angiolino?... le famose dure alle coppiette come funzionano?
Mi ha piantato gli occhi in faccia, senza muoversi di un centimetro dalla posizione in cui si trova. Sembra che abbia voluto farmi una domanda qualsiasi, cos per parlare, ma lo conosco troppo bene: sa qualcosa! l'Angiolino... quel pirla rimbambito gliel'ha detto! Rimango in piedi e in fretta torno a mettergli l la mano perch me la stringa finalmente e mi molli, e nonostante tutto riesco a far l'indifferente:
- Sar un mese che non lo vedo l'Angiolino! di che devo andare! ti saluto...
Mi prende la mano e tira tutto il braccio con forza costringendomi a sedere di nuovo: fa come se lo facesse per giocare, ma non  un gioco, lo so.
- h la! un mese? strano... - sbotta, poi ghigna, malefico: - Eravate cos amici...
L'ho preso per la maglia e stringo forte, pi forte che posso. Avvicino la mia testa alla sua, occhi contro occhi:
- Stai a sentirmi bene - dico, lento e chiaro: non voglio che abbia dubbi - mi piacciono poco sti discorsi... e ti giuro che se c' qualcuno che cerca di mettermi nei guai lo ammazzo!
Si libera con uno strappo:
- Tegn gi i man! - fa, con finta calma - Vai piano a dire che ammazzi la gente... vai piano, ci pu essere qualcuno che ci crede...
Non finisce nemmeno che torno a riprenderlo per la maglia: lo avviso per la seconda volta: "Uei Mangia dammi retta: sta attento a non fare il pirla: guarda che non sto scherzando: se c' in giro qualche stronzo che parla di me lo ammazzo... parola d'onore lo amm-mmazz-zzo:" lascio andare la stretta e mi rimetto in piedi, davanti a lui. Si alza fiacco e mi appoggia una mano sulla spalla: "Stai buono - fa - cosa stai dando i numeri quest'oggi? cos' sta storia del chi parla e chi non parla? cosa vuoi che parli, io? io non so niente... perch? c' qualcosa da dire contro di te?"
Cerca di confondermi le idee,  chiaro. Ma forse sono stato uno stupido io, troppo precipitoso: quello ha tirato a indovinare. Dovevo capirlo: com'era possibile che l'Angiolino avesse sputato tutto? che interesse ci aveva a parlare col Mangia? ha tirato a indovinare sta carogna ma non so se ci sia ancora riuscito. Si tratta di salvare il salvabile adesso, di prenderlo in contropiede. Mi metto a ridere, apposta: m' uscita fuori una risatina abbastanza naturale: "S. lo so hai ragione...  la questione che quest'oggi sono incazzato duro...  un periodo che va cos: m'incazzo sempre per qualsiasi coglionata, anche: in casa... devo avere l'esaurimento nervoso..."
Ghigna anche lui, senza convinzione mi pare. "Avrai studiato troppo - fa - e non ci sei abituato..."
Lentamente ci mettiamo in movimento verso casa mia come tante altre volte. Sto provando a essere il pi simpatico possibile e parlo, parlo di un sacco di cose: della cioccata bestiale che avrebbe fatto il vecchio quando gli ho portato la pagella coi voti veri; di quello l: il grassone della tipografia che ha voluto un deca; del prezzo che ho ottenuto per la vespa; delle mine svizzere: alte, bionde, libidinose da morire e che pare che con gli italiani ci stiano tutte. Vado avanti cos, tirando fuori tutte le balle che mi vengono in mente e il Mangia con le mani cacciate in tasca e trascinandosi i piedi mi sta a sentire interrompendomi solo ogni tanto con un "s s" , con qualche "sicuro!", o con un mezzo aborto di ghignata. All'angolo di via Amedei gli tendo la mano per la terza volta in mezzora: "Bene concludo - speriamo bene... ci vediamo tra un tre mesi..."
Mi lascia ancora l con la mano a mezz'aria, pare che non abbia nessuna intenzione di mollarmi. "Chiss... forse ci vediamo anche prima..." dice con un tono stranissimo. Credo di cominciare 'a capire dov' che vuole arrivare e mi sento agitare dentro, ma riesco a continuare nella parte: "Perch? hai intenzione di venire anche tu in Svizzera?"
Lascia partire uno dei suoi stupidi rutti. Un ragazzotto che passa sul marciapiede si volta mezzo ammirato: "Salute!" ci grida ridendo, e il Mangia ghignando di rimbalzo continua: "Noo... dove lo trovo io il grano per andare in Svizzera dicevo cos... se alle volte tu rimandi la partenza..."
"Perch dovrei rimandarla? ormai  gi tutto combinato..." sto tremando: di paura o di rabbia forse, non lo so. Mi squadra in modo deciso, con due occhi da delinquente che sa quello che vuole e ci leggo dentro tanto di quell'odio che sento che non ce la far contro di lui. Non parla pi adesso, mi continua a lumare duro e finalmente mi accorgo con chi ho a che fare:  come se lo vedessi per la prima volta, lo scopro adesso: una altra faccia, un'altra persona, quello che ci ho davanti  un lurido individuo schifoso, non  il Mangia, non  il mio amico, non  quello col quale sono andato a rubare. Sono rimasto solo in questo momento: da una parte ci sto io e dall'altra il resto, gli altri. Con tutta l'amicizia che gli ho dimostrato!
"Cosa c' da guardare in quel modo?" chiedo: tanto vale attaccare per primo. Mi mette ancora una mano sulla spalla, alla paterna, ma gliela tiro gi di forza: "Lascia andare i gesti affettuosi! - dico - e veniamo al dunque... cosa c'?"
Fa fatica a trovar le parole: "Non c'... niente... cosa ci dev'essere?" parla a strappi e adesso tiene la testa gi e mi fissa umile umile, non pi con gli occhi di prima: in sto momento sembra un barbone che chiede la carit. "Volevo solo pregarti di un favore..." dice strisciante, quasi balbetta: "Sai... per quel posto l, no? il posto fisso... di fattorino o qualsiasi cosa... se prima di partire puoi parlare col tuo vecchio..."
Rispondo secco: "Ho capito. O ti trovo il posto oppure tu..."
- Oppure io cosa? - domanda con la faccia pi ingenua che pu. Non ho molta scelta, mi tocca subire:
- S, s, va bene, ho capito... d'accordo: ne parler...
- Davvero?!
- S, s... davvero, davvero... avrai il posto fisso... di fattorino o di scaricacasse o di quel ca... che ne so io! ce l'avrai! va bene?!
Ghigna tutto felice: brutta spia! e mi allunga la mano:
- Parola d'onore? - domanda ancora. Gli d un colpo sulla mano senza stringerla, per allontanarla:
- Parola d'onore come no!
- Grazie... - dice piano e mi strizza l'occhio. - Prego prego... non c' di che... - rispondo col nervoso addosso.
- Quand' che mi sai dire qualcosa di preciso? - insiste: vuole sentirsi proprio sicuro tranquillo; come se non lo sapesse che non posso scappare.
- Contaci contaci: prima di partire sarai assunto in ditta...
- Sei un amico! - salta su.
- Eeeeh s l'hai detto...
Ci salutiamo come se fossimo davvero ancora gli amici di una volta: con una gran stretta di mano, tanto a questo punto non val neanche la pena di accanirsi; poi ce ne andiamo ognuno per i suoi. Vorrei tanto che crepasse: un bell'incidente di macchina e sarebbe tutto a posto.

Al telefono il Sormani  stato piuttosto spiccio. Naturalmente per far le cose bene alla sua segretaria io avevo dato un altro nome, e quando  venuto lui all'apparecchio e gli ho detto che dovevo parlargli mi ha chiesto soltanto: " una cosa cos urgente?" e al mio " urgentissimo..." ha risposto calmo come se quella telefonata se l'aspettasse da un pezzo: "Va bene. Tra mezzora davanti al Motta di via Dante. Passo di l con la macchina."
Non credo che gli convenga rischiare uno scandalo: voglio che mi sistemi il Mangia. Ci ho pensato su parecchio:  la mia unica via perch  chiaro che col vecchio non potevo parlare di assunzione di fattorini e roba del genere. Non sar facile convincere il Sormani lo so in partenza, ma devo riuscirci: bisogner fargli paura. Gli dir che sono disposto a tutto, anche a denunciarlo in questura per proposte immorali o adescamento... non so di preciso quale sia il termine giusto ma qualcosa ci deve essere perch io sono minorenne. In casa sono cominciati i preparativi per la partenza e stamattina con mia madre siamo andati a comprare un paio di pullover leggeri e tre camicie sportive. Porter anche la racchetta da tennis: ci sono dei momenti che mi sembra di avercela gi fatta, altri che mi viene addosso una paura della madonna come se tutto quello che sto facendo fosse inutile. Ma si tratta di resistere sperando in Dio e in quel pirla dell'Angiolino. Questa complicazione, sta complicazione qui del Mangia certo non ci voleva, ma ormai  andata cos e bisogna farlo star zitto quel verme vigliacco porco lurido perch sono sicuro che altrimenti  capace di andare dalla pula o di mandare qualche lettera anonima, ma se dovesse succedere stia pur certo che non se la passa liscia neanche lui: perch io vado gi di tutto quello che c' stato: furti e mica furti e compagnia bella, e giuro che se io entro al Becca lui passa diretto al Due!
Il Sormani  arrivato puntuale con la Giulietta sprint rossa, quella sulla quale mi voleva far fare un giro, a me e al Moretti quella volta l al Dante. Appena sono salito riparte via subito, verso il parco. L'ho salutato molto gentilmente e lui idem con me e per un po' non ci diciamo altro; dalla faccia e dal modo col quale guida: tranquillo, troppo tranquillo, vedo che tenta di far la scena che non  per niente preoccupato. Ha fermato la macchina in un vialetto vicino all'Arena e adesso sta tirando fuori un pacchetto di americane e me ne offre una e un'altra se l'accende per s.
- Allora - fa, dopo la prima boccata - sentiamo... cosa c' di tanto urgente?
- Non  niente di grave stia tranquillo... dico subito, tanto per sgelare l'ambiente. Poi: - Lei si ricorda di me, no?
- Certo che mi ricordo... perch?
- No, dico... si ricorda dov' che ci siam visti la prima volta, no?
- Come no... ci siam visti al cinema Dante risponde deciso, per far vedere che non teme niente - davano un film... non mi ricordo pi... un film con la Loren credo... no?
- Mi pare... non so... ma si ricorda tutto?
- Tutto, tutto... ho una memoria di ferro io... perch ste domande?
- B... io avrei bisogno che lei mi facesse un grosso favore...
Si mette a ridere senza guardarmi e sbatte la sigaretta fuori dal finestrino facendole fare un volo lontano.  proprio come me l'aspettavo: fa la scena del duro. Ma non m'impressiona:
- Guardi... non  quello che pensa lei, sa? non voglio una lira io! - preciso, in modo che la pianti con quell'aria da superiore.
Si volta e si vede che c' rimasto perch chiede con voce pi gentile:
- Insomma dimmi di che cosa si tratta... se  possibile...
- Oh per lei  possibilissimo! - salto subito su: mi sembra d'aver bevuto un brodino - si tratta di questo: che c' un mio amico che ha bisogno assolutamente di trovare un lavoro... come fattorino o autista: ci ha anche la patente di secondo grado... oppure per fare le pulizie in ditta, non so... insomma qualsiasi cosa!
Ho parlato velocissimo e lui m'ha lasciato sfogare, e adesso mi sembra che si stia smollando:
- Quanti anni ha sto tuo amico? - vuoi sapere.
- Va per i diciannove...
Ci sta pensando su un attimo e giocherella con le chiavi della macchina.
- Ma cos',  al suo primo impiego o... chiede poi, buono buono.
- No no! ha gi lavorato al Supermarket... poi anche da un fiorista... adesso si trova senza lavoro ma...
M'interrompe sorridendo:
- E com' sto ragazzo?
Mi sembra che si stia mettendo bene e incomincio a far gli elogi di quello schifoso:
- Ah  un ragazzo in gamba! e poi ci ha molta voglia di lavorare... intelligente, sveglio... sa fare di tutto...  un ragazzo molto a posto!
- Lo credo: se  un tuo amico... - canterella quasi, cominciando a marcare leggermente,  come se si stesse sciogliendo tutto - anche tu sei un ragazzo molto a posto, no? - fa, e continuando a sorridere: - O sbaglio? non sei un ragazzo molto a posto tu?
Mi tocca di sorridergli anch'io, per forza, e faccio la faccia del bravo bambino:
- B... insomma... - rispondo fingendo di essere imbarazzato - credo di s... ammazzato non ho mai ammazzato nessuno... - M' uscito fuori senza volerlo e di colpo mi vedo davanti la seicento bianca con quello l dentro che si rovescia all'indietro e gli occhi pieni di paura della ragazza, gli spari, l'urlo, i fazzoletti neri, la lambretta, il Naviglio... tutto...
- Ma arrossisci sempre quando ti fanno un complimento? - sento che sta chiedendo il Sormani. Tento di sorridergli ancora, gentile:
- Perch? sono arrossito?  un vizio...
- E hai solo quel vizio l?... - mi butta l ricominciando a giocare con le chiavi.
- O Dio non so... avr anche altri vizi... quelli che pi o meno ci han tutti alla mia et, no? rispondo: e che mi faccia pure il filo non me ne frega niente: basta che sistemi il Mangia.
- E cio? - chiede tutto curioso.
- Mah non so... i soliti: il fumo, fumo parecchio... le ragazze quando capita...
- Ho capito: bacco tabacco e venere... - ghigna soddisfatto, e poi fa la faccia di quello che si vuol svelare un grosso pericolo: - Guarda che riducon l'uomo in cenere sai? - e adesso, sorridendo e prendendomi sotto il mento con una mano per costringermi a voltarmi e a guardarlo bene in faccia: - Eh? non hai paura di diventare cenere?
Se sapesse di che cosa ci ho paura sto stronzo! Non dico niente e non so che faccia fare, per fortuna riattacca lui, con quello che m'interessa:
- B ma insomma... non m'hai ancora detto com' questo tuo amico...
- Gliel'ho detto:  bravissimo,  un tipo in gamba... Sul serio: un tipo in gambissima...
Fa un sorrisino alla Bianco:
- Eh ho capito, ma...  bello come te? non diventare rosso adesso, mi raccomando!
Mi viene spontaneo di mandar gi un po' di saliva prima di rispondergli: visto che la mette su questo piano dovrebbe essere fatta: mi par gi di vedere quella carogna del Mangia con su un grembiulone nero a spazzargli l'ufficio... e poi dopo il lavoro gli straordinari, tanto per il Mangia non sarebbe una novit. Il Sormani adesso l'ha piantata con le chiavi e ha preso in mano il cambio muovendolo su e gi nel folle:
- Allora - ripete -  bello come te o  pi bello? - e siccome io non dico niente e alzo solo le spalle aggiunge: - O...  pi brutto?
- B... io non so... Io... - comincio, ma non mi fa nemmeno finire e con un'aria improvvisamente scocciata:
- Oh no eh?! non dirmi adesso che non te ne intendi...  la solita storia: quando vi si chiede com' un vostro amico voi dite sempre cos... Si pu benissimo andare a letto con tutte le donne del mondo e capire se un uomo  bello o brutto... Una cosa bella  bella anche se pu non piacere... Ti pare? non ci vuole mica tanto a distinguere! - e adesso resta l a guardarmi e aspetta che gli dica qualcosa.
- S s chi dice niente... - rispondo in fretta - ...  un bel ragazzo ma non so se per... in realt non so cosa dirgli: oggi come oggi il Mangia mi sembra ripugnante: a me basta che lo assuma poi se la veda lui.
Sorridendo ancora ripete le mie ultime parole:
- Non so se per? cos' che non sai?
- Ma niente... insomma io le chiedo un piacere: quello di farlo lavorare... poi... veda lei!
- Vedo io? come vedo io? - insiste, apposta.
- Eh veda lei:.. - ripeto.
Fa una risata convinta: si diverte, beato lui! Ha girato la chiave del cruscotto e ha messo in moto la macchina: la Giulietta ha una ripresa fantastica: in due minuti abbiamo gi attraversato il parco, stiamo andando gi abbastanza veloci per via Vincenzo Monti e il Sormani ha ripreso la sua faccia di sicurezza.
- Ma com' che t'interessi tanto di lui? - mi fa dopo un po', davanti a un semaforo rosso.
- Perch  un mio amico...
- Ho capito... - dice e invece non ha capito un'ostia, ma chi se ne frega!
- Allora... ci posso contare? me lo fa sto favore? no, vorrei esser sicuro perch  molto itnportante... - torno alla carica: non lo mollo se non mi giura che lo assume.
- D'accordo d'accordo... vada per il fattorino! - dice tutto allegro e ferma la Giulietta davanti al portone di una bella casa di via Boccaccio; ho sentito dire parecchie volte da mia madre che quella " una zona molto signorile" e infatti ne ha tutta l'aria: il palazzo  vecchio ma ha un aspetto distinto, fa molta scena. Il Sormani ha spento il motore e ha messo dentro la prima per tener ferma la macchina. Tira fuori ancora le americane: la stessa scena di poco fa al parco: una per lui e una per me, ma stavolta ci ho gi i cerini in mano e gliel'accendo io.
- Siete fortunati - fa mettendomi una mano tra i capelli come se volesse massaggiarmi il cranio e invece non fa altro che spettinarmi accidenti a lui! - avevo proprio in mente in questi giorni di licenziare il fattorino che ci ho adesso:  un pugliese, un bel tipino... - sorride per la ventesima volta: - ma... molto stupido!... capisci?
Eh come no! non son mica scemo. Non m'immaginavo che mi sarebbe riuscito cos facile convincerlo: ormai  proprio andata bene.
- La ringrazio molto... - dico e gi un sorrisino anch'io, se lo merita dopotutto.
- Com' che ti chiami tu? Giorgio? - domanda improvvisamente come se solo in quel momento si fosse ricordato della necessit di sapere il mio nome.
- No: Mario... - faccio, un po' stupito: pensavo che se lo ricordasse: il vecchio gliel'aveva detto quella volta l in ufficio.
- Ah gi, Mario... - fa. Poi sbatte ancora una volta la sigaretta fuori dal finestrino e apre la portiera dalla sua parte: - B andiamo su che cos mi dici come si chiama questo tuo amico e dove sta... mi servono tutti i dati... li conosci?
- S s...
- Benone... lo mander a chiamare domani, va bene?
- La ringrazio proprio tanto... - ripeto meccanicamente.
- Vieni su - insiste - che ci prendiamo un aperitivo... ti va?
Mi deve andare.

"Arrestato l'assassino di Livio Biagi."
Immaginarsi che colpo mi  venuto quando l'ho letto stamattina sul Corriere, nella pagina di cronaca: titolo a due colonne. Sono rimasto l come un palo di ghiaccio che non ci avevo neanche la forza di andare avanti. Ho pensato subito che l'Angiolino si era fatto bere e ho cominciato a tremare a tremare e mi sono accorto che mi venivan gi persino le lacrime, una dopo l'altra e non c'era verso che riuscissi a tenerle. Sono andato avanti a leggere cos, per istinto: la pula ha arrestato un certo Ennio Criscuolo detto Mozzo, venticinquenne, da Molfetta: "una vecchia conoscenza della Squadra Mobile", e sto Criscuolo avrebbe "confessato" dopo un "serrato interrogatorio durato ventiquattro ore..." la ragazza che era col Livio l'ha "immediatamente riconosciuto" ma lui per il momento non s' ancora deciso "a fare il nome dei suoi complici"...
Man mano che leggevo in fretta mi venivan fuori dei sospiri di sollievo lunghi un chilometro: una sensazione fantastica! fantastica! di colpo mi son passate tutte le paure, mi sarei messo non so a far che cosa: a saltare sul letto, a guardarmi nello specchio e a strizzarmi l'occhio da solo, a cantare come un matto, a far versi di ogni genere, a farmi il segno della croce. Me lo son fatto poi davvero il segno della croce, mi son segnato convinto: non saprei dire se c' un dio o no, ma se c' un grazie se lo merita con tutto il cuore, e anche la Madonna e tutti i santi.
Il Mangia m'ha telefonato per ringraziarmi: il Sormani l'ha mandato a chiamare subito,  stato assunto: comincia la prossima settimana. Non m'ha detto niente della paga che prender, ma era contento; non so se con intenzione o meno m'ha voluto dire che l'Angiolino  partito,  andato al mare: meno male! pi lontano sta quello l e meglio  per tutti. Perch intendiamoci: un certo pericolo rimane sempre, ma con l'arresto e la confessione di quello l una cosa almeno  certa: che la pula  su una strada sbagliata e che non ha il minimo sospetto. Voglio dire il minimo sospetto su di noi.
Domani se Dio vuole pianto baracca e burattini. Parto, scappo: via! sono felice beato di andarmene, ho voglia di non ricordare pi nemmeno che faccia hanno tutti quanti, dal primo all'ultimo. I miei ieri sera a tavola hanno continuato a menarla in lungo col collegio: mi trover magnificamente... mi trover magnificamente...  proprio un posto ideale... Sembra quasi che sian stati loro a costringermi a andare in Inghilterra. "Potrai studiare tranquillo, con seriet..." m'ha assicurato il vecchio, e ghignando ha promesso che quando torno lui mi parler solo in inglese: "Cos potremo parlare tra di noi senza che la mamma ci capisca..." mia madre allora ha alzato le spalle, con finta superiorit, e ha risposto che lei anche se non sa l'inglese a noi due ci capir sempre, perfettamente: ormai  abituata: "Basta guardarvi in faccia per sapere quello che pensate!" E mi ha guardato, malinconica.
Pare che i pranzi da quelle parti vengano serviti da camerieri con tanto di guanti bianchi. Sono curioso di vedere come sar l'ambiente: ho addosso una smania! vorrei gi essere arrivato. Il vecchio mi ha dato una lettera per un suo amico che dirige una ditta d'esportazioni a Londra: dice che  una persona importante, piena di quattrini, e che mi far comodo. Adesso mi sento quasi tranquillo: mi spiace per quel povero cristo l, il Criscuolo, ma tanto se  una vecchia conoscenza della pula ci sar gi abituato a quelle cose l, e poi  la legge del menga.
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FINE.